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FOTO Sant’Egidio, Vescovo Palmieri: “Lasciamoci trasfigurare dalla Luce della Misericordia del Signore!”

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – È stato un momento di profonda spiritualità quello vissuto venerdì 27 Febbraio, dai fedeli della Vicaria di Santa Maria in Montesanto, i quali alle ore 21:00 si sono radunati nella chiesa Sacro Cuore in Sant’Egidio alla Vibrata per la prima stazione quaresimale indetta dal vescovo Gianpiero Palmieri.

Presenti tutti i presbiteri della Vicaria abruzzese, che abbraccia i territori di Civitella del Tronto e Sant’Egidio alla Vibrata: oltre al vicario don Marco Claudio Di Giosia, infatti, c’erano anche don Elvezio Di Matteo, don Stefano Iacono e don Duilio Pili.

La serata è stata un’occasione preziosa per preparare i cuori alla celebrazione della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù.

Un momento di raccoglimento intenso durante il quale non sono state recitate delle formule vuote, bensì è stata proclamata e meditata la Parola, lasciando che scavasse nel profondo di ciascuno dei presenti.

Un tempo sospeso e silenzioso durante il quale ciascuno ha potuto interrogarsi, riflettere sulle proprie mancanze e riconciliarsi con il Signore attraverso il Sacramento della Confessione.

Ogni fedele presente ha scoperto come una stazione quaresimale, se vissuta con fede e profondità, possa essere una “fortezza” spirituale per tornare a sentirsi avvolto dalla presenza viva del Signore e dal Suo amore misericordioso.

Una “statio” nel segno di San Francesco: la Parola della Trasfigurazione

Nell’anno in cui ricorrono 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, mons. Palmieri ha voluto dare alle stazioni quaresimali delle Diocesi del Piceno un’impronta francescana.

Commentando il Vangelo della Trasfigurazione, ha detto:

L’esperienza che Gesù vive sui monti è un grande dono che Dio Padre fa al Figlio. Gesù ha appena detto ai discepoli che va a Gerusalemme, dove lo attende la morte. I discepoli sono sconvolti e stupiti da questa profezia. Ma quando Gesù sale sul monte, il Padre lo riveste di Luce, lo riveste di Spirito Santo, lo riempie della sua stessa vita divina. Gesù si mostra come sarà il giorno della sua Resurrezione. Allora il cammino che aspetta Gesù non finisce sulla croce, ma finisce nella Luce della Resurrezione: Mosè, Elia,  la Legge e i Profeti, che rappresentano tutta la Scrittura, non fanno altro che testimoniare che in Gesù, che è la Parola di Dio, ci viene rivelato il senso del nostro cammino.

Il nostro cammino umano è fatto di gioie e di dolori, di cose facili e di cose difficili, di momenti di grande appagamento e di momenti di insoddisfazione, di relazioni pacifiche e di relazioni conflittuali. Ma questo nostro cammino umano – così com’è – è chiamato ad essere riempito dalla Luce del Signore, a essere trasfigurato. Come quello di Gesù, il nostro cammino non termina qua, ma con la Luce della Resurrezione.

Questo Vangelo, allora, dice qualcosa di molto importante a tutti noi, ad ogni uomo, come lo ha detto a Francesco. Questo Vangelo quindi ci rivela che cosa c’è dietro l’esistenza di Francesco. Francesco ha una chiara consapevolezza di vivere il Vangelo. Quando i suoi discepoli gli chiedono  ‘Qual è la nostra Regola?’, Francesco mette insieme alcune frasi del Vangelo e risponde: ‘Ecco la nostra Regola! È il Vangelo la nostra Regola!’. Senza commenti, senza aggiunte. I fratelli restano perplessi, gli chiedono se sia convinto. E Francesco conferma: ‘L’unica Regola a cui conformare la nostra vita è il Vangelo’. Il Vangelo ascoltato, letto nella Scrittura, e il Vangelo visto, guardato sui volti dei lebbrosi. È così che il cammino di Francesco va avanti e diventa sempre più profondo. Ma non è facile la vita di Francesco, il quale, ad un certo punto, sperimenta anche l’opposizione dei suoi stessi fratelli, che si staccano da lui, provocandogli una grande sofferenza. Dio però fa un grande regalo a Francesco. Come aveva fatto con Gesù durante la Trasfigurazione, riempiendoLo di Luce per confortarLo, così fa anche con Francesco, mandandogli un segno molto importante: le stimmate. La sofferenza di Francesco è la sofferenza stessa di Cristo. Mentre è sul Monte Verna, Francesco chiede al Signore di provare un po’ di quel dolore e un po’ di quell’amore che Gesù aveva sentito nei momenti della Sua Pasqua. E viene esaudito: Francesco vede un serafino dalle cui ali viene emanata una luce splendente che va a trafiggere le sue mani, i suoi piedi e il suo fianco. Allora Francesco capisce: ‘Signore, Tu mi vuoi rendere simile a Te persino nel corpo!’. E comprende che il cammino umano è un cammino di trasfigurazione e che le ferite delle stimmate sono ferite luminose, d’amore. Francesco rimarrà con tutto il suo amore a servizio dei suoi fratelli, a servizio della Chiesa, anche quando sarà molto difficile, anche quando sarà molto doloroso”.

Rivestiti della Luce della misericordia: il Sacramento della Confessione

Mons. Palmieri ha proseguito la sua meditazione, riflettendo su come possiamo vivere la Quaresima in modo profondo, così da giungere alla Pasqua con il cuore trasformato per davvero:

“Noi siamo invitati a fare quello che hanno fatto i discepoli, salendo sul Monte Tabor e capendo che Gesù è il grande segno della misericordia di Dio. E noi stasera non facciamo altro che celebrare questa misericordia attraverso la Confessione, attraverso la possibilità di ricevere il perdono di Dio, la potenza del Suo Spirito. Quando il sacerdote impone le mani sulla nostra testa mentre ci stiamo confessando, se ci fate caso, invoca lo Spirito Santo affinché ci rivesta di Luce. Il Signore vuole perdonare tutto per restituirci la nostra bellezza, quella bellezza che avremo nel giorno in cui risorgeremo con Cristo, quando tutto il nostro corpo, il nostro viso, saranno riempiti della Luce di Dio. Ecco allora cosa riceveremo durante la Confessione: il suo perdono, la potenza del Suo Spirito, che rigenera il nostro cuore, che viene a riempirlo di gioia e anche di consolazione nei momenti di fatica”.

Il vescovo Gianpiero ha concluso la sua riflessione catalizzando l’attenzione sul crocifisso posto ai piedi dell’altare, che ricordava il crocifisso di San Damiano, l’icona bizantina davanti alla quale Francesco stava pregando nel 1205, quando udì la voce di Cristo crocifisso chiedergli di “riparare la sua casa“.

Questo crocifisso – ha spiegato mons. Palmieri – ha una caratteristica particolare: su di esso non trovate un corpo appeso, piegato da un lato, curvo, schiacciato dal dolore; al contrario, trovate un volto retto, sorridente, che rende il crocifisso una croce già risorta, già gloriosa, già colma d’amore. Qui Gesù non è un corpo straziato appeso alla croce, è Lui che sostiene la Croce, che la sorregge, trasfigurandola con il Suo Amore. È questo crocifisso che ha parlato a San Francesco e che lo ha spinto a giocarsi la vita per Lui. Anche noi come lui, allora, affidiamo totalmente la nostra vita al Signore, lasciandoci trasfigurare dalla Sua Luce di misericordia!”

Numerosi presenti si sono accostati al Sacramento della Riconciliazione, grazie anche alla presenza di tutti i presbiteri della Vicaria. Il tempo di attesa e quello lasciato per l’esame di coscienza sono stati accompagnati dal canto e da alcuni scritti riguardanti San Francesco. Una ulteriore occasione per meditare e lasciarsi riempiere il cuore dalla Luce della Parola.