
“Sono rattristato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così offensive sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. Con queste parole mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale statunitense (Usccb), risponde agli attacchi lanciati domenica sera dal presidente Donald Trump contro Papa Leone XIV su Truth Social. Nel lungo post, Trump ha scritto che Leone è “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”, che non vuole “un Papa che ritenga accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare” né “un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti”. Ha aggiunto che Leone “non era su alcuna lista per diventare Papa ed è stato scelto dalla Chiesa solo perché era americano”, arrivando ad affermare: “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Gli attacchi sono arrivati il giorno dopo la veglia di preghiera per la pace in San Pietro, durante la quale il Papa aveva denunciato “il delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo” ed esortato: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.