VENAROTTA – C’è aria di attesa e di gioia a Venarotta; infatti, sabato 7 febbraio si terrà, dalle 16:30, una festa per celebrare i 50 anni di servizio, come parroco della chiesa dei Santi Cosma e Damiano in Venarotta, di don Umberto Puglia.
Lo stesso don Umberto, che solitamente non ama essere al centro dei riflettori, ha accettato di buon grado questo evento perché «è partito dalla gente» – spiega don Umberto – «e se la gente è contenta, anch’io lo sono».
A presiedere la celebrazione sarà il vescovo Gianpiero Palmieri, concelebreranno alcuni sacerdoti con cui don Umberto ha camminato per molti anni. Prenderanno parte alla festa anche le autorità di Venarotta, ovvero il sindaco Fabio Salvi e il maresciallo Antonio Ragonese; presente, ovviamente, la fedelissima comunità parrocchiale di Venarotta, che don Umberto ha più volte precisato essere «una famiglia».
Alcune info per il pomeriggio del 7 febbraio
- 16:30: inizio della Santa Messa, presso la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, che sarà presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrata da don Umberto e da altri sacerdoti presenti.
- Alla fine della Messa ci saranno i ringraziamenti e gli auguri del sindaco Fabio Salvi, del maresciallo Antonio Ragonese e dei catechisti.
- Apericena finale preparato dalla comunità parrocchiale; l’apericena avverrà nella casa parrocchiale; inoltre, i parrocchiani allestiranno anche un tendone in caso di maltempo.
Alcune informazioni biografiche su don Umberto Puglia
Don Umberto Puglia nasce a Pagliare del Tronto, una frazione di Spinetoli (AP), il 6 settembre 1937. Nel 1948, ad undici anni, entra in seminario ad Ascoli Piceno e il 29 giugno 1961 ottiene la nomina di sacerdote e viene incaricato di aiutare don Giovanni Marcozzi a Pescara del Tronto; tuttavia, per alcune problematiche, ha dovuto lasciare la comunità parrocchiale di Pescara del Tronto per qualche periodo, per poi farvi ritorno, nell’agosto dello stesso anno, con l’incarico di amministrare anche le parrocchie di Capo d’Acqua e di Tufo. Il 7 febbraio 1976 venne spostato dall’allora vescovo Marcello Morgante presso la chiesa dei Santi Cosma e Damiano in Venarotta, dove è tuttora. In questi 50 anni di servizio, don Umberto si è dilettato nella stesura di libri riguardanti la storia delle chiese limitrofe e nella creazione degli alberi genealogici delle famiglie di Venarotta.
Don Umberto si racconta: una breve storia dei suoi anni di servizio a Venarotta
Nel frattempo, oltre a farci avere dettagli sulla festa di sabato, don Umberto ha raccontato al nostro giornale alcuni momenti del suo cinquantennale servizio come parroco. Oltre a darci l’idea di essere un uomo di grande brillantezza e vitalità, abbiamo fatto anche la conoscenza di un uomo profondamente legato al territorio e alla parrocchia che amministra e, nel corso della chiacchierata, non si è risparmiato in complimenti e ringraziamenti per i suoi parrocchiani, verso cui mostra un affetto smisurato. Queste sono state le sue parole:
«Io sono venuto qui a Venarotta il 7 febbraio 1976, dopo 15 anni di servizio a Pescara del Tronto. Avevo chiesto al vescovo Morgante se ci fosse qualche possibilità, dopo 15 anni, di cambiare e, dopo qualche settimana, mi ha proposto la parrocchia di Venarotta, che non conoscevo. Qui a Venarotta c’era, prima del mio arrivo, un “santo” sacerdote, don Marco Moretti, che mi ha aggiornato della situazione: Venarotta era considerata una zona agricola e la maggior parte delle persone traeva profitto lavorando la terra e allevando gli animali. Quando sono arrivato sembrava così: il nucleo centrale del paese era il cosiddetto centro storico, mentre il resto era fatto di case sparse. Qualche anno dopo il mio arrivo le cose cominciarono a cambiare, come la struttura sociale italiana del dopoguerra del resto: l’insorgere della zona industriale di Ascoli, che chiedeva manodopera, portò via molti mezzadri che abitavano qui; infatti, dopo cinquant’anni la situazione è cambiata radicalmente, ormai Venarotta è una zona residenziale dove non si coltiva più la terra e dove tutto è abbandonato. Io provenivo da un ambiente completamente diverso e ho dovuto adattarmi: venivo dalla montagna, dove la vita era molto più semplice; invece, qui ho trovato un ambiente calmo. Ho notato, con il tempo, che tra le varie famiglie c’era un po’ di maretta dovuta alle votazioni comunali, che diventavano occasione di divisione tra parenti e amici; però, passati cinque anni, piano piano le cose si sono addolcite. Io cominciai la mia attività da solo e piano piano trovai la possibilità di sopperire alle necessità culinarie andando a Roccafluvione: qui trovai una famiglia, Il Ruspante, che mi accolse ed ogni giorno andavo lì.
Poi abbiamo vissuto insieme, qui con la popolazione, molti momenti di entusiasmo, come spesso capita quando un prete giovane viene; io allora avevo 37/38 anni, e cominciammo a conoscere le abitudini e gli appuntamenti importanti del paese; nel frattempo cominciò ad esplodere il periodo dell’edilizia: dal centro storico nessuno sfuggiva, i coloni erano andati via e le piccole attività edilizie presero coraggio e cominciarono a costruire i primi palazzi, dando vita a zone nuove.
La popolazione locale si arricchì con la presenza di famiglie che, dai paesi vicini, andavano a stare a Venarotta poiché c’erano i servizi; pertanto, queste zone nuove andarono a svuotare il centro storico, stabilendo un cambio sociale netto rispetto a quando ero arrivato io. Con il tempo c’è stata una crescita della popolazione: al mio arrivo c’erano 800 abitanti a Venarotta, negli anni ’90 il paese arrivò ad averne 1400. Attualmente sta accadendo l’inverso: la gente trova difficoltà ad andare a lavorare ad Ascoli e allora molti se ne stanno andando, soprattutto i giovani, trovando alloggio nella vallata. C’è da dire che da Ascoli qualcuno è venuto e sta venendo qui; tuttavia, dal punto di vista parrocchiale non sono impegnatissimi, perché provenienti da altri ambienti e legati a quegli ambienti».

