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Offida, domenica la presentazione di “Oltre il Cuore”, il nuovo libro di Padre Armel Fakeye

Articolo della Fraternità Le Grain de Blé

OFFIDA – Il libro di poesie “Oltre il cuore – Voci nel deserto poetico” di Padre Armel Fakeye, frate cappuccino, è come un richiamo profetico al misticismo del futuro.  Citando un teologo del Novecento, Karl Rahner: “Il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà“, questa opera ci riporta proprio a questa visione, a un misticismo non distante o evasivo, ma radicato nell’entrare dentro di sé, nell’abitare con sé stessi.

Il libro verrà presentato a Offida, domenica 22 Febbraio alle ore 17:00, presso il Salone Polifunzionale “B. Bernardo”.

Il percorso in tre movimenti per andare oltre: origine, esodo e caverna

Come ben citato dall’autore, nella nota introduttiva, la sfida del secolo che stiamo vivendo – e che viviamo proprio ora – è “fare del nostro cuore un compagno”. Quello che ci attende è un percorso con tre movimenti, più che tappe: tre atti.

Un’origine da cui tutto scaturisce, l’arché in cui occorre immergersi come in una sorgente, in una fonte. Poi un esodo, un uscire, un andare oltre, e poi un ritorno in una caverna in cui si scende per stare soli in compagnia di questo amico che si chiama cuore.
Non si tratta della caverna platonica, dove gli uomini scambiano le ombre per verità, ma del luogo dove la verità finalmente si rivela, dove c’è Colui che è più intimo a noi stessi di noi stessi.

È un deserto poetico, perché è un viaggio in terra arida proprio alla ricerca di questa fonte. Colui che vive nel deserto sa che deve muoversi, deve uscire, deve esodare – termine che non esiste in italiano, ma che evoca pienamente questo movimento – per trovare l’origine, la fonte d’acqua, la fonte della vita.

Un cuore profetico: poesie di un uomo in ricerca

Non è una raccolta di poesie sacerdotali, o almeno non solo sacerdotali. Ciò che colpisce è che sono poesie di un uomo, di un uomo che cerca Dio e che porta con sé un’umana e profonda sofferenza, la sofferenza del suo esodo calla sua terra.

Come ci ricorda nella prefazione la poetessa Francesca Costantini, è una sofferenza e una nostalgia, quindi un richiamo a un’origine.
Ci troviamo di fronte a un viaggio che, come Johann Wolfgang von Goethe diceva, ha a che fare con le radici e con le ali. Radici che danno forza e che proprio per questo spingono avanti verso un altrove, un oltre.

Radici profonde per frutti visibili: l’innamorato che canta

Gustando il libro, viene proprio da pensare che, per portare frutti, la vera dimensione sia quella della profondità, quella di un albero in cui il movimento non è tanto verso l’alto, bensì verso il basso.
Più sono profonde le radici, più profonda è la dimensione intima, più vengono ad essere fecondi i frutti, ciò che si vede al di fuori.

Quindi ciò che voi vedete, ciò che voi leggerete, se avrete modo di farlo, sono le poesie di un innamorato, di un uomo che passa molto tempo in questa immersione d’amore e tutto si fa canto.

E tutto si fa canto perché è una preghiera che diventa canto e che unisce la sua voce alla nostra per cantare insieme.

Buon viaggio nell’Oltre dentro di noi

Faccio mie le parole proprio di Francesca Costantini che chiude la sua prefazione con questo: buona lettura, buon viaggio, buona co-creazione, buona preghiera e buon canto e buon ascolto.