Foto di Alessandro Palumbi, Susanna Faviani ed Emanuele Imbrescia
DIOCESI – Si è tenuta questo mercoledì, prima presso la Cattedrale di Sant’Emidio ad Ascoli Piceno, poi presso la Cattedrale Santa Maria della Marina a San Benedetto del Tronto le celebrazioni della liturgia delle ceneri presiedute dal Vescovo Gianpiero Palmieri.
Ad Ascoli la funzione, presieduta dal vescovo Gianpiero, è stata concelebrata da don Luigi Nardi, parroco della Cattedrale di Sant’Emidio, e ha prestato il proprio servizio all’altare il diacono Giuseppe Golia.
A San Benedetto la celebrazione, presieduta dal Vescovo Palmieri, è stata concelebrata da Don Patrizio Spina, parroco della Cattedrale Santa Maria della Marina, Don Romualdo Scarponi e da Don Luciano Paci.
Hanno prestato il proprio servizio all’altare il diacono Walter Gandolfi, il diacono Pietro Mazzocchi ed Emanuele Imbrescia.
Molti sono stati i presenti alla funzioni, presenti anche i cori delle rispettivi Cattedrali che hanno animato la liturgia.
Benedizione iniziale: “Il rito delle ceneri esprime il nostro desiderio di adesione al Signore, la nostra richiesta a Lui di misericordia”
La celebrazione inizia con l’invito del vescovo Palmieri, rivolto ai presenti, ad iniziare il cammino quaresimale ed a viverlo con profondità, intensità e con il massimo impegno. «La parola di Dio» – dice il vescovo – «ci accompagnerà in questi 40 giorni e vivremo così una scoperta del nostro battesimo, vale a dire della nostra dignità di figli di Dio». Concluso questo invito, prosegue con la benedizione in cui chiede al Signore di far si che il popolo cristiano, attraverso questo digiuno, possa iniziare un autentico cammino di conversione al fine di affrontare vittoriosamente il combattimento contro lo spirito del male.
Omelia del vescovo Palmieri: “Viviamo in un’epoca “distratta”, da cosa sono distratto?”
Concluse le letture, il vescovo Palmieri inizia la sua omelia e lo fa partendo con una riflessione avuta mentre leggeva il testo di un gesuita, il quale sottolineava che viviamo in un’epoca distratta. «Quest’espressione» – dice il vescovo Palmieri – «era commentata e, da questo commento, ho pensato che l’autore intendesse questa frase in questo modo: con distrazione s’intende l’essere tirati via da qualcosa. La nostra attenzione dovrebbe essere su un certo oggetto, la distrazione ci allontana da quell’oggetto; tuttavia, questa situazione è più profonda: il problema non è essere distratti da qualcosa, ma da noi stessi, dal nostro io».
Il vescovo fa poi un parallelismo con il Vangelo appena letto in cui vengono presentate le questioni più “sante” della pratica religiosa degli ebrei e dei cristiani: la preghiera, il digiuno e l’elemosina; tuttavia, è possibile essere distratti e la massima fonte di distrazione è il giudizio altrui. «Da cosa sono distratto?» – chiede il vescovo – «Da me stesso, dal mio vero io. Sono troppo concentrato sul come mi vedono gli altri, sulla valutazione che faranno di me. Sono talmente distratto da me stesso, per causa dello sguardo degli altri, da non essere più capace di ritrovarmi. Questa è un tipo di distrazione, in realtà sono tanti i modi in cui essere distratti: esempio lampante è vedere quante persone sono in giro con il telefono in mano, siamo distratti da quello che viviamo sul cellulare e non viviamo più una conversazione viso a viso».
Il vescovo continua l’omelia analizzando un altro aspetto, forse il più profondo, riguardo il tema della distrazione: la gente si distrae per l’incapacità di rimanere da sola, e questo è un problema; infatti, come dice il vescovo Palmieri: «siamo troppo presi da un io finto, si pensi al nostro buttarci giù, al nostro stimarci poco: sono così abituato a vedermi negativamente, che non mi vedo e questo discorso vale, chiaramente, per il contrario. La distrazione non ci fa abitare la realtà, non ci aggancia al nostro vero io, ma ad un finto io che riteniamo autentico. Per questo, la Quaresima ci dice “chiudetevi in una stanza, ma non state da soli, bensì con Dio che ha una visione oggettivamente bella di te».
Infine, il vescovo conclude l’omelia con il messaggio di Papa Leone a non vivere la vita con impotenza, noncuranti del bene altrui, ma di far emergere, grazie al tempo di Quaresima, un grande desiderio di fare giustizia; infatti, come dice il vescovo Palmieri «Fame della Parola di Dio, digiuno da ciò che ci distrae e fame di giustizia sono le parole di questa Quaresima».
Conclusa l’omelia, il vescovo invita l’assemblea a prender parte al rito della ricezione delle ceneri. Si tratta di «un richiamo» – dice il vescovo Palmieri – «al nostro destino; infatti, Dio disse ad Adamo: “cenere eri e cenere tornerai”».










