MONTEPRANDONE – Mancano pochi giorni alla notte di Pasqua e, nella navata unica, silenziosa e buia, della chiesa parrocchiale di Regina Pacis, a Centobuchi di Monteprandone, l’atmosfera è vibrante. In prima fila, intenta a meditare e pregare, è seduta una donna: una cascata di riccioli color ebano, due occhi grandi e molto espressivi e un sorriso che illumina la stanza.
Mi si presenta così N‘Guessan Kenny Berth Kassi, la catecumena che domani, Sabato 4 Aprile 2026, durante la Messa della notte di Pasqua, riceverà i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana.
Mi pare una bellissima adolescente, un po’ riservata e silenziosa. Ma l’aura di calma e compostezza che la avvolge, viene presto contaminata dall’energia e dalla vitalità di tre bambini. Parlando con un’amica che l’accompagna, scopro che Kenny è una giovane mamma e che quelle tre piccole creature sono tre dei suoi cinque figli.
Perché è venuta in Italia e come mai si è fermata proprio a Centobuchi?
Io sono originaria della Repubblica della Costa d’Avorio, ma nel 2017 ho conosciuto un ragazzo originario della Repubblica Togolese che viveva a Centobuchi e me ne sono innamorata. Entrambi avevamo lasciato i nostri Paesi per cercare una vita migliore e ci siamo subito trovati in sintonia. Io all’epoca vivevo a Porto Sant’Elpidio, ma mi sono trasferita subito qui e da allora faccio parte della comunità Regina Pacis . Con quel ragazzo, che ora è diventato mio marito, ho costruito la mia numerosa ed amata famiglia.
Quando ha deciso di diventare cristiana e perché?
Io sono credente da sempre, perché vengo da una famiglia cattolica. Quando ero in Costa d’Avorio, ho frequentato il catechismo. Lì l’insegnamento delle religione cattolica era molto severo: bisognava studiare due anni e, al termine del percorso di formazione, era necessario sostenere un esame. Io sono stata bocciata e questo mi ha molto scoraggiato.
Quando sono arrivata in Italia, ho sempre pensato di volermi battezzare, ma all’inizio avevo problemi con la lingua: parlavo esclusivamente il francese e non sempre riuscivo a capire e a farmi capire, quindi ho lasciato perdere.
Due anni fa, però, mentre leggevo il Vangelo, mi sono resa conto che era arrivato il momento. Non potevo più rimandare. Sentivo da tempo e continuo a sentire ancora oggi, in maniera molto forte, questo desiderio. Quindi perché rimandare ancora?
A chi si è rivolta, quando ha deciso di ricevere i Sacramenti?
Sono andata in parrocchia e ho chiesto di parlare con un prete: ho trovato il parroco don Matteo Calvaresi, che ora non c’è più perché qualche settimana fa è stato traferito nella comunità di Cupra Marittima. Comunque all’epoca don Matteo mi ha dato delle informazioni e mi ha detto che, se avessi voluto ricevere i Sacramenti, avrei dovuto fare un cammino con l’Equipe diocesana che si occupa proprio dei catecumeni, ovvero di quegli adulti non battezzati che intraprendono un cammino di istruzione e conversione per entrare nella Chiesa cattolica. Insieme a don Matteo e all’altro nostro parroco, don Armando Moriconi, che hanno fatto da tramite, ho conosciuto don Guido Coccia, che è il responsabile dell’Equipe del Catecumenato. Lì ho incontrato tante altre bellissime persone, che nei mesi successivi sono diventati anche degli amici, tanto che due di loro saranno anche la mia madrina ed il mio padrino: Rinalda Marzetti e Luigi Vecchiarelli. Oltre a loro, mi è stata sempre accanto anche Francesca Russo, che fa sempre parte dell’Equipe.
Come è stato il cammino del Catecumenato?
È stato un cammino bellissimo. All’inizio c’era un incontro ogni quindici giorni, quindi due al mese. Poi le attività si sono intensificate ed abbiamo iniziato a vederci settimanalmente, prima una volta e poi due volte. Adesso, nell’ultimo mese, in prossimità dei riti, ci siamo visti anche tre volte alla settimana. Per me è stato impegnativo, perché, avendo cinque figli e la piena responsabilità della casa e della famiglia, ho dovuto ritagliarmi del tempo per gli incontri e anche per gli spostamenti. Posso quindi dire di averlo voluto davvero, altrimenti non sarei riuscita ad essere così costante! Ma i sacrifici sono stati premiati, perché gli incontri sono stati via via sempre più intensi e mi hanno fatto conoscere Gesù in un modo totalmente nuovo rispetto a come me lo avevano presentato da ragazza.
Abbiamo approfondito molto lo studio della Parola ed è come se avessi conosciuto un’altra persona. Anche la preghiera del Padre Nostro mi è stata spiegata in un modo completamente nuovo e ora, quando prego il Signore, mi sento molto più coinvolta e presente nella preghiera e in quello che dico: non è la semplice ripetizione di versi conosciuti, ma un’invocazione che mi parte dal cuore e che sento mia.
È strano: ho iniziato questo cammino perché volevo tantissimo avvicinarmi a Dio, pensando di conoscerLo bene e di voler essere come Lui. Invece, attraverso questi incontri, ho scoperto una persona nuova, che è ancora più bella di quanto immaginassi! Per me è stata come una rivoluzione interiore. Ho scoperto quindi anche una fede nuova, più matura, che mi ha fatto capire che avere fede significa vivere nella semplicità.
Cosa ha scoperto di così bello e rivoluzionario?
Proprio quello che le dicevo poco fa: ho scoperto che avere fede non vuol dire fare chissà cosa, basta vivere nella semplicità, cioè basta amare le persone. Tutto il resto viene da solo, senza fare nulla. Ovviamente, quando dico amare le persone, intendo amarle davvero, senza un tornaconto personale, senza invidie o gelosie, senza un interesse di qualsiasi tipo. Così, gratuitamente, senza un particolare motivo. Anche se il motivo c’è, eccome! Il motivo è scoprire nel volto delle persone quello di Gesù. Ecco perché bisogna amarle tutte, anche quelle che sono molto diverse da noi, anche quelle che vengono da parti del mondo lontane, anche quelle che magari non ci trattano bene, anche quelle che che facciamo più fatica ad amare.
Come si sente alla vigilia di questo momento importante per la sua vita?
Sono molto emozionata e ringrazio Dio per avermi fatto conoscere delle persone belle come Rinalda e Luigi, che mi hanno fatto entrare nella Chiesa, mi hanno fatto sentire accolta e mi hanno permesso di vivere nella gioia piena.
Ringrazio anche Anna Maria, che è una catechista ed è la mia garante, cioè la persona della parrocchia che appunto garantirà per me il mio inserimento pieno nella Chiesa locale. Mi farà conoscere anche il resto della comunità e mi starà vicino anche nei prossimi mesi per farmi sentire accolta. Ma non solo: Anna Maria è anche la prima vera amicizia che mi sono fatta qui nella comunità. Spero di poterne fare molte altre.
Cosa si sente di dire a chi sta cercando Dio?
Ognuno cerca Dio a suo modo, quindi non so come funzioni per gli altri. Io posso solo dire due cose.
La prima è che, se uno cerca Dio, vuol dire che in fondo già ci crede, vuol dire che Dio è già in Lui: chi si metterebbe a cercare Qualcuno che non esiste?!
La seconda è che io ho scoperto la fede attraverso la conoscenza di Gesù, un uomo che ha accolto tutti ed è stato aperto a tutti i popoli. Un uomo che non ha guardato il colore della pelle o la provenienza geografica o l’estrazione sociale di una persona. Un uomo che si è sacrificato per tutti e che ancora oggi, dopo due 2000 anni, ci insegna ad essere uomini e donne di pace, uomini e donne capaci di amare senza riserve, fino in fondo, fino alla fine.
Gli auguri della comunità a Kenny
A Kenny vanno gli auguri di tutta la comunità interdiocesana picena, in particolare di Rinalda Marzetti e Luigi Vecchiarelli, i quali, attraverso le nostre pagine, le rivolgono questo pensiero:
“Cara Kenny,
nel ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Signore viene a farti visita.
Sia per te come il compimento del settimo giorno,
come l’opera creatrice con cui il Signore ti chiama alla vita,
accogliendoti col Suo amore nella Chiesa”.


