Leggi le interviste precedenti:
– FOTO “Il nostro cammino scout”: dialogo con Mauro Meletti del gruppo Ascoli Piceno 1
– Gruppo Scout Ascoli Piceno 4, intervista a Piergiorgio Ragneni e Valentina Valentini
DIOCESI – Il viaggio del nostro giornale continua: questa volta siamo tornati indietro verso Ascoli ed abbiamo fatto visita a Cristina Costantini, capogruppo del gruppo scout Ascoli Piceno 2, presso la Chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria. Cristina, oltre ad essere stata molto gentile, ci ha dato preziose informazioni e dettagli sulla storia del gruppo, sulle figure di riferimento più “iconiche”, sulla vita parrocchiale e sul messaggio educativo che il gruppo s’impegna a lanciare.
Raccontami un po’ la storia del gruppo, come nasce?
Nel 1971 muoviamo i primi passi in Parrocchia con Padre Giuseppe Buscarini: 16 esploratori e 12 lupetti censiti con il gruppo Ascoli Piceno 1, al tempo c’era ancora l’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani). Negli anni successivi si continuano le attività e nel luglio del 1974 le guide partivano per il primo campo estivo a Pastina (Roccafluvione) con l’AGI (Associazione Guide Italiane). Nel 1976 viene istituito ufficialmente il gruppo Ascoli Piceno 2. Ad oggi contiamo 122 censiti tra educatori ed educandi. Il nostro gruppo accoglie bambine e bambini tra gli 8 e gli 11 anni nel branco “Fiore Rosso”, chiamati lupetti. La fascia d’età dai 12 ai 15 anni: guide ed esploratori divisi in due reparti: femminile “Frecce Vive” e maschile “San Marco – Vincenzo Giorgioni”. E infine la branca RS che accoglie ragazzi dai 16 ai 21 anni nel Clan “Orsa Maggiore”.
C’è stata, in questo gruppo, qualche personalità di spicco? Sia quelle più vicine a te sia quelle che, magari, ti sono state raccontate?
Premetto che io sono della parrocchia del Duomo dove non sono presenti gli scout, ma grazie a Paolino Teodori mi sono avvicinata all’Associazione quando avevo 8 anni. Posso quindi riportare le personalità più recenti che ho incontrato e che fanno parte del mio vissuto. Tra le persone che hanno fatto la storia di questo gruppo, una su tutte è sicuramente Ninetta Senesi: ai tempi dell’AGI è lei che fondò il gruppo Ascoli Piceno 2. Una persona coraggiosa, temeraria, una donna di grande fede e con un encomiabile spirito di servizio. Maestra nella vita lavorativa, ha cresciuto generazioni intere. Nel tempo libero educatrice scout, catechista e formatrice AGESCI. Non da meno è il suo servizio prestato in Diocesi, all’interno delle diverse pastorali e in parrocchia, mettendosi sempre al servizio secondo le necessità. È stata la mia capo fuoco e le sarò sempre grata per l’esperienza che mi ha proposto: dai Convegni di Giovani verso Assisi, all’esperienza fatta in Pastorale Giovanile, alla GMG. Mi ha fatto vivere la spiritualità della strada, con uno sguardo rivolto anche a ciò che c’è oltre l’Associazione, comprendendo che solo in comunione con le altre realtà siamo Chiesa.
Altra figura su cui mi vorrei soffermare è quella di Pietro Bisonni. Siamo stati capigruppo insieme e per me è stato un onore e una gioia, glielo dico sempre. Lui è una persona molto solare, disponibile e con una grande capacità di mediazione, una caratteristica importante da avere nel gestire gruppi di adulti in cui ci sono età e modus operandi differenti, a volte anche divergenti. In lui ho trovato sempre un sorriso e una leggerezza, che non è superficialità, nell’affrontare situazioni sia difficili che di gioco: è stato lui che, da educatore e genitore, ha pensato di coinvolgere le famiglie dei ragazzi in alcune attività di gioco. Questo ci ha permesso negli anni di creare un’alleanza educativa con i genitori, riconoscendo al Gruppo un ruolo educativo che non si risolve nelle poche ore di attività il sabato, ma anche a casa, nella quotidianità e nelle esigenze dei ragazzi che ci sono affidati. Tengo a precisare che i genitori supportano alcune nostre attività di gioco, ma non sono capi.
Come vive la parrocchia il vostro gruppo?
La parrocchia è una grande risorsa, in particolare l’assistente ecclesiastico che, nonostante i mille impegni, cerca di essere sempre presente quando lo chiamiamo, sia per le celebrazioni sia per i momenti importanti che abbiamo con i ragazzi e le famiglie. Colgo quindi l’occasione per ringraziare Padre Floriberto per la disponibilità e l’accoglienza.
Siamo consapevoli che gli scout non sono presenti in tutte le parrocchie; quindi, ci capita di accogliere ragazzi e ragazze anche fuori dal nostro contesto parrocchiale e questo va a “penalizzare” la nostra partecipazione in parrocchia perché, naturalmente, molti ragazzi vanno a riversarsi presso quelle di appartenenza. In ogni caso cerchiamo anche noi, in qualsiasi momento la parrocchia lo richieda, di essere attivi e presenti. Tra gli esempi che ti posso citare ci sono le feste parrocchiali in cui prestiamo servizio insieme al Comitato Festa. Oppure, in tempo di Covid, quando non era possibile accogliere molte persone in ambienti chiusi, su richiesta del parroco gli esploratori e le guide si sono impegnati a costruire nel campetto da calcio qui vicino, con pali in legno, cordini e legature, altare ed ambone per celebrare le Prime Comunioni.
Qual è il messaggio educativo che più tenete a mandare ai vostri ragazzi ed ai genitori?
Nel 2024 abbiamo riscritto il nostro progetto educativo ed il messaggio che vogliamo lanciare e su cui noi capi stiamo lavorando è l’ascolto dei ragazzi che ci vengono affidati. I ragazzi hanno un grande bisogno di ascolto e noi vogliamo esserci, camminando al loro fianco; nel gergo scoutistico diremmo “facciamo strada!”. La strada intesa come momento di crescita in cui si incontrano difficoltà, ma in cui si sperimenta anche l’incontro con l’altro, l’incontro con Dio. Altro punto del nostro progetto educativo è rivolto ai genitori: devono sapere che noi ci siamo e non siamo esterni all’educazione dei figli, ma parte integrante. Il fare rete con le famiglie è un nostro punto di forza. Inoltre, vogliamo che il nostro messaggio educativo sia rivolto al territorio: vogliamo essere presenti sul territorio, essere sentinelle, intercettare i bisogni e farci associazione di frontiera, quale dobbiamo essere, per raccogliere le esigenze. Riteniamo, infatti, che essere presenti sul territorio alzi l’attenzione su tanti disagi e problematiche giovanili.



