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Diocesi di Ascoli, come sono stati spesi i fondi dell’8xMille?

DIOCESI – Ogni anno, con la dichiarazione dei redditi, milioni di Italiani firmano per destinare l’8xMille dell’IRPEF alla Chiesa Cattolica. Il meccanismo, nato a seguito del nuovo Concordato tra Stato e Chiesa del 1984, è spesso oggetto di dibattito, tra chi sottolinea l’impegno sociale e chi invoca maggiore trasparenza.

Ma come vengono utilizzati concretamente questi fondi?

Per la Diocesi di Ascoli Piceno, nelle Marche, rispondono alla nostra domanda don Elio Nevigari e l’arch. Simona Massari, rispettivamente incaricato diocesano e collaboratrice dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto, e il dott. Giorgio Rocchi, direttore della Caritas diocesana di Ascoli Piceno.

Trasparenza e rendicontazione: dove finiscono realmente i soldi dei contribuenti?

Spiega don Elio Nevigari: “I fondi dell’8xMille destinati alla nostra Diocesi si distinguono in due categorie: quelli ordinari, che vengono erogati annualmente alle varie Diocesi, in base ai parametri di consistenza della Chiesa locale, e quelli straordinari, che invece vengono erogati a fronte di un progetto presentato.

La nostra Diocesi destina questi fondi a due distinte categorie:

Infine, la CEI, attraverso l’Istituto Centrale del Sostentamento del Clero provvede direttamente al sostentamento dei sacerdoti: grazie a questi fondi ad ogni presbitero è garantito uno stipendio dignitoso che si aggira tra i 1000 e i 1400 euro al mese e che è uguale su tutto il territorio nazionale secondo un sistema di punti che varia a seconda degli incarichi ricoperti e dell’anzianità dell’ordinazione.

Ci tengo a precisare che tutte le spese sono soggette a rendicontazione, quindi gestite nella massima trasparenza possibile. La Chiesa Cattolica, infatti, pubblica annualmente un rendiconto dettagliato delle somme ricevute e della loro ripartizione, consultabile sul sito ufficiale rendiconto8xmille.chiesacattolica.it. Del resto non potrebbe essere diversamente, perché si tratta del denaro della comunità: con i nostri soldi, ci prendiamo cura delle nostre comunità cristiane“.

Restaurare la bellezza e mantenere l’identità: un investimento sulla nostra storia, sulla comunità e sul futuro.

Dunque non si tratta solo di numeri su una dichiarazione dei redditi: dietro la scelta dell’8xMille alla Chiesa Cattolica, si cela anche una delle più grandi opere di tutela del patrimonio artistico e architettonico italiano.

L’arch. Simona Massari afferma: “Ogni anno, grazie alla generosità dei contribuenti, abbiamo a disposizione dei fondi per mantenere e rimodernare i beni culturali di proprietà di enti ecclesiastici soggetti al vescovo, come chiese, monasteri, cattedrali, insomma tanti nostri edifici di culto, che vengono strappati al degrado, restaurati e riconsegnati alle comunità locali.

Tra questi beni rientrano principalmente tre categorie:

Nell’anno 2025, nello specifico, abbiamo ricevuto i fondi per 6 interventi richiesti nel 2024.

Don Elio Nevigari precisa: “Per ogni contributo destinato all’edilizia di culto la CEI eroga il 70% dell’importo totale della spesa, quindi, per poter portare avanti ogni intervento, è indispensabile trovare il restante 30%, che invece noi peniamo a reperire. Devo dire, però, che alla fine, seppur con fatica, la comunità cristiana risponde e, attraverso questi interventi, sostiene e mantiene il proprio patrimonio.

Questo è un fatto molto bello, perché con i nostri soldi, ci prendiamo cura dei nostri beni. Quella piccola crocetta, che barriamo quando facciamo la dichiarazione dei redditi, serve a rendere possibile tutto ciò: a restituire bellezza ai nostri luoghi di culto e pastorali, luoghi fruibili dalla comunità stessa. Si tratta, dunque, di un intervento di civiltà. A volte le persone non si rendono conto dei costi di gestione e manutenzione delle strutture: il semplice tenere aperta una chiesa, ha un costo: essa infatti va pulita, riscaldata, illuminata e sorvegliata, con tutti i costi che ne conseguono.

Ma non solo. I vari interventi non servono solo a riparare un tetto o a ripristinare una facciata, ma anche a mantenere viva la memoria storica ed artistica delle nostre comunità: è dunque un investimento sulla nostra storia e sulla nostra identità culturale.

E, non da ultimo, quei luoghi così ricchi di spiritualità vengono visitati ed ammirati anche da chi magari non appartiene alla comunità, da chi è turista e da chi non è credente, divenendo così anche uno strumento di conversione“.

I numeri della solidarietà: carità e progetti sociali

Nel 2025, circa 250mila euro sono stati destinati ad interventi caritativi. Giorgio Rocchi, direttore della Caritas di Ascoli Piceno, racconta:

“Lo spettro di utilizzo dei fondi provenienti dall’8xMille nel 2025 è stato molto ampio, una risposta ad un altrettanto ampio mandato ricevuto dalla comunità diocesana per testimoniare concretamente l’attenzione verso chi è in difficoltà, materiale, spirituale, educativa nelle varie forme di bisogno, fragilità e vulnerabilità che oggi si presentano: dai sussidi per i nuclei familiari in situazione di disagio ad interventi a favore dei detenuti presso la Casa Circondariale di Marino del Tronto; dall’ambulatorio dentistico solidale al sostenimento delle spese per l’accoglienza dei senza dimora; dalle spese sostenute per affrontare le situazioni di povertà abitativa a quelle dell’accoglienza dei rifugiati di guerra provenienti dall’Ucraina, mogli e madri che da quattro anni sperimentano una dolorosa storia di affetti troncati e trepidazione per gli uomini al fronte; dalla gestione dell’‘Emporio della solidarietà’, per la spesa a carrello gratuita, a quella del negozio del riuso, passando per un contributo di sostegno a chi gestisce la mensa aperta quotidianamente nei 365 giorni dell’anno, il tutto compreso l’accesso gratuito ai servizi alla persona (docce, lavanderia, barbiere, ecc.) che cerchiamo di garantire sempre in maniera continuativa”.

“Il nostro è un welfare sussidiario – spiega Rocchi -, che va ad operare laddove ci sono situazioni di indigenza che non permettono nemmeno di accedere a quelle cure che hanno bisogno di integrazioni economiche significative, pur erogate dal pubblico. Un esempio è l’ambulatorio dentistico solidale, dove operano professionisti volontari. C’è anche una dentista ucraina che, assunta part time, opera come assistente alla poltrona, titolo che ha acquisito in Italia, in attesa che la sua laurea venga riconosciuta anche in Italia. Questo è un esempio di come la solidarietà possa percorrere strade a volte non immaginabili.

Ma al di là dei numeri, che rappresentano certamente un dato significativo, quello che mi preme sottolineare è il bene, operoso e concreto,  che viene fatto con i fondi dell’8xMille: dietro l’impegno di una risorsa economica, infatti, che ci viene assegnata dalla diocesi, e per questo ci impegna se possibile ancora di più, c’è il desiderio di essere prossimi, in relazione diretta e personale, di essere presenti alle condizioni di necessità, di bisogno materiale e spirituale di alcuni fratelli e sorelle e di farlo a nome di tutta la comunità diocesana.

Questo ha un giovamento anche per la comunità: accogliere, infatti, è un contributo determinante a generare comunità. Il fatto che siamo presenti su più strutture, per un’ospitalità diffusa, ci mette al riparo dalla marginalizzazione e favorisce, nella piccola dimensione, la possibilità di prestare attenzione e cura non solo economiche a queste persone all’interno delle comunità che le hanno accolte. Riconoscere il valore di ogni persona e restituirle la dignità è il modo migliore per costruire comunità sane, solide ed amorevoli ed un mondo più giusto“.

Il futuro della parrocchia passa dal sostegno ai tuoi sacerdoti

Conclude don Elio Nevigari:

“Spesso, purtroppo, destinare l’8xMille alla Chiesa Cattolica viene percepito come un mero atto burocratico, ma in realtà è una scelta che tocca corde profonde di solidarietà e corresponsabilità. Non si tratta di pagare una tassa aggiuntiva, ma di decidere come una parte delle proprie tasse – già dovute allo Stato – possa trasformarsi in un gesto concreto di vicinanza verso chi ha più bisogno.

In tal senso destinare l’8xMille alla Chiesa Cattolica è un gesto di cuore che trasforma una firma in un abbraccio concreto per chi soffre, garantendo che nessuno venga lasciato indietro. È il modo più diretto per sostenere la solidarietà, la prossimità dei sacerdoti nelle comunità e il recupero di un patrimonio che appartiene alla nostra storia e alle nostre anime.

I fondi dell’8xMille sono soldi della comunità che tornano alla comunità: per tale ragione, il presente e il futuro di ogni parrocchia passa attraverso il sostegno a noi sacerdoti e alle iniziative che mettiamo in campo per le comunità che guidiamo”.

Firmare per la Chiesa Cattolica significa scegliere di fare del bene: è un gesto d’amore che si moltiplica in migliaia di progetti concreti di carità e di cura, rendendo il contribuente parte attiva di una comunità solidale e giusta.