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Sessant’anni fa la tragedia del motopesca “Pinguino”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Venerdì 20 febbraio l’Amministrazione comunale e il Circolo dei Sambenedettesi commemoreranno il 60esimo anniversario della tragedia del motopesca “Pinguino”.

Alle ore 10.30, nella sala convegni del Museo del Mare, dopo i saluti istituzionali di Rita Stentella, Commissario straordinario del Comune, e di Giuseppe Quattrocchi, Comandante della Capitaneria di Porto, interverranno Gino Troli, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, Adalberto Palestini, figlio del comandante del “Pinguino” in rappresentanza dei familiari delle vittime e il giornalista Remo Croci.

Verrà quindi proiettato il video “L’ultimo viaggio” realizzato in occasione del 50esimo anniversario della tragedia. Alle 12.00, sul muro paraonde del Molo nord “Rodi”, verrà quindi deposta una corona sulla lapide che riporta i nomi delle vittime.

Nella notte tra il 19 e il 20 febbraio 1966 la barca atlantica “Pinguino” colò a picco nelle acque africane a sette miglia da “Cabo Blanco”, nelle vicinanze della costa mauritana. A bordo c’erano tredici persone: otto sambenedettesi, tre lampedusani, tra i quali uno zio ed un nipote, il cuoco nativo di Grottammare ed un marinaio di Formia. Le ricerche del “Pinguino” da parte di altre unità operanti nella stessa zona iniziarono immediatamente ma l’Atlantico restituì solo quattro corpi. Per una strana coincidenza, tra i motopescherecci che recuperarono un corpo c’era anche il “Rodi” che quattro anni dopo subirà anch’esso naufragio colando a picco in Adriatico con tutti i suoi uomini.

Un mese dopo il naufragio, la barca “Andrea Speat”, comandata dal capitano Pier Cesare Gobbi, andò alla ricerca del motopeschereccio “Pinguino” ospitando a bordo una troupe giornalistica formata da Andrea Pittiruti, Vittorio Lojacono, Giovanni Savelli e Roberto Gallo. Nel maggio successivo, assistito dal “Marchegiani II”, Pittirutti ritornava con una squadra di sommozzatori della Marina Militare ad immergersi in quelle acque per ispezionare il relitto già localizzato. Ma il “Pinguino” è ancora là sotto, e mai sono state definitivamente accertate le cause del naufragio: si parlò di un’esplosione o, l’ipotesi più volte avanzata, dello speronamento da parte di un motopeschereccio giapponese poi allontanatosi velocemente dal luogo dell’impatto.

Il 21 febbraio 2009, al molo nord “Rodi”, è stata inaugurata una lapide che ricorda le vittime di questa tragedia del mare e al “Pinguino” è intitolato  il piazzale a sud dell’approdo turistico.

L’equipaggio del m/p “Pinguino” era così composto:

Palestini Alberto, comandante;

Voltattorni Elio, primo ufficiale;

Romani Domenico, direttore di macchina;

Spina Ruggero, primo ufficiale di macchina;

Greco Agostino, nostromo;

Greco Giuseppe, marò;

Taranto Felice, marò;

Monti Giuseppe, marò;

Bruni Divo, marò;

Bruni Tommaso, marò;

Pompei Antonio, marò;

Fidanza Vittorio, marò;

Scartozzi Vittorio, cuoco.