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Liceo Orsini, le studentesse Angel Evbaheke, Gioia e Giulia: “Le vittime non sono sole e le Istituzioni esistono davvero”

DIOCESI – Nell’ambito del progetto su comunicazione ed informazione denominato “La foresta che cresce“, il giornale L’Ancora ha indetto un concorso rivolto agli studenti e alle studentesse delle Scuole Superiori del Territorio: ogni giovane che ha preso parte al progetto potrà scegliere una notizia della settimana precedente e commentarla con un articolo scritto singolarmente o a più mani. Tutti gli articoli verranno pubblicati, di volta in volta, sul giornale L’Ancora e durante il Meeting Nazionale dei Giornalisti e delle Giornaliste, che si terrà tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno 2026 a San Benedetto del Tronto, verranno decretati i vincitori o le vincitrici.

Oggi pubblichiamo l’articolo scritto da Angel Evbaheke Aiwekhoe, Gioia Palatroni e Giulia Ritrecina, studentesse della classe 3ª H del Liceo Scientifico “Orsini” di Ascoli Piceno.

Di Angel Evbaheke Aiwekhoe, Gioia Palatroni e Giulia Ritrecina

MONTELUPONE – Un uomo, già ai domiciliari, aggredisce la moglie dopo una lite casalinga. I carabinieri hanno arrestato il 45enne a seguito della denuncia della donna 44enne che si era rifugiata da un vicino.

Nella mattinata del 17 Aprile 2026 i Carabinieri della Stazione di Recanati, con l’aiuto dei colleghi di Montelupone, sono intervenuti per arrestare un uomo, già noto alle autorità, dopo la denuncia per aggressione da parte della coniuge convivente. Lo scontro, avvenuto intorno alla mezzanotte per motivi economici, sarebbe iniziato con alcuni abusi verbali e poi sarebbe sfociato in violenza fisica. La donna fortunatamente è riuscita a rifugiarsi a casa di un vicino e a chiamare le forze dell’ordine.

Il marito è stato trasferito nella Casa Circondariale di Ancona – Montacuto, dove ha negato i maltrattamenti alla moglie affermando che era nervoso e che l’aveva fatto in un solo episodio.

Questo è solo uno dei tanti esempi di violenza domestica che si verificano con frequenza sempre maggiore in Italia. Si tratta di un fenomeno complesso quello che riguarda la violenza di genere, perché non si limita all’aggressione fisica, ma si manifesta attraverso diverse forme di controllo e sopruso. Spesso queste dinamiche iniziano con piccoli divieti o umiliazioni silenziose, che isolano gradualmente la vittima rendendo sempre più difficile la fuga da una spirale di abusi.

Alcune donne purtroppo hanno paura di denunciare questi maltrattamenti per una serie di fattori psicologici e materiali, come la speranza di un cambiamento da parte di chi compie le violenze o la paura di ritorsioni o la presenza dei figli. Ciò che rende esemplare la vicenda di Montelupone è, invece, proprio la capacità della donna di infrangere il muro del silenzio. L’attivazione rapida del “Codice Rosso” e il lavoro di squadra dei Carabinieri hanno dimostrato che le vittime non sono sole e che le Istituzioni esistono davvero.

Scegliere di denunciare non serve solo a far punire chi ha sbagliato, ma è il primo passo per riprendere in mano la propria vita e la propria libertà.

Questa storia, che sarebbe potuta finire malissimo, deve servire da lezione a tutti noi: la violenza non è mai un “fatto privato”, ma un problema che riguarda l’intera società e che va affrontato a testa alta e con coraggio, rispettando le regole e la legalità.