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Lo scrittore Lucilio Santoni si racconta: “È rassicurante sentirsi dalla parte del bene”

CUPRA MARITTIMALucilio Santoni è un poeta e scrittore che ha fatto della parola e del pensiero poetico il centro della sua vita. Traduttore e operatore culturale, porta nelle scuole e nelle città italiane la forza della poesia e della riflessione critica, intrecciando la sua esperienza personale con una visione profonda del mondo, dell’infinito e della comunità umana.

Lei ha raccontato di aver iniziato presto a leggere i poeti. Che ruolo hanno avuto nella sua vita?

Ho iniziato presto a leggere i poeti. Da quel momento in poi, hanno attraversato la mia vita, mi hanno fatto compagnia e nutrito nel profondo. Mi sono portato dentro l’anima il viaggio della poesia. Un viaggio fatto di persone, letture, ritratti, amici segreti, che arrivano a strutturare un pensiero, uno sguardo sul mondo. E questo sguardo ha sempre a che vedere con il luogo dei natali, sedimentato nei geni, al quale apparteniamo e che ci appartiene.

In che modo il suo territorio d’origine ha influenzato la sua scrittura?

Ho sempre ascoltato intorno a me la lingua di questi luoghi piceni, che mi strugge ogni giorno di più, la rude dolcezza della sua pronuncia rotonda, la melodia di un accento fraterno, la ricchezza di un idioma polito dalla brezza di mare. Volti e nomi, donne e calafati, splendori di vele e aromi. Domande che lacerano i fili del tempo, per recuperare la distanza, attraversando un vasto affresco di vita vissuta. In definitiva, una terra non è importante tanto per le sue bellezze, ma per come accoglie le nostre domande, specialmente quelle più disperate.

Ci può parlare del “sentire poetico” e della sua importanza nella sua vita?

Torniamo un po’ al sentire poetico, oggi più che mai centro della mia vita. La mia ricerca non è tanto indirizzata verso una parola che sappia semplicemente raccontare o sognare, bensì verso quel suono che svena la propria ragione per meglio attingere al mistero. Basti pensare a come Francesco d’Assisi ci abbia lasciato, in definitiva, una poesia, volendo dirci che non ci può essere fede senza commozione. Ciò che ci commuove ci muove.

Quanto conta la spiritualità nella sua visione poetica?

Quando Francesco predicò l’amore agli uccelli, loro ascoltarono, svolazzarono, scattarono alti nel blu come uno stormo di parole, scrive Seamus Heaney. Per me la fede e la poesia si incontrano nella commozione: senza emozione autentica, non c’è vera poesia e non c’è vera fede.

Qual è il ruolo della voce e della poesia nel mondo di oggi?

Qualche giorno fa ero in macchina con mia figlia di 14 anni e alla radio c’era uno speciale su Demetrio Stratos, un grande artista di quando io avevo quell’età. Mi sono commosso e le ho detto: lui era il poeta della voce. Le ho detto che oggi il male è incarnato da chi ignora quella voce poetica che costruisce il mondo. Il male è il potere che ci vende le parole svuotandole di senso: libertà, inclusività, parità ecc.; un potere che si è fatto linguaggio per meglio metterci nelle gabbie dei suoi interessi.

Come concilia il pensiero critico con la poesia e l’intuizione?

Vado spesso nelle scuole, a parlare di letteratura e pensiero. La cosa che raccomando di più ai ragazzi è la seguente: cercate senz’altro di avere un pensiero critico sulle cose, ma sappiate che sopra il pensiero critico c’è il pensiero intuitivo, quello che, in un guizzo spontaneo del cuore, vi fa avere una visione nitida del mondo e vi avvicina alla verità nascosta delle cose.

Che valore attribuisce alla passione e alla compassione?

La passione è sì un ottimo punto di partenza, ma la vera svolta si ha con la compassione, cioè la capacità di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione. E poi ricordatevi che il talento non serve a vincere premi, il talento è un dono che vi viene dato e che dovete restituire al mondo intero.

Come si definirebbe politicamente?

È rassicurante sentirsi dalla parte del bene e da quella comfort zone dire che gli altri sono cattivi, ma il tragico della vita è che ognuno ha le proprie ragioni.

Come definirebbe il suo rapporto con l’infinito?

Quando mi chiedono del mio rapporto con l’infinito, rispondo citando due grandi del passato. Charles Baudelaire diceva: “Se la religione dovesse scomparire, la potremmo ritrovare nel cuore di un ateo”. E Luis Buñuel, che si definiva “ateo per grazia di Dio”.

E come si definisce come persona?

Quando mi chiedono una definizione di me stesso, prendo a prestito dal grande Lorenzo Lotto: “Solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente”.

Può raccontarci brevemente il suo percorso di vita e professionale?

Mi sono laureato a Bologna in Lingue e Letterature Straniere Moderne il 9 novembre del 1989, giorno della caduta del muro di Berlino. Sono nato nel 1963 ad Ascoli Piceno ma ho sempre vissuto a Porto d’Ascoli, fino a 15 anni fa quando mi sono trasferito a Cupra Marittima. Ho come amico e vicino di casa il più grande poeta italiano, Eugenio De Signoribus. Ho scritto numerosi libri, tra cui “Cristiani e anarchici” (2014), “E poi libri, e ancora libri” (2017) e il recente “I matti di Sànpert” (2025, con Alessandro Pertosa).

Come vive la sua attività culturale negli ultimi anni?

Negli ultimi anni l’amicizia con Giorgio Colangeli mi ha portato in tante città italiane a parlare di poesia e letteratura. Mi piace creare sinfonie letterarie per l’anima e la terra, nelle quali intreccio pensieri, versi, ragionamenti, lingue di vento. Inoltre, dallo scorso anno scrivo regolarmente articoli culturali su L’Osservatore Romano, giornale sul quale posso scrivere usando un linguaggio poetico e non convenzionale.