DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.
Il Vangelo di questa domenica ci riporta la parte iniziale del discorso della montagna, il discorso più importante di Gesù, discorso che occupa ben due capitoli del Vangelo di Matteo.
È un inizio, però, che ci lascia un po’ perplessi: Gesù ci parla di beatitudine, di felicità, di gioia ma ce ne parla esattamente al contrario di come potremmo farlo noi.
«Beati i poveri in spirito […]. Beati quelli che sono nel pianto […]. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia […]. Beati i perseguitati per la giustizia…».
Cosa sta dicendo Gesù? Ci dice forse che se le cose vanno male, se siamo poveri, se siamo nel pianto, se siamo perseguitati siamo immensamente fortunati? Siamo beati? Ne dobbiamo gioire?
Sicuramente no, non è così. Allora come leggere le beatitudini?
Un primo aiuto ci viene offerto dalla prima lettura che contiene appena tre versetti tratti dal libro del profeta Sofonia. Il profeta parla al popolo di Israele in un momento di grave angoscia: la guerra è alle porte e ogni speranza di pace sembra perduta. Il profeta sa, però, che in Israele esiste un “resto”, «un popolo umile e povero», formato da persone fedeli, umili, giuste. Un piccolo gruppo che con la propria perseveranza e la propria fiducia nel Signore impedirà all’intero popolo di lasciarsi andare alla disperazione e di essere travolto dalla violenza.
Certo che, quando parliamo di “resto”, a volte ci rimane più facile soffermarci sull’accezione negativa del termine, ovvero “ciò che avanza, ciò che rimane” da una precedente maggiore quantità, “ciò che è sopravvissuto”, “ciò che è scampato”, qualcosa di insignificante.
Se continuiamo nella lettura, la Parola di questa quarta domenica del tempo ordinario sembrerebbe rivelarsi una conferma di tutto ciò.
Ascoltiamo San Paolo: «Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono…».
Può sembrare, a prima vista, che la liturgia ci presenti un Dio dal forte spirito di “raccoglimento”, dalla forte compassione, tanto da crearsi una sorta di “Armata Brancaleone”, un “resto” di ultimi ai quali promette, ed è questa la conclusione del Vangelo di oggi, «rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Paolo, in realtà, invita i cristiani di Corinto a specchiarsi nel modello di riferimento usato da Dio lungo tutta la storia della salvezza per scegliere e chiamare a sé. In tutte le pagine della Scrittura, come abbiamo visto anche prima nel testo del profeta Sofonia, sono i più piccoli, poveri, insignificanti e umili ad essere oggetto della benevolenza divina. Qualche esempio: Dio ha scelto Davide, l’ultimo dei figli di Iesse, quello che pascolava il gregge, e lo ha scelto come re per Israele; Dio ha scelto Maria, una giovane di uno sperduto villaggio della Galilea, l’ha scelta come madre di suo Figlio.
L’autentico popolo di Dio è un resto, un resto formato da chi è giusto, fedele, mite, non orgogliosamente autosufficiente ma cosciente della sua dipendenza da Dio e del suo essere cercatore di Dio e della sua giustizia. «Beati voi…» dice Gesù a costoro. E dire beati è come dire: in piedi voi che piangete, avanti, in cammino, Dio cammina con voi, asciuga lacrime, fascia il cuore, apre sentieri.
Gesù non vuole dire che se sei povero, se sei sofferente, se sei perseguitato, allora sei nella gioia.
Chi è perseguitato è oggettivamente nel dolore; chi è affamato, è nel pianto, a volte nell’angoscia. E la nostra esperienza quotidiana ce lo ricorda bene.
Gesù ci dice: sappi che questa condizione attira lo sguardo di Dio su di te, la sua azione si orienta verso la tua sofferenza, la tua fame, il tuo pianto, il tuo essere perseguitato.
Sono beati i poveri, non la povertà; Dio è dalla parte di chi piange, non dalla parte del dolore…Dio è con chi è perseguitato, non dalla parte della persecuzione…sono beati gli uomini, non le situazioni!
Beati tutti coloro che lasciano Dio regnare in loro, beati tutti coloro che si vantano di una storia che avanza non per le vittorie della forza ma per semine di giustizia e raccolti di pace!