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FOTO Al convento del Beato Bernardo da Offida la stazione quaresimale nel segno di San Francesco

Di Paride Petrocchi

OFFIDA – Un momento di spiritualità e di preghiera ha riunito domenica 8 marzo i fedeli della Vicaria della Vallata della diocesi di Diocesi di Ascoli Piceno. Alle ore 21 i partecipanti si sono ritrovati presso il convento del Beato Bernardo da Offida per la stazione quaresimale presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri.

All’incontro hanno preso parte i presbiteri della Vicaria ascolana, che comprende diverse comunità del territorio. La serata è stata vissuta come un’occasione preziosa di preparazione spirituale al mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, nel cammino quaresimale della Chiesa.

Il momento di raccoglimento ha offerto ai fedeli la possibilità di interrogarsi interiormente, riflettere sulle proprie fragilità e riconciliarsi con il Signore attraverso il Sacramento della Confessione. Molti dei presenti si sono accostati al Sacramento della Riconciliazione, grazie anche alla disponibilità dei sacerdoti e dei frati presenti.

Una “statio” nel segno di San Francesco

La celebrazione si è svolta in un contesto significativo: nell’anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi, il vescovo Palmieri ha scelto di dare alle stazioni quaresimali delle diocesi del Piceno un’impronta francescana. Da qui la decisione di celebrare la “statio” nel monastero legato alla spiritualità francescana del Beato Bernardo.

Nell’omelia, commentando il Vangelo della Samaritana, il presule ha ricordato il significato della tradizione della Statio Quaresimale, nata a Roma tra il IV e il V secolo quando il Papa celebrava l’Eucaristia ogni giorno in una chiesa diversa della città. Una consuetudine che si è poi diffusa in molte diocesi del mondo e che oggi viene riproposta anche nel territorio piceno.

Il vescovo ha invitato i presenti a contemplare il simbolo dell’anfora vuota della donna samaritana, immagine dell’umanità assetata di amore e di senso. «Da una parte c’è la nostra anfora vuota – ha spiegato – con ciò che manca nel cuore; dall’altra c’è il Signore che dona l’acqua viva, che è la sua Parola».

Quell’acqua viva, ha sottolineato, è capace di trasformare la vita, perché la Parola di Gesù apre il cuore alla fede e rende l’uomo tempio dello Spirito Santo. L’incontro della Samaritana con Cristo diventa così l’immagine di ogni esperienza di conversione: un incontro che non giudica né condanna, ma restituisce dignità e speranza.

La testimonianza di San Francesco

Nel suo intervento, mons. Palmieri ha richiamato anche l’esperienza di conversione di san Francesco, che scoprì il Vangelo non solo nella preghiera ma anche nell’incontro con i lebbrosi, tra gli ultimi e i rifiutati della società. In quel luogo di sofferenza il santo di Assisi sperimentò la forza concreta dell’amore evangelico.

La celebrazione è proseguita con una liturgia penitenziale comunitaria e con l’invito all’esame di coscienza, ispirato ad alcuni testi e preghiere di san Francesco. Durante il tempo dedicato alle confessioni, il silenzio e la preghiera sono stati accompagnati dal canto e da meditazioni sulla spiritualità francescana.

Per i fedeli presenti, la stazione quaresimale si è rivelata una vera occasione di grazia: un momento per lasciare la propria “anfora vuota” davanti al Signore e permettere alla luce della sua Parola di riempire il cuore e rinnovare il cammino di fede.