ASCOLI PICENO – Quali sono le criticità emergenti nella comunicazione verbale riguardante le donne, spesso frutto di antichi retaggi culturali? Qual è la narrazione giornalistica dei femminicidi? Quali parole innalzano muri e sono da ostacolo e quali invece servono per costruire? In che modo le parole possono diventare un mezzo per alimentare gli stereotipi di genere oppure, al contrario, rivelarsi un utile strumento per scardinare molti pregiudizi?
A queste e a tante altre domande si è data una risposta Lunedì, 9 Marzo, presso la Sala Morgante di Casa Madre Regina Apostolorum in Ascoli Piceno, durante il convegno dal titolo “Grammatica al femminile – parole ostili e parole costruttive”, promosso dalle Diocesi del Piceno, attraverso gli Uffici per la Comunicazioni Sociali ed il Giornale L’Ancora.
L’evento, che ha ricevuto il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, ha registrato la partecipazione, oltre che dell’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno, anche di quattro esperti della comunicazione e dell’informazione:
- il professor Massimiliano Padula, docente stabile di “Scienze della Comunicazione Sociale” presso l’Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, di “Introduzione ai Peace studies” e “Sociologia dei processi culturali e comunicativi” presso il Ciclo di Studi in Scienze della Pace dello stesso Ateneo e di “Sociologia” presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium di Roma;
- la giornalista Mariangela Campo, blogger freelance e consulente SEO editoriale, specializzata nel giornalismo costruttivo, nelle relazioni giovani-società e nell’innovazione digitale, co-fondatrice del Constructive Network e collaboratrice del Corriere.it e di News48.it;
- la giornalista Carletta Di Blasio, caporedattrice del giornale l’Ancora e curatrice del progetto “La foresta che cresce” realizzato con gli studenti e le studentesse del Liceo Scientifico Rosetti di San Benedetto del Tronto e del Liceo Scientifico Orsini di Ascoli Piceno;
- il giornalista don Giampiero Cinelli, parroco della chiesa dei Santi Simone e Giuda in Monticelli e di Santa Rita in Brecciarolo, oltre che direttore degli Uffici per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ascoli Piceno e membro del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche.
Presente una rappresentanza della comunità studentesca del Liceo Orsini, in particolare le classi 3ª B e 3ª H, accompagnati dalla prof.ssa Laura Marini, docente di Lettere, e dal prof. Alessandro Simonetti, docente di Arte.
Presenti, infine, giornalisti e giornaliste delle testate locale, ai quali il convegno è valso quattro crediti formativi.
Vescovo Palmieri: “Uomo e donna hanno pari dignità”
Ad introdurre l’evento è stato il vescovo Palmieri: «Noi sappiamo che gli orientamenti possono essere diversi, ma, dal punto di vista biologico, si è uomini e donne e questo è un problema che ha coinvolto la società da secoli, se non da millenni. Alcune società si sono costruite su alcuni pilastri della convivenza: tra questi c’è, purtroppo la sudditanza della donna rispetto all’uomo. Tale condizione poteva essere ottenuta anche con parole che, invece che costruire, andavano a distruggere la dignità della persona. Due esseri, come l’uomo e la donna, che sono fatti per vivere in comunione, per riconoscersi ed accogliersi, finiscono, invece, per essere dei competitor. Purtroppo, non è solo retaggio del passato, ma è anche una situazione attuale.
Come Chiesa teniamo particolarmente a questo tema, perché alla radice della comunità cristiana c’è il mito della creazione dell’uomo e della donna che sancisce proprio la loro pari dignità. In questo mito, Dio crea l’uomo chiamandolo Adam, che non è uomo o donna, ma è l’essere umano. In seguito, Dio dice: “L’uomo è solo” e spiega anche il perché: non gli bastano gli animali, perché non li può guardare negli occhi, quindi alla stessa altezza. Tale espressione è usata per indicare che manca il dialogo, prerogativa fondamentale per instaurare una relazione. Allora Dio fa cadere l’uomo in uno stato di torpore e lo separa dalla donna. Per di più, questo è un gioco di parole in ebraico: uomo e donna, infatti. si dicono Ish e Ishah. Questi due termini indicano che l’uomo e la donna hanno una radice in comune. In seguito, viene indicato un obiettivo: diventare una sola carne. Con questa espressione si intendono tre aspetti importanti: l’unione sessuale, il diventare un’unica carne in quella del figlio e il costruire una comunione d’amore».
Il vescovo ha concluso il suo intervento evidenziando quanto Gesù, nella sua vita, sia stato all’avanguardia nel suo modo di porsi nei confronti delle donne: tra i discepoli, infatti, c’erano anche le donne. Un fatto nuovo per l’epoca e ancora oggi in alcune religioni. Mons. Palmieri, a titolo di esempio, ha citato Marta e Maria: la prima è affaccendata in cucina, la seconda è in mezzo ai discepoli ad ascoltare Gesù. Marta la richiama e Gesù, invece, invita Marta stessa ad unirsi alla sorella per ascoltare le sue parole.
Professor Padula: “Oggi la violenza è un modo agghiacciante per strutturare una società”
Il primo intervento del convegno è stato affidato al professor Massimiliano Padula, il quale ha introdotto i processi di costruzione sociale relativi alla violenza ed all’appartenenza di genere, dimostrando come questi argomenti siano fenomeni e processi interdipendenti. Il sociologo si è concentrato soprattutto sul concetto di violenza di genere, con particolare riferimento ai linguaggi sessisti e discriminatori diffusi in rete.
«La violenza è un concetto spesso trascurato dagli studi: non si è mai parlato di essa come fenomeno sociale, ma è stata spesso racchiusa e definita come il più grande ambito del conflitto; dunque, la violenza è rimasta sempre un fenomeno sociale residuale. Ai giorni d’oggi, invece, in ottica modernista, la violenza viene vista come uno strumento per strutturare la società; per di più, ed è agghiacciante, la si può motivare nei modi più razionali possibili: c’è sempre un perché allo scoppio delle guerre oppure al nascere dei conflitti.
La violenza negli spazi digitali prolifera: l’iper-connessione, a cui siamo sottoposti, ci porta a rimanere distaccati dalle situazioni che viviamo, non c’è più quella connessione emotiva, si creano questi spazi vuoti ed è qui che prolifera la violenza».
Queste sono state le parole del docente per evidenziare quanto gli spazi digitali molto spesso siano complici nel diffondere violenza e discriminazioni di genere.
Giornalista Campo: “Quante parole ostili nella narrazione dei femminicidi!”
Il secondo intervento del convegno è stato affidato alla giornalista Mariangela Campo, la quale è specializzata nel giornalismo costruttivo, un approccio informativo che, pur riportando fatti negativi o critici, si concentra sulle soluzioni, sulle risposte alle crisi e su storie di cambiamento positivo. Non si ignorano i problemi, ma si offrono contesti più approfonditi e carichi di speranza, trasformando il lettore da passivo consumatore di notizie a soggetto informato.
«Il giornalismo costruttivo arriva in Italia nel 2019 con la fondazione, da parte di Assunta Corbo, del Constructive Network: si tratta di una rete di giornalisti e giornaliste ed addetti alla pubblicazione e alla comunicazione in tutta Italia.
Alcune caratteristiche fondamentali del giornalismo costruttivo sono: raccontare la risposta al problema, offrire evidenze qualitative e quantitative ed evidenziare i limiti delle risposte; infatti, è vero che esistono soluzioni ad un problema sociale, ma ognuna di queste varia da una comunità all’altra».
La giornalista Campo ha poi analizzato alcuni titoli della cronaca dei femminicidi e ha evidenziato la presenza di un linguaggio non rispettoso della dignità delle vittime e ha fornito esempi di un appropriato linguaggio costruttivo.
Giornalista Di Blasio: “Proverbi discriminanti, figli di un retaggio da superare
Il terzo momento dell’incontro, curato dalla giornalista Carletta di Blasio, è stato dedicato agli stereotipi e ai pregiudizi di genere presenti nella comunicazione quotidiana. Attraverso l’analisi di alcuni proverbi, modi di dire, espressioni comunemente utilizzati da tutti noi, la relatrice ha evidenziato come siano numerosissime le parole che screditano e sminuiscono la donna e il suo ruolo sociale.
Dai proverbi che associano la donna al pericolo o al diavolo a quelli che sottolineano la bellezza o la frivolezza, Di Blasio ha evidenziato come spesso la donna venga vista come furba, tentatrice ed abbindolatrice. Per non parlare poi dei proverbi o delle espressioni che alimentano stereotipi ancora più negativi e gravi, lesivi della dignità della donna, in quanto viene ridotta ad oggetto di proprietà, meritevole di violenza fisica per essere inquadrata, o ad oggetto di piacere carnale e sessuale. Di Blasio ha poi analizzato alcune parole che al maschile hanno un significato dignitoso, mentre declinate al femminile hanno una connotazione totalmente negativa.
La caporedattrice de L’Ancora ha infine concluso il suo intervento ricordando i riferimenti normativi e deontologici per superare le discriminazioni di genere: «Quello che abbiamo detto oggi non è un’opinione personale. Si tratta di raccomandazioni che provengono dal Manifesto di Venezia, dal Codice Deontologico delle Giornaliste e dei Giornalisti e dalle Linee Guida dell’Accademia della Crusca.
Per promuovere un’informazione corretta, responsabile e priva di stereotipi di genere, in particolare sulla violenza contro le donne, in questi documenti vengono indicate le prassi da seguire nella comunicazione, anche e soprattutto giornalistica:
- evitare il maschile sovra-esteso;
- usare il nome collettivo o il doppio genere per indicare sia uomini che donne;
- declinare al femminile i titoli professionali, se si tratta di lavori svolti da una donna;
- non chiedere ad una donna se preferisca l’uso del maschile o del femminile per indicare la sua professione, in quanto basta seguire le regole grammaticali. Del resto, chiederemmo mai ad un assessore uomo: ‘Preferisce essere chiamato assessore o assessora?’. Perché allora chiederlo ad una donna? Basta seguire la grammatica!».
Giornalista Cinelli: “Cos’è ‘La foresta che cresce?’”
A chiudere la mattinata è stato don Giampiero Cinelli. Il sacerdote, nonché membro del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, ha illustrato nel dettaglio il progetto “La foresta che cresce”, che è già in corso d’opera e che prevede, oltre al convegno appena svolto, altri tre distinti momenti di lavoro:
- quattro incontri formativi e laboratoriali dedicati ai fondamenti della comunicazione e dell’informazione che sono già stati svolti presso il Liceo Scientifico Rossetti di San Benedetto del Tronto ed il Liceo Scientifico Orsini di Ascoli Piceno;
- un corso di giornalismo rivolto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni, che si articola in 8 incontri: due incontri introduttivi sulla comunicazione in generale, due dedicati al giornalismo scritto, curati dal giornale L’Ancora, due sul giornalismo radiofonico, curati da Radio Ascoli, due sul giornalismo video e televisivo, curati da Xentek Produzioni televisive;
- un concorso indetto dal giornale L’Ancora in occasione del Meeting Nazionale dei Giornalisti e delle Giornaliste: ogni studente che ha preso parte al progetto potrà scegliere una notizia della settimana precedente e commentarla con un articolo scritto singolarmente o a più mani. Tutti gli articoli verranno pubblicati, di volta in volta, sul giornale L’Ancora e, nella giornata finale del Meeting, che si terrà tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno 2026 a San Benedetto del Tronto, verranno decretati i vincitori o le vincitrici.
I giovani e le giovani i veri protagonisti dell’incontro
Durante l’incontro i giovani e le giovani sono stati chiamati ad intervenire in maniera attiva, in uno scambio reciproco di informazioni e riflessioni.
La conferenza si è chiusa infine proprio con l’intervento di una studentessa e di uno studente che hanno raccontato le loro impressioni sul progetto “La foresta che cresce” di cui sono stati protagonisti.
Il prossimo appuntamento è con gli articoli scritti dai giovani e dalle giovani, che verranno di volta in volta pubblicati sul giornale L’Ancora.
























