SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è concluso il primo quadrimestre e, come ormai da tradizione, la scuola paritaria Maria Immacolata di San Benedetto del Tronto ha dedicato un’intera settimana a un percorso educativo speciale: un tempo prezioso per lavorare sulle relazioni, sulla crescita personale e sui valori fondamentali della convivenza civile. Quest’anno il tema scelto è stato quello della pace, una parola spesso ascoltata dai bambini nei notiziari, ma percepita come lontana, astratta, quasi irraggiungibile.
“Ci è sembrato molto importante fermarci a riflettere sulla pace, perché oggi i bambini sentono parlare continuamente di guerra – spiega suor Sandra, dirigente dell’Istituto – Spesso la pace viene vista come qualcosa di distante, su cui loro non possono incidere. Invece volevamo aiutarli a capire che la pace cresce a partire da ciascuno di noi”. Durante la settimana, il tema è stato affrontato con modalità adatte all’età dei bambini: letture, visione di film, lavori di gruppo, conferenze, attività sportive e creative. Un percorso pensato non come teoria, ma come scuola di vita. “Abbiamo voluto dare risalto a una pace concreta, quotidiana, non solo teorica – continua suor Sandra – Abbiamo parlato anche di bullismo, che è spesso l’anticamera di un adulto incapace di amare la pace”.
Particolare attenzione è stata data al lavoro collaborativo: alunni di tre diverse fasce d’età sono stati coinvolti in attività comuni, per imparare ad aiutarsi, rispettarsi e valorizzarsi già da piccoli. Da questo lavoro sono nati elaborati artistici e murales che rappresentano un mondo di pace, allestiti in una mostra visitabile nella mattinata di sabato, dalle 8.30 alle 10.30. Tutte le opere realizzate in gruppo verranno messe all’asta e il ricavato sarà devoluto al Patriarcato di Gerusalemme, a sostegno di un orfanotrofio di Betlemme, una casa religiosa che accoglie bambini in difficoltà. “Volevamo che i nostri alunni capissero che ognuno può fare qualcosa di concreto per la pace” sottolinea la dirigente.
La mattinata di giovedì: dialogo, testimonianze e domande dei bambini
Momento centrale della settimana è stata la mattinata di giovedì, svoltasi all’interno della scuola, che ha visto la partecipazione di ospiti di rilievo umano e professionale.
Ad accogliere l’invito sono stati:
- S.E. mons. Gianpiero Palmieri, Vescovo
- Luigina Pezzoli, giornalista
- Simona Montauti, sociologa
- Leandro Lobrauco, ex rugbista e allenatore della Sambenedettese Rugby
- Umar Mangal Gol, rifugiato dall’Afghanistan
- Joseph Kazmouz, in collegamento dalla Palestina
- Alberto Damiani, agronomo
I bambini, preparati nei giorni precedenti, hanno rivolto agli ospiti domande profonde e sorprendenti, segno di un’autentica interiorizzazione del tema. Particolarmente intenso è stato il saluto rivolto al Vescovo Gianpiero Palmieri, accolto con gratitudine per la sua presenza in una settimana così significativa, e invitato a indicare ai ragazzi una strada sicura per crescere come uomini e donne di pace.
Alla giornalista Luigina Pezzoli è stata posta una domanda molto precisa: perché, a fronte di oltre 50 conflitti nel mondo – dall’Afghanistan al Sudan, dal Congo alla Somalia – i mass media e i grandi leader parlano solo di alcune guerre, lasciandone molte altre nel silenzio?
Alla sociologa Simona Montauti, mamma ed educatrice, i bambini hanno chiesto come coltivare valori che aiutino a non diventare violenti o competitivi in modo distruttivo, imparando invece a vedere nelle doti dei compagni una ricchezza condivisa.
All’allenatore Leandro Lobrauco è stato chiesto perché, nonostante lo sport venga spesso presentato come strumento di unione tra i popoli, negli stadi si assista sempre più spesso a violenza e pericoli anche per i bambini. Troppo antagonismo? Troppa smania di primeggiare? Incapacità di accettare la sconfitta?
A Umar Mangal Gol, rifugiato afghano, è stato chiesto di raccontare la sua dolorosa esperienza di guerra e quali risultati concreti essa produca nella vita delle persone.
All’agronomo Alberto Damiani, i bambini hanno posto una riflessione sorprendente: la guerra genera fame, malattie e morte, soprattutto tra i più piccoli. Forse, pur non sognando di diventare agricoltori, dovremmo coltivare più amore per la terra e per la sua salvaguardia.
Infine, a Joseph Kazmouz, palestinese cattolico che vive in Israele, è stato chiesto se la convivenza pacifica sia davvero possibile e come possa essere costruita nella vita quotidiana.
Una settimana intensa, ricca di stimoli e di emozioni, che ha lasciato un segno profondo nella comunità scolastica. Un’esperienza che ha mostrato come educare alla pace significhi soprattutto educare al rispetto, alla responsabilità e alla speranza, partendo dai più piccoli.


