MONTEPRANDONE – “Desidero ringraziare don Lorenzo Bruni, parroco in solido dell’Unità Pastorale Regina Pacis e Sacro Cuore di Centobuchi e don Armando Moriconi, parroco moderatore della stessa comunità, per avermi ospitato”.
Con queste parole di gratitudine l’artista Luciano Capriotti, che è anche cardiologo, ha aperto l’incontro dal titolo “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto. La medicina di fronte alla Passione di Gesù”, che si è svolto nella Sala Giovanni Paolo II a Centobuchi di Monteprandone Sabato 21 Marzo 2026, alle ore 18:00.
Durante l’incontro, il dott. Capriotti ha illustrato le sue riflessioni in merito alla Passione e morte di Gesù, dando una interpretazione medico-cardiologica degli eventi descritti nei Vangeli.
Di cosa è morto Gesù dal punto di vista medico?
“La mia idea – ha spiegato Capriotti – è che Gesù, nell’orto del Getsemani abbia avuto un vasospasmo coronarico, che è una patologia che può subentrare a coronarie perfettamente integre, anche in un giovane di 33 anni, in conseguenza di un forte stress emotivo, in una agonia spirituale molto intensa. Nella lettura del Vangelo di Luca, che tra l’altro era un medico, noi vediamo che Gesù nell’orto del Getsemani si sente solo, desolato, angosciato. Ha un pallore intenso, cade in ginocchio a pregare.
Questo è un particolare a cui prestare molta attenzione, in quanto gli Ebrei pregavano in piedi. Il cadere in ginocchio di Gesù potrebbe essere la descrizione di un sintomo, forse a seguito di un abbassamento di pressione. Ma non solo Gesù ha anche un pallore estremo, suda abbondantemente e questo sudore si muta in gocce di sangue. Questo fenomeno si chiama ematoidrosi, una condizione legata alla vasocostrizione dei capillari delle ghiandole sudoripare che si rompono e mescolano il sangue con il sudore e avviene in condizione di estremo disagio psichico.
Sulla base di queste descrizioni e considerazioni, io penso che Cristo, nell’ angoscia e nell’umidità di quella tragica notte, abbia avuto una vasocostrizione coronarica“.
La sofferenza del cuore di Gesù
Ha poi proseguito il dott. Capriotti: “Noi cardiologi chiamiamo questa patologia angina variante o vasospastica di Prinzmetal, il primo cardiologo che nel 1959 ha descritto questa forma.
Se diamo per buono che Cristo possa aver avuto un vasospasmo la notte del Giovedì Santo, un malato con questa patologia deve essere ricoverato, a letto, trattato in terapia intensiva, stare a riposo”.
Immaginiamoci invece che cosa sia successo dopo a Gesù: percosse, frustate , fustigazioni, deprivazione del sonno e del cibo, flagellazione, incoronazione di spine, caricamento del patibolo, salita al Calvario.
Cristo non ce la fa perché è stremato. L’emorragia legata a queste fustigazioni e poi successivamente all’inchiodamento alla Croce, fa sì che il sangue si impoverisca di ossigeno e quello che era un iniziale vasospasmo diventa prima un infarto della parete interna del cuore e poi diventerà un infarto a tutto spessore”.
La strana breve morte di Croce di Gesù
Ripercorrendo la Passione di Gesù, l’artista ha quindi affermato:
“La crocefissione, al tempo di Gesù, era la più vergognosa delle pene di morte comminata dai Romani ai condannati . Le persone crocifisse, infatti, morivano dopo qualche giorno dalla crocifissione e questo accadeva per asfissia, in quanto non riuscivano più a respirare perché la croce, secondo una antica dizione, andava ‘cavalcata’. Che cosa vuol dire? Che bisognava sollevarsi per prendere aria, facendo perno sui piedi inchiodati o sulle mani inchiodate o legate. Prendere aria per poi riabbassarsi ed espellere l’aria. Questa trazione muscolare, in su per prendere aria e in giù per abbassarsi ed espirare, finiva per esaurire le forze muscolari e un povero condannato a morte, ad un certo punto, non ce la faceva più: finiva la sua vita per mancanza di fiato, per asfissia, per insufficienza respiratoria. Per questo ci voleva qualche giorno. Cristo no. Secondo i Vangeli, Cristo morirà soltanto dopo 6 ore. Dalla crocifissione alla morte, infatti, trascorrono solo 6 ore: dalle 9:00 del mattino alle 15:00 del pomeriggio del Venerdì.
La cosa da notare è che Gesù muore gridando, Cristo emette un grido dopo le parole ‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?’. La morte di Gesù non è lenta, agonica, tribolata come era per tutti i Crocifissi, ma è rapida e con un grido. Perché? L’infarto del cuore ha preso tutta la parete e, siccome in croce c’è uno sforzo continuo per respirare, questa parete cede improvvisamente. Il sangue dall’interno del cuore invade il sacco pericardico, che è una membrana che avvolge il cuore e non si lascia distendere improvvisamente, ma resiste e reagisce, per cui il sangue che fuoriesce, troverà una barriera all’esterno di sangue, che costringerà il cuore, nel senso che non lo farà più dilatare, per cui esso, fratturato, rotto nel punto dell’infarto, emette una emorragia all’interno del sacco pericardico, che si chiama emopericardio, che tampona il cuore e lo blocca. Il pericardio è molto innervato, molto sensibile al dolore, per cui Cristo grida e poi muore.
Un’altra considerazione: Il sangue che si deposita nel sacco pericardico nelle ore successive alla morte, si deposita e si divide in due strati: in basso la parte più pesante, il sangue, e sopra il siero, la parte plasmatica. Non è un caso che, quando il centurione andrà a colpire il costato di Cristo, usciranno sangue ed acqua, poi interpretati dalla Chiesa come il simbolo del sacrificio, dell’Eucarestia, il primo, e il simbolo dell’acqua del Battesimo, la seconda”.
Un’interpretazione suggestiva o supportata da evidenze scientifiche?
Ha infine concluso il dott. Capriotti:
“Questa interpretazione cardiologica è ovviamente di parte. Però voglio sottolineare come ci siano molte conferme che le cose possano essere andate così, per esempio nello studio della Sindone. Per me è una interpretazione che concilia i dati del Vangelo con i dati scientifici razionali e cardiologici.
Ma, al di là delle evidenze risultanti dai Vangeli e dalla scienza che la supportano, per me questa interpretazione è molto bella, commovente e suggestiva: è quello in cui voglio e mi piace credere.
Il cuore di Gesù, che tanto aveva amato gli uomini, che si era riempito di tuti i mali del mondo e che è in grado di perdonare anche sulla Croce, ad un certo punto si rompe d’ Amore per noi!”.
Luciano Capriotti, medico es artista, è autore di numerose opere scultoree presenti in varie chiese in Italia e all’estero, tra le quali la Chiesa di Santa Lucia a Grottammare, che ospita una mostra permanente su Sisto V, un busto della Santa ed una Via Crucis graffita.
Per le foto dell’incontro ringraziamo Alessandro Ciarrocchi e Rosina Bruni dell’ ”Academia Sixtina” per la loro collaborazione e gentilezza.




