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Ascoli, l’Hub Famiglia che parte dalle donne, Chiara Stipa: “Pronti ad intervenire in ogni fragilità”

ASCOLI PICENO – Si è tenuta, lunedì 9 marzo, presso la Bottega del Terzo Settore ad Ascoli Piceno, dalle 11:00, una conferenza, tenuta dalla cooperativa Virtus Coop, finalizzata alla presentazione del progetto WorkHer: l’Hub famiglia che parte dalle donne.

Relatori della conferenza il presidente della Virtus Coop, Stefano Rosa, e le coordinatrici di progetto, Chiara Stipa e Margherita Anselmi. Presenti anche il Vicesindaco del Comune di Ascoli Piceno, Massimiliano Brugi e Francesca Pantaloni, Assessore al bilancio ed alle pari opportunità della Regione Marche.

Presenti alla conferenza anche le varie associazioni che hanno contribuito alla riuscita di WorkHer.

Cos’è WorkHer: l’Hub famiglia che parte dalle donne?

Il primo a parlare è stato il presidente della Virtus Coop, Stefano Rosa: «Il progetto WorkHer: l’Hub famiglia che parte dalle donne è stato finanziato dalla Regione Marche tramite un avviso pubblico atto a promuovere progetti d’innovazione sociali e destinati ai partenariati; infatti, nel nostro progetto abbiamo 8 partener che lavorano nel sociale lungo il territorio di Ascoli Piceno.

Questo è un progetto in cui viene premiata l’innovazione sociale, quindi abbiamo voluto cercare di creare un hub che parta dalla famiglia. L’innovazione sta nel fatto che siamo riusciti a raccogliere le adesioni delle associazioni, operanti nel territorio di Ascoli Piceno, per cercare di rispondere alle esigenze delle famiglie a 360 gradi.

Protagonista di questo progetto è la donna, in particolare dal periodo della neo-genitorialità fino alla terza età, e con questo hub, che si troverà presso la sede della Virtus Coop: Viale dell’artigianato 22, ci poniamo l’obiettivo d’instradare le famiglie vero l’associazione deputata a risolvere quel tipo di bisogno. L’hub sarà anche online: creeremo un sito, chiamato WorkHubAscoli.it, dove andremo a promuovere le iniziative legate al progetto, che durerà fino a novembre 2027».

Perché la donna deve scegliere tra carriera e famiglia?

Viene invitata a prendere la parola Francesca Pantaloni: «La Regione Marche, finanziando questa iniziativa, ha dimostrato il perché creda davvero in questo progetto: la centralità della donna e della famiglia. Il nostro compito è lavorare affinché la donna non si trovi più nella condizione di dover scegliere tra il lavoro ed il ruolo di madre, ma anche di figlia; inoltre, vogliamo garantire a tutte di poter intraprendere percorsi in cui credono, senza che debbano fare delle rinunce.

Lavoreremo sulla capacità di offrire e di potenziare i servizi di cui le persone potranno usufruire. Questo perché una regione che guarda al futuro non investe solo nelle infrastrutture, ma soprattutto sul capitale: in un contesto internazionale sempre più incerto, complesso ed esigente, il ruolo vincente lo avrà colui che valorizzerà al massimo l’ambito umano e questa sarà la nostra missione».

La Virtus è un’eccellenza del nostro territorio

Tocca a Massimiliano Brugni parlare: «La Virtus, qui ad Ascoli, rappresenta un’eccellenza del territorio: loro gestiscono ottimamente i nostri asili nido e, per questo li ringrazio. Ulteriore ringraziamento è per aver preparato una progettualità così importante, che ha permesso di poter ottenere, nel nostro territorio, oltre 400 mila euro che verranno investiti nelle tante attività che vogliono promuovere.

Mi lego a quanto detto in precedenza da Rosa, ovvero che è sintomatico il fatto che tre progetti del nostro territorio hanno intercettato finanziamenti rispetto alle otto progettualità totali; infatti, abbiamo potuto vedere che il finanziamento dato alla Virtus ci ha permesso di vedere come si stia creando una classe dirigente sempre più importante, che permette al nostro territorio d’intercettare sempre più fondi potendo così garantirsi più possibilità di crescita».

WorkHer: entriamo nello specifico

Ad entrare maggiormente nello specifico riguardo alla funzionalità di questo progetto sono le due coordinatrici, Margherita Anselmi e Chiara Stipa.

La prima a parlare è Margherita Anselmi: «WorkHer nasce dallo sforzo di due cooperative: la Virtus e la cooperativa Overcoop. La sfida più grande era coinvolgere all’interno della nostra rete le piccole associazioni locali che si occupano delle donne e della famiglia. I territori che abbiamo voluto coinvolgere sono sia quello di Ascoli Piceno, sia quello di San Benedetto del Tronto.

Il progetto ha la finalità di mettere al centro la famiglia e la donna, per poi costruirle attorno un ecosistema che possa andarla a promuoverla, a sostenerla ed a sviluppare il proprio benessere. Le diverse azioni intraprese sono: Nurturing care, ovvero lavorare con i bambini 0 – 1000, la fascia d’età più piccola, e Mum and Dad Friendly, cioè sostenere la donna nella fase di neo-genitorialità; inoltre, non ci occupiamo solo della donna come madre, ma anche come vittima: con il sostegno del Centro Accoglienza Vita possiamo tutelare le donne nei momenti di difficoltà e sostenerle in situazioni di violenza fisica e psichica.

Oltre al CAV, ci avvaliamo della collaborazione con l’associazione Tutti per uno, la quale si occupa dei diritti e della legalità della donna e della famiglia. Per di più abbiamo dei Reframe, ovvero azioni rivolte al benessere psicofisico della donna ed è qui che abbiamo coinvolto l’Avis, il CAI ed il Sestiere di Porta Solestà.

WorkHer nasce come Hub donna, ma, attraverso la collaborazione con le Querce di Mamre, si lavora anche per mettere in funzione l’Hub uomo. Questa associazione si occupa di uomini separati e di altre situazioni difficili che l’uomo vive; pertanto, abbiamo provato di configurare questo ulteriore progetto».

Prende così la parola Chiara Stipa: «Le progettazioni nascono da ragionamenti intimi e profondi: noi intercettiamo circa 1000 famiglie, tra tutti i nostri servizi, ma oltre loro? Come si può arrivare a quelle famiglie verso cui i nostri servizi ancora non arrivano? Ecco perché abbiamo pensato al Nurturing care: cerchiamo d’intercettare le famiglie con quei bambini per poter intervenire in quella fascia d’età specifica.

Altra nostra iniziativa è la cura della fascia d’età 0-100: con questo servizio supportiamo l’emancipazione femminile sostenendo la donna in quel momento in cui necessita di staccarsi dall’unità familiare.

Una nostra azione fondamentale è l’interfacciarci con dei Case manager: ogni ente ha un case manager che, nel tavolo multidisciplinare, è pronto ad intervenire in ogni fragilità. Ad esempio: alla Virtus scopriamo che una donna ha una necessità: ci riuniamo con i vari case manager per trovare una soluzione. Ci piace pensare che l’Hub sia la coordinatrice delle varie associazioni: accogliamo esigenze e cerchiamo delle soluzioni».

Parola alle associazioni presenti:

Vengono invitati, da Stipa, a prendere la parola i rappresentanti delle varie associazioni che hanno contribuito alla riuscita del progetto WorkHer.

La prima a parlare è l’avvocato Francesca Biancifiori, che rappresenta Giustizia Donna: «WorkHer è un progetto importante perché si tratta di fare un lavoro di rete. Credo che mettere al centro la donna sia fondamentale: il fatto che una donna con fragilità possa rivolgersi ad un centro così ben connesso con altre associazioni sia fondamentale; infatti, queste situazioni di fragilità possono essere affrontate in primo luogo con una preparazione qualificata di tutti i partecipanti e poi attraverso degli interventi integrati».

Segue l’intervento del CIAF Centro Siloe, di cui le rappresentanti sono Daniela, direttrice del consultorio familiare diocesano, e Diletta: «Facciamo un servizio di consulenza familiare ed un accompagnamento della persona che sta vivendo un periodo difficile. Di solito facciamo percorsi che durano 2/3 mesi ed è un intervento che non ha niente a che fare con psicologia e psicoterapia, il nostro è un accompagnare: cerchiamo di aiutare la donna ad attivare le sue risorse interne per poter uscire dai momenti più delicati. In questo progetto ci mettiamo a disposizione per accogliere alcuni casi che ci verranno proposti dalla Virtus, inoltre vorremo, in futuro, proporre momenti di formazione riguardanti la vita della donna all’interno della famiglia».

Viene chiamato a parlare Gianni Giantomassi, presidente del CAI: «Il CAI si occupa della promozione della montagna in ogni suo aspetto; inoltre, ma è cosa meno nota, ci occupiamo anche di accompagnamento solidale: promozione e condivisione della montagna con persone con disagi sia fisici che di altro tipo. Participiamo al progetto mettendo a disposizione il rifugio Paci, che si trova tra il colle San Marco e San Giacomo, che sarà trasformato in un luogo di condivisione: la montagna dev’essere accessibile a tutti».

Segue l’intervento di Giorgia Fiorini, rappresentante di Tutti per uno, che ha riportato il discorso del presidente Sarah Perrucci: «La nostra associazione si è impegnata da sempre nella tutela dei diritti delle persone più fragili e nella promozione dell’inclusione sociale. Noi nasciamo con l’obiettivo di fornire sostegno concreto a chi vive situazioni di difficoltà personale e famigliare. In questo progetto ci impegniamo a fornire alla Virtus quanto più possibile il nostro contributo, cercando di interfacciarci al meglio con le altre associazioni».

Invitata a parlare è Monica Gianmarini, coordinatrice del CAF: «Ci impegniamo ad accogliere le madri, che affrontano momenti di disagio, dando loro tutto quello di cui hanno bisogno. Siamo entrati in questo progetto facendo da ponte tra i bisogni delle madri ed il servizio delle altre associazioni».

Segue l’intervento di Maria Pia Mancini, presidente dell’Avis: «Siamo entrati in questo progetto soprattutto per la donna, che per noi è un tema molto caro: tra i giovani cerchiamo spesso di parlare di violenza di genere e del rispetto. Partecipiamo al progetto con due iniziative: corso di autoconsapevolezza, ovvero un corso di otto lezioni destinate a tecniche di autodifesa ed altre tre lezioni, tenute da psicologi e nutrizionisti, atte a far guadagnare alla donna l’autoconsapevolezza. Ulteriore iniziativa è un’attività di giocoleria e di truccabimbi».

Segue l’intervento delle Querce di Mamre, di cui i rappresentanti dal presidente dell’associazione, padre Alberto Fossati, e dal coordinatore di progetto, Giuseppe Spinucci: «Noi lavoriamo con gli uomini mettendo a loro disposizione laboratori ricreativi di vario tipo; tuttavia, abbiamo molte donne nella nostra associazione perché l’uomo è più portato ad aprirsi con loro. Il nostro obiettivo è accogliere l’uomo e cercare di rimetterlo nelle condizioni di poter riprendere autonomamente in mano la sua vita».

A concludere la conferenza vengono chiamate a parlare le sorelle Veronica e Valentina Pagnotti del Centro Movimenti: «Il nostro team, tutto al femminile, prevede neuropsichiatri infantili, psicologi, psichiatri, psicoterapeute, logopediste, osteopata, pollicoltrice, ostetrica e nutrizionista. In questo progetto offriamo laboratori ed incontri con la famiglia, dove sia i bambini che i genitori, vanno a lavorare su delle tappe di sviluppo di tipo motorio, linguistico ed emozionale».

È stata una conferenza che ha brillantemente fatto notare l’importanza della donna all’interno della famiglia e della società e quanto abbia bisogno di essere tutelata.