SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 21 Marzo, presso il Monastero Santa Speranza delle Suore Clarisse in San Benedetto del Tronto, è stata celebrata la Santa Messa in occasione della festa di San Giuseppe per la parrocchia San Benedetto Martire.
Alla funzione, presieduta dal parroco don Guido Coccia, ha prestato il proprio servizio all’altare il diacono Emanuele Imbrescia.
Presenti tanti papà, che sono stati affidati alla protezione di San Giuseppe.
L’importanza di un cammino per prepararsi alla Pasqua
Dopo la toccante e profonda meditazione che Suor Patrizia Nocitra ha fatto nel pomeriggio, anche il vicario don Guido Coccia, nella sua omelia, ha affrontato vari punti:
“Le Letture di questo Tempo Liturgico non sono momenti isolati, ma tappe di un cammino. Come nello sport, ad esempio in una finale delle Olimpiadi non si può guardare solo il momento della gara, senza considerare l’allenamento che c’è dietro, così anche nella vita cristiana non si arriva alla Pasqua senza essersi preparati. Domenica prossima, con la Domenica delle Palme, inizieremo a vivere il momento più intenso dell’Anno. Ma per comprenderlo davvero, occorre aver fatto il cammino. Queste Domeniche ci hanno educato, un passo alla volta, al Mistero della morte e della Resurrezione di Gesù”.
Don Guido ha poi proseguito la sua omelia evidenziando tre punti importanti a cui le Letture del giorno erano collegate.
Qual è il tuo desiderio? Cosa, nella tua vita, ti spinge a muoverti?
Ha detto don Guido: “Il primo punto sul quale mi soffermerò è il desiderio, dal Libro di Ezechiele. Egli annuncia la rinascita del popolo d’Israele attraverso l’immagine delle ossa che riemergono dai sepolcri, ricomposte dallo Spirito di Dio. La promessa risuona più volte nel testo: ‘Vi faccio uscire dalle vostre tombe…L’ho detto e lo farò’.
Questa è la promessa di Dio e davanti ad essa sorge una domanda personale: qual è il tuo desiderio? Cos’è che ti spinge nella vita? Come la Samaritana la cui storia abbiamo ascoltato due domeniche fa. Ella aveva cercato di saziare la sua sete con cinque mariti. Noi ci chiediamo cosa sazia veramente la nostra vita?
Con le parole ‘Giuseppe, figlio di Davide non temere di prendere con te Maria, tua sposa’, l’angelo ricorda a Giuseppe che lui non è lì per i suoi desideri personali, ma per portare avanti la promessa di Dio. Questo significa che i nostri desideri sono importanti, ma da soli non bastano. Siamo chiamati a qualcosa di più grande“.
Ti rendi conto di chi sei? Sai quanto sei prezioso agli occhi di Dio?
Come seconda riflessione, don Guido ha invitato i presenti a riflettere sulla figura di Paolo e sulla fede che apre gli occhi:
“Il desiderio da solo non basta, se non è sorretto dalla certezza di chi sei. Tu sei figlio di Dio e lo Spirito Santo abita in te. Ma tu ci credi davvero?
Come il cieco di Domenica scorsa , che stava sulla strada, amava e non vedeva, anche noi possiamo avere desideri e non vedere o vedere in modo distorto. Gesù ci chiede: ‘Ma tu ti rendi conto di chi sei? Sai quanto sei prezioso per me?’.
Anche Giuseppe dormiva nel sonno più profondo e non riusciva a vedere, ma poi qualcosa cambia: ‘Desto dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore’. Svegliarsi significa aprire gli occhi alla fede. Giuseppe prende coscienza che lui è chiamato da Dio ha realizzare un progetto. La fede non è un sentimento vago“.
Signore, perché non sei intervenuto e hai lasciato che accadesse?
Il terzo ed ultimo spunto di riflessione don Guido lo ha dedicato all’espressione “uscire dalla tomba”, come è successo a Lazzaro. Ha detto il presbitero:
“Gesù aspetta due giorni prima di andare da Lazzaro e Marta lo accusa: ‘Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto’. Questi sono i nostri stessi dubbi e le nostre domande a Dio. Anche noi, come Marta, a volte siamo tentati di chiedere al Signore: ‘Perché non sei intervenuto e hai lasciato che accadesse?’.
Gesù dice che è contento di ciò che è accaduto perché è per la Gloria di Dio. Quanto siamo lontani dalla logica del Signore! Gesù sottolinea che Lazzaro non è morto, ma dorme, perché per Lui al morte non è l’ultima parola.
Molti sono i massi che ostruiscono la nostra uscita dalla tomba. Non basta credere: c’è bisogno anche di non “chiudersi”. Tutti i pesi vanno rimossi. Anche Giuseppe aveva i suoi massi: timori, paure, legami, ma dopo aver aperto gli occhi non teme di ‘prendere con sé Maria’. Siamo chiamati a prendere esempio da lui.
Chiamati ad uscire dalla nostra tomba:
“Come Giuseppe, svegliati e cammina sulla strada che il Signore ti indica!”
Il vicario ha concluso la sua omelia ricordando che la Domenica delle Palme è vicina e che il cammino di Quaresima si sta concludendo:
“Domenica prossima passeremo dalla gioia al grande dolore. Vedremo una morte e, se non arriveremo preparati, non ne comprenderemo il significato, ma vedremo solo un morto e una sconfitta. Se invece avremo camminato e tolto i nostri massi, capiremo che la morte prepara alla Resurrezione.
E comprenderemo che la Pasqua non è solo la storia di Cristo, ma anche la nostra storia. Nella nostra vita, come in quella di Gesù, non manca il dolore, ma questo non è l’ultima parola.
Esci dalla tomba, dai tuoi progetti, dalle tue paure e, come Giuseppe, svegliati e cammina sulla strada che il Signore ti indica!“.
Dopo la Santa Messa è seguito un momento conviviale che ha rafforzato i legami della comunità.
