ASCOLI PICENO – Si è svolta ieri, Domenica 8 Febbraio 2026, alle ore 11:00, presso la chiesa di San Vittore ad Ascoli Piceno, la cerimonia di chiusura della mostra“Profeti di Speranza, creatori di bellezza”. L’iniziativa è stata organizzata dal Museo Stauròs d’Arte Sacra Contemporanea del Santuario di San Gabriele a Isola del Gran Sasso, in collaborazione con le Diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
L’evento conclusivo ha assunto un significato particolarmente simbolico, svolgendosi nella chiesa di San Vittore, recentemente restituita alla fruizione della comunità dopo un lungo ed attento intervento di restauro. Si è trattato infatti di una delle prime iniziative ospitate in questo spazio, tornato al suo antico splendore. Numerosa la partecipazione di pubblico, con la presenza di molti artisti ed espositori.
Presenti mons. Giampiero Palmieri, vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno, Giuseppe Bacci, curatore della mostra, e padre Vincenzo Fabbri, responsabile del Museo Stauròs di San Gabriele a Isola del Gran Sasso.
Giuseppe Bacci, da oltre quarant’anni impegnato nella cura e nella promozione di queste iniziative, ha accompagnato i presenti in un percorso guidato e articolato tra affreschi antichi e opere contemporanee: pitture, installazioni artistiche e sculture, dal marmo di Carrara di Massari al travertino ascolano di Giuliano Giuliani. Un allestimento pensato come dialogo vivo tra passato e presente, capace di generare suggestive “sinfonie” tra opere che spaziano dal Medioevo alla contemporaneità.
Le opere esposte hanno comunicato messaggi di speranza e di elevazione spirituale, con una significativa presenza di artisti del territorio, come l’ascolano Giuliano Giuliani, affiancato da Aldo Brandimarte e Gianluca Staffolani, e il sambenedettese Paolo Consorti, artista, sceneggiatore e regista cinematografico, insieme ad altri protagonisti della scena artistica contemporanea. È emersa con forza la capacità delle opere contemporanee di dialogare con quelle del passato, creando connessioni inattese e profonde.
A concludere l’incontro è stato l’intervento del vescovo Giampiero Palmieri, che ha sottolineato la bellezza di osservare le diverse tecniche artistiche e di soffermarsi sui particolari per scoprire il “segreto” che ogni opera custodisce. «A nome di padre Vittorio – ha affermato – la ricerca del sacro ha acquisito una dignità incomparabile, esprimendo attraverso l’arte una straordinaria efficacia comunicativa».
Mons. Palmieri ha inoltre ricordato come la Biennale, ferma dal 2014, avesse bisogno di ripartire con un entusiasmo nuovo e come la mescolanza tra antico e moderno, sostenuta anche dalla partecipazione di numerosi artisti ascolani, abbia contribuito a una mostra volutamente semplice e sobria, rispettosa di una chiesa già protagonista di importanti appuntamenti, come l’assemblea diocesana dello scorso Ottobre 2025.
«In questa chiesa – ha ricordato – ci troviamo davanti all’altare più antico di Ascoli. L’altare è la pietra angolare, simbolo di Cristo, fondamento di un edificio spirituale», richiamando i testi della Prima Lettera di Pietro, della Lettera agli Efesini e di San Paolo. Ha poi evidenziato come la mostra dimostri che la ricerca di senso non ha tempo né confini, ma appartiene agli uomini di ogni epoca.
Particolare attenzione è stata dedicata ad alcuni affreschi della chiesa, come il Crocifisso raffigurato nella parte alta della navata centrale, con un Cristo che sale sulla croce non inchiodato, in riferimento al versetto di Giovanni (10,10): «Nessuno ha il potere di togliermi la vita, ma sono io che la dono». Così come nell’affresco della Natività, dove Maria è raffigurata mentre riceve l’Eucaristia da Gesù, a testimonianza di una profonda fede artistica che vede Maria partecipe del Cristo Risorto.
«Ci vuole grande libertà negli artisti – ha concluso il vescovo -, spinti dalla luce dello Spirito ma anche dalla sua ombra. Luce e ombra non sono così separate: la misura di un artista non è soltanto nella luminosità della sua fede, ma nella sincerità della sua ricerca, espressa in modo mirabile nelle opere antiche come in quelle contemporanee».
Il prossimo appuntamento è previsto con un’edizione estiva della mostra, che si terrà nella chiesa di Santa Lucia a Grottammare, un altro edificio sacro del patrimonio diocesano piceno recentemente restaurato.
































