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Don Francesco Mangani: “All’orizzonte si profilano nuovamente logiche razziali, forme di categorizzazione dell’umano”

DIOCESI – Si è svolto ad Ascoli Piceno un articolato e partecipato programma di iniziative in occasione della Giornata della Memoria, promosso dall’Associazione Il Portico di Padre Brown, presieduta da Pina Traini e co-fondata insieme con don Francesco Mangani, attuale assistente spirituale.
Un percorso che da oltre quindici anni accompagna la città di Ascoli in un cammino di memoria, riflessione e dialogo, nato inizialmente con un semplice momento di preghiera al cimitero e cresciuto nel tempo fino a ottenere un riconoscimento anche a livello nazionale. Proprio per la serietà e la continuità dell’impegno, il Comune di Ascoli Piceno ha chiesto all’associazione di partecipare ufficialmente alla commemorazione cittadina.
Il programma delle celebrazioni si è aperto sabato 24 gennaio presso il foyer del Teatro Ventidio Basso con il concerto “Il segreto di Linda”, in memoria del soprano Linda Barla Ricci. Lunedì 26 gennaio, al Cinema Odeon, è stato proiettato il film “Il dono più prezioso” di Michel Hazanavicius, mentre in serata, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, si è tenuta la veglia di preghiera per la pace “La pace nasce da un cuore nuovo”, alla vigilia della Giornata Mondiale della Memoria 2026.

Il cuore delle celebrazioni si è concentrato martedì 27 gennaio. In mattinata, presso l’Auditorium “Neroni” della Fondazione Carisap, si è svolto l’incontro “Memorie”, con i saluti istituzionali e l’incontro-testimonianza “La fuga” con il giornalista Raoul Wittenberg Cohen, di origine tedesca, la cui famiglia fu costretta a fuggire dalla Germania per sottrarsi alla persecuzione nazista. La mattinata è stata arricchita da contributi musicali e culturali, tra cui “Luce nel buio”, dedicato alla bellezza come antidoto all’orrore, e “Cieli nuovi e terra nuova”, con la partecipazione dell’Istituto Magnificat di Gerusalemme, a testimonianza del valore universale dell’armonia e della musica al servizio della pace.

Il momento più intenso della giornata si è svolto alle ore 15.00 nella zona ebraica del civico cimitero di Ascoli Piceno, con la preghiera congiunta ebraico-cattolica, divenuta negli anni il centro della commemorazione cittadina. Alla celebrazione hanno preso parte numerose autorità istituzionali, tra cui il Prefetto Sante Capponi e il Sindaco Marco Fioravanti. A rendere ancora più toccante il momento sono stati anche i canti eseguiti da Gloria Conti, che hanno accompagnato il raccoglimento e la riflessione dei presenti, insieme al violinista Matteo Maria Mariani e al fisarmonicista Roberto Rosati.

Nel suo intervento, don Francesco Mangani ha richiamato le parole di Papa Leone: «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana». A partire da questo monito, Don Francesco ha sottolineato: “Non si comincia mai con i campi di sterminio: si comincia sempre con il linguaggio, con le categorie, con l’abitudine a pensare alcuni popoli come inferiori, impuri, pericolosi. È qui che la Shoah torna ad essere, oggi, una domanda radicale rivolta al presente. Il vero progresso dell’uomo non può fondarsi esclusivamente sull’economia, sullo sviluppo tecnico, sull’efficienza dei sistemi, quando manca il progresso umano e del cuore. La civiltà non si misura dal PIL, ma dalla capacità di riconoscere nell’altro un volto, una dignità, una storia. L’evento della Shoah non è solo memoria del passato, ma scuola di maturazione interiore: dovrebbe educare le coscienze, affinare la sensibilità morale, renderci più vigilanti davanti alle derive del linguaggio e del potere. E invece constatiamo, con amarezza, quanto l’uomo dimentichi in fretta. All’orizzonte si profilano nuovamente logiche razziali, forme di categorizzazione dell’umano che, per struttura mentale e per retorica, non sono così diverse da quelle che precedettero la Seconda Guerra Mondiale. Ed è proprio per questo che la Memoria non può essere rituale, né consolatoria: o diventa conversione dello sguardo e del cuore, oppure tradisce se stessa.”

Nel pomeriggio, presso la Libreria Rinascita, è stato presentato il libro “Se io ti dimentico, o Gerusalemme” di Ritalaura Del Conte, mentre in serata il Cinema Odeon ha ospitato una seconda proiezione del film “Il dono più prezioso”.

L’edizione di quest’anno si è svolta in un contesto internazionale particolarmente complesso, segnato dal conflitto tra Gaza e Israele. Proprio per questo l’associazione ha scelto un programma più sobrio e riflessivo, evitando ogni sovrapposizione tra la tragedia della Shoah e gli eventi contemporanei, considerati piani storici distinti. La rinuncia alla tradizionale cena ebraica, sostituita da un momento di Avelut (lutto), ha rappresentato una scelta consapevole di raccoglimento e rispetto. In questo quadro sono state lette anche testimonianze provenienti da Gaza, nel segno di un coraggio intellettuale che invita a non dimenticare il passato senza smettere di interrogare il presente.

Le celebrazioni si sono concluse mercoledì 28 gennaio con la proiezione, presso l’Istituto Comprensivo Tronto e Valfluvione, del film “L’ultima volta che siamo stati bambini” di Claudio Bisio, a conferma dell’attenzione costante rivolta alle nuove generazioni. Come ricordato più volte nel corso delle iniziative, il rischio è che la Shoah diventi soltanto una frase nei libri di storia: mantenerne viva la memoria significa invece riconoscerla come icona universale della tragedia dell’uomo e come monito permanente a un impegno concreto per la pace.