Il direttore editoriale Pietro Pompei invita i lettori a intraprendere un affascinante viaggio storico alla scoperta della città di San Benedetto del Tronto. Iniziamo con il Torrione.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sul nostro Torrione, affettuosamente chiamato “lu Campanò”, per la funzione specifica di sottolineare gli eventi dell’anno attraverso il suono delle campane, molti anni fa, guardando la intitolazione della piazza sottostante, si è fatto un po’ di confusione, attribuendo ad un architetto famoso del sec. XIX la realizzazione di questo manufatto. Che il Sacconi nel 1901 si fosse interessato al nostro Torrione, è vero, ma semplicemente per un progetto di restauro. Non è neppure da pensare che il “maschio” sia stato costruito con le mura castellane. Lo si nomina come la “Torre dei Gualtieri” poiché fu costruito dentro le mura del Castello nel secolo XV. Dalle sue caratteristiche si deve dedurre che fu realizzato un paio di secoli dopo, certamente per provvedere ad un più facile avvistamento delle navi nemiche (specie quelle Saracene che oltre a razziare tutto, portavano via anche gli uomini per renderli schiavi) e ad una più sicura difesa del Castello. Il Torrione è a pianta esagonale, costruito in laterizio con un ingresso all’altezza di circa 6 metri. Da esso si impartivano gli ordini per la difesa del Castello e si facevano segnalazioni di imminente pericolo anche ai Castelli vicini e dell’interno.
La torre è divisa in quattro livelli. Non c’erano l’orologio e neppure l’ingresso attuale. Seguendo la scala si possono notare nicchie e feritoie. Alla parte più alta sporgono beccatelli e caditoie sui quali sono impiantati i merli.
Ad interrogare il Torrione ci hanno provato in molti, scrittori e poeti, locali e di passaggio, per carpire almeno un sussulto sulla tanta storia di questa nostra città di cui è stato testimone per secoli. Ci passiamo sempre a testa bassa sotto quelle mura segno di sicurezza, non so se per un senso di rispetto o per la fatica della salita. Ne siamo ancora fieri per aver difeso quella povera eredità di una rocca da cui scesero i nostri padri a bonificare acquitrini, a rendere fertili i relitti di mare, mescolati con i fanghi limacciosi dell’inquieto Albula. “Lu Turriò” che verso la fine del 1700 diventò “lu Camp(b)anò” dopo che vi fu posto l’orologio pubblico, tolto dal campanile della chiesa distrutta e rifatta; tanto più dopo (1852) quando a cadenzare le ore belle e brutte della vita cittadina fu posta la campana che ancor oggi ascoltiamo, del peso di 6400 libbre.
Così è inciso nella parte verso nord: “ Questo Bronzo si fondeva nel luglio del MDCCCLII a spese del Municipio di S.Benedetto sussidiato dalla Marineria e da alcuni Cittadini amatori della patria”. È veramente la voce della nostra città a cui tutti hanno contribuito in special modo la gente di mare, tassandosi per anni. In quel momento storico, come scrive Liburdi, la nostra marineria comprendeva 36 paranze e 14 bragozzi.
Da alcuni anni lo sentiamo poche volte suonare; eppure il suo suono ti va diritto al cuore, lo senti, con tutte le emozioni che esso suscita. È la storia che si fa attualità. I fatti di ieri si collegano a quelli di oggi che, pur nella diversità, ti invogliano ad agire con lo stesso entusiasmo. Quel suono è la nostra storia fatta di tanti sacrifici, ma anche di tante realizzazioni e di battaglie sociali promosse e vinte, portata nelle famiglie dei Sambenedettesi. Ed abbiamo suonato nelle feste per rallegrare, abbiamo dato i tocchi per i lutti, abbiamo suonato a martello per stringerci intorno a problemi vitali per la nostra amata città. Circa un decennio fa il Torrione è stato nuovamente ripulito e rinforzato. I merli fanno bella vista di sé. Ma se in passato la sua maestosità poteva essere ammirata solo con la luce del giorno, oggi grazie ad un’accurata illuminazione, può mostrare la sua imponenza anche di notte.
