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La Vita Picena si presenta, intervista al direttore Lanfranco Norcini Pala

DIOCESI – È stata presentata la nuova versione cartacea de La Vita Picena, ripensata come spazio di approfondimento monotematico capace di offrire più voci su uno stesso tema. Un rinnovamento che si inserisce in una storia lunga 117 anni e che porta con sé un sentito ringraziamento a quanti, nel tempo, hanno custodito e portato avanti questo servizio con spirito di gratuità e attenzione alla comunità, adattandolo – come avviene anche oggi – alle esigenze del presente.

Esigenze profondamente cambiate con l’unione in Persona Episcopi, che ha condotto a una rimodulazione e a una riorganizzazione dei media delle due diocesi del Piceno. In questo nuovo contesto, il giornale online L’Ancora, già testata della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, è diventato il giornale ufficiale anche della diocesi di Ascoli Piceno.

Proprio Ascoli Piceno, che fino all’unificazione aveva mantenuto l’esperienza del cartaceo, ha scelto di rivedere La Vita Picena, adattandola a una formula che privilegia l’approfondimento rispetto alla cronaca quotidiana. Un progetto editoriale più riflessivo, pensato per affiancare – insieme alla radio diocesana – un’offerta informativa capace di coprire entrambe le diocesi.

Il primo numero della nuova Vita Picena è disponibile presso la Curia di Ascoli Piceno (Piazza Arringo, 10/C) e presso la Curia di San Benedetto del Tronto (Piazza Sacconi, 1).

Per conoscere più da vicino il nuovo periodico, che da quindicinale diventa mensile (10 numeri all’anno), abbiamo intervistato il direttore Lanfranco Norcini Pala.

Un sentito ringraziamento va naturalmente anche al direttore Lanfranco, che svolge il suo servizio a titolo gratuito e mette generosamente la propria competenza al servizio delle diocesi.

La Vita Picena si presenta in una veste completamente rinnovata, come mensile monografico. Quali sono le principali novità strutturali rispetto al passato e perché avete scelto questo formato?

Si è trattato di una scelta obbligata. La vecchia edizione del giornale era giunta al capolinea. Non certo per la qualità dei contenuti o per l’importante funzione svolta nel territorio diocesano di Ascoli Piceno, ma per le difficoltà che oggi incontra chi vuole editare un quindicinale di attualità, che ha tempi di produzione e di postalizzazione molto lunghi.
E’ indubbio come la forza del web abbia di fatto soppiantato il cartaceo nel racconto dei “fatti”. L’unificazione delle due diocesi “in persona episcopi” ha offerto l’occasione per un ripensamento complessivo della comunicazione e diverse funzioni per i mezzi esistenti.
La Vita Picena è stata scelta per una funzione di maggiore approfondimento, a cui non si può rinunciare. Ogni mese viene scelto un tema importante per la vita della comunità Picena e viene affrontato con contributi di alto livello, sia di rilievo nazionale che locale. Inoltre vengono presentate le buone prassi presenti nel territorio e le testimonianze di alcuni protagonisti. L’idea è quella di offrire al lettore una panoramica ampia ma approfondita del tema trattato perché sia più informato e quindi più consapevole.

Nel saluto ai lettori il vescovo Palmieri parla di una scelta “irrinunciabile”: andare in profondità. Come si traduce questa indicazione nella linea editoriale del giornale e nel lavoro redazionale?
Il panorama informativo, con l’avvento dei social media, è sempre più ampio ma purtroppo sempre più resta alla superficie degli avvenimenti e delle problematiche. Il lettore è abituato al surfing e all’infinite scroll dei social e il tempo medio di lettura di un testo sul web è sceso a meno di 20 secondi. Dall’altro lato i produttori di contenuti, e tra loro anche alcuni giornalisti, si adeguano e rinunciano ad approfondire, convinti che sarebbe uno lavoro sprecato.
Diminuisce in alcuni casi l’informazione reale, diminuisce la conoscenza, diminuisce la consapevolezza e diminuisce anche l’empatia, il sentirsi parte di una comunità e delle sue problematiche. Lo ha detto bene Papa Francesco nella “Fratelli Tutti”: “ingozzati di connessioni”, sembriamo aver perso “il gusto della fraternità”.

Tornare alla profondità significa tornare ad una informazione più completa ed anche più complessa, fare un lavoro redazionale più ragionato e approfondito, presentare al lettore un prodotto sicuramente più impegnativo, che chiede una sua partecipazione: riconoscersi in quella narrazione, leggere oltre i 20 secondi, riflettere e, se necessario, scegliere di avere un ruolo ed agire in quella comunità raccontata, che è proprio la sua. Lo ha detto bene il nostro Vescovo Gianpiero nel “saluto ai lettori” del primo numero citando due pontefici: si tratta di superare l’atteggiamento pervasivo della globalizzazione dell’indifferenza o della globalizzazione dell’impotenza. E’ una chiamata a conoscere, riflettere, scegliere di essere parte. Compito ambizioso ma, credo, irrinunciabile per una Chiesa che vuole essere nel mondo.

Il primo numero dedicato alle “povertà” inaugura questo nuovo corso: quali temi affronta in particolare e perché avete deciso di partire proprio da questi contenuti?
Siamo partiti da un tema forte, che ci interroga, su cui molto si fa ma ancora di più c’è da fare. I nuovi poveri, come abbiamo detto in copertina, sono fragili ma non invisibili, come forse era un tempo. L’indigenza sta diventando cronica: non è un incidente ma una condizione, che addirittura si può ereditare. Chi si rivolge alla nostre Caritas o ai servizi sociali non è più il “barbone” di qualche anno fa: sono i nostri anziani, i nostri figli, i nostri vicini. Sono anche i nostri colleghi di lavoro perché oggi si può essere in difficoltà anche avendo un reddito. In un territorio resiliente come quello Piceno abbiamo provato a mettere in evidenza come la fragilità possa essere un appello alla responsabilità, alla creatività sociale, alla capacità di immaginare una comunità in cui nessuno debba scegliere tra pagare una bolletta e mantenere un legame, tra curarsi e sperare, tra lavorare e vivere. Accanto agli interventi, molto qualificati, del direttore nazionale della Caritas o del portavoce nazionale dell’Alleanza contro le povertà abbiamo descritto il fenomeno nelle due diocesi, puntualmente esaminato dalle nostre Caritas. Ma abbiamo anche voluto raccontare le buone prassi messe in atto nel territorio, quando, oltre ai bisogni materiali, si intercettano storie e vissuti da trattare con cura. E, infine, abbiamo voluto anche ospitare le testimonianze di chi ce l’ha fatta: non solo un segnale di speranza ma anche un invito a investire sulle persone che oggi vivono la fragilità.

A chi si rivolge oggi La Vita Picena? Avete in mente un pubblico specifico o puntate a intercettare lettori diversi rispetto al passato?
La Vita Picena continua a rivolgersi alla comunità delle due diocesi e chiede a tutti uno sforzo per andare oltre i fatidici venti secondi di attenzione. Mi piace pensare che la lettura del giornale possa essere vissuta in un momento di digital detox: sono 80 pagine sicuramente impegnative, da aprire con il giusto tempo ma soprattutto con la giusta predisposizione ad un approfondimento, liberi dalla smania di consultare lo smartphone. Fermiamoci un attimo con lo scrollare e torniamo a sfogliare. In più abbiamo voluto porre una attenzione particolare ad intercettare il bisogno di conoscenza degli enti, delle istituzioni e del variegato mondo del terzo settore: sono convinto che nella pagine di questa nuova edizione del giornale troveranno molti spunti di riflessione e di confronto. Con loro e con tutti i nostri lettori vogliamo instaurare un rapporto bidirezionale: attraverso il sito apriremo spazi di dialogo che, sono convinto, sapranno portarci ancora più “dentro” i temi che affrontiamo.

Come è possibile abbonarsi alla nuova Vita Picena e perché abbonarsi?
Abbonarsi è molto semplice ed anche economico. Abbiamo voluto un costo accessibile, solo 20 euro per 10 numeri, perché non vogliamo che il prezzo sia una barriera. Basta versare la somma sul conto bancario Intesa San Paolo IBAN IT14R0306913506100000000507 Intestato a A&P Media Srl con causale “Abbonamento La Vita Picena” e specificando nome, cognome e indirizzo postale.
Per sicurezza meglio comunicare l’avvenuta sottoscrizione con una mail a amministrazione@radioascoli.it. Stiamo anche pensando ad iniziative sociali e culturali riservate ai soli abbonati: mi piacerebbe che quella dei lettori de La Vita Picena diventasse una comunità nella comunità. Non ci interessa, come nella famosa campagna Rai, un abbonato in prima fila ma pensiamo che possa essere bello avere un abbonato accanto a noi.

Questa nuova edizione è una scommessa culturale e comunicativa. Quali segnali vi diranno, nei prossimi mesi, se la strada intrapresa è quella giusta?
Sì, è davvero una scommessa. Andiamo in controtendenza e ne siamo consapevoli. Ma non è forse vero che essere in controtendenza è oggi una missione per tutta la Chiesa? Misurare la riuscita di questa sfida non sarà facile perché il nostro piccolo contributo si innesta in un’opera molto più grande e complessiva che si svolge nelle due diocesi. Ma non rinunceremo ad un vero e proprio bilancio di fine anno, economico e di missione.
Vedremo intanto come verrà accolto questo primo numero, che è in spedizione e arriverà ai destinatari nei prossimi giorni: il successo, come per ogni iniziativa editoriale, lo decretano i lettori.