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L’importanza della Finanza Etica: un approccio che non è “mordi e fuggi”

Di Costantino Coros

Stiamo vivendo un momento storico complesso e difficile, segnato da tensioni geopolitiche e conflitti armati. Le guerre e il ritorno diffuso agli armamenti rappresentano uno degli aspetti più drammatici del contesto attuale. In questo scenario occorre fare una riflessione sul ruolo che gli ambiti della finanza etica e sostenibile possono giocare a favore della pace. Ad approfondire l’argomento è Roberto Grossi, direttore di Etica Sgr, società di gestione del risparmio che propone esclusivamente fondi comuni di investimento etici e responsabili con lo scopo di “rappresentare i valori della finanza etica nei mercati finanziari”, come sottolineato nell’articolo 4 dello Statuto.

Riguardo ad un profilo strettamente tecnico gli investimenti nella finanza etica e sostenibile come stanno andando? Sono più resilienti?

Partiamo da un presupposto: la finanza etica ha un approccio che non è “mordi e fuggi”. Non segue una logica speculativa, ma un approccio che, per sua stessa natura, è orientato al medio-lungo periodo ed è più paziente nell’organizzare le strategie di investimento. Guarda meno al brevissimo termine e molto di più ai risultati di lungo periodo: questi devono essere conciliati anche con gli impatti ambientali, sociali e più in generale con gli effetti sulla vita delle persone.

Se volessimo fare una comparazione tra la finanza tradizionale, più speculativa, e quella etica, quali sono i prodotti o gli aspetti tecnici che fanno la differenza in questo momento?

Questo ci porta a dire che, ad esempio nell’ultimo periodo, alcuni settori – come quello degli armamenti – stanno chiaramente beneficiando dal punto di vista dei rendimenti finanziari. In un contesto in cui esistono programmi e iniziative anche a livello istituzionale che parlano continuamente di guerra è evidente che questi settori abbiano avuto ed hanno prestazioni positive. Tuttavia si tratta di rendimenti legati al breve periodo. Infatti, per loro natura sono settori molto volatili: se per esempio domani si arrivasse ad una pace, potrebbero essere soggetti a forti oscillazioni ed anche a perdite significative. Al contrario la finanza etica guarda al medio periodo e ai temi strutturali che rimangono nonostante tutto sul tavolo delle questioni da risolvere per il bene dell’umanità, come il ben noto caso del surriscaldamento globale.

Quali sono gli ambiti in cui oggi è possibile investire come finanza etica?

Sicuramente in tutto ciò che riguarda investimenti legati a fonti di approvvigionamento sostenibile. Ciò non significa solo investire nelle aziende che producono energia rinnovabile, ma si tratta anche di investire in imprese che si sono reinventate dal punto di vista energetico, magari aziende appartenenti a settori tradizionali ma che hanno ridotto la propria dipendenza da fonti energetiche fossili o da fornitori esterni. Queste sono realtà che dimostrano maggiore resilienza nei momenti di volatilità, come quelli che stiamo vivendo oggi, in cui i costi dell’energia oscillano fortemente. Le risorse naturali come il sole, il vento e altre fonti rinnovabili sono ampiamente disponibili. La crisi internazionale ha messo in evidenza alcune debolezze strutturali del nostro Paese e dell’Europa. Un maggiore utilizzo di queste risorse permetterebbe all’Europa di rafforzare la propria autonomia energetica. Crediamo fortemente, che in un momento in cui alcuni Paesi stanno adottando politiche molto aggressive dal punto di vista economico e geopolitico, possa essere importante guardare alla crescita organica delle aziende europee. Ovviamente selezionando quei soggetti che mantengono saldi determinati principi. Per questo occorre tornare a guardare soprattutto all’economia reale. Che sia uno sviluppo sostenibile sotto tutti i punti di vista: economico, sociale e ambientale. Può essere la chiave per affrontare il prossimo periodo, nella speranza di un ritorno a una maggiore stabilità anche dal punto di vista geopolitico.

Oggi si parla in continuazione dell’intelligenza artificiale, c’entra qualcosa anche in questo settore?

Anche su questo stiamo assumendo un posizionamento importante. Crediamo che possa offrire opportunità sia dal punto di vista economico sia da quello etico. Stiamo cercando di selezionare aziende che si dotano di politiche responsabili nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale: ad esempio evitando l’impiego in ambito bellico e adottando politiche che tengano conto anche dell’impatto sul lavoro, riqualificando le competenze e accompagnando la trasformazione del sistema produttivo.

C’è qualcosa che state facendo in particolare nel campo dell’IA?

Stiamo promuovendo una campagna che si chiama “Stop Killer Robots” portata avanti da una coalizione globale di organizzazioni della società civile. Oggi, di fatto, non esistono normative internazionali che regolamentano in modo chiaro l’uso di armi governate da software basati sull’intelligenza artificiale. Non è accettabile che un algoritmo possa decidere autonomamente se togliere o meno la vita a un essere umano. Così abbiamo lanciato questa campagna e stiamo cercando di raccogliere adesioni tra i sottoscrittori e tra altri investitori che condividono un approccio etico alla finanza, con l’obiettivo di promuovere iniziative concrete presso le Istituzioni nazionali e internazionali e in sede di Nazioni Unite.