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Al Liceo Rosetti la testimonianza di riscatto di Samba: dal barcone, all’accoglienza in Caritas alla piccola impresa

Il racconto degli studenti del Liceo Scientifico

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci sono storie di vita che sembrano sceneggiature di film, avventurose e terribili, commoventi e scomode, come quella che gli studenti del Liceo “Rosetti” hanno ascoltato attraverso la voce allegra di Manneh Samba, giovane migrante che è stato ospite, insieme al professor Fernando Palestini, vicedirettore della Caritas diocesana, presso l’Aula lettura dell’istituto superiore nei giorni scorsi.

L’incontro è stato il punto di arrivo del percorso di Educazione civica, svolto dalle classi 1^D e 1^S (nell’ambito dei percorsi curati dalle docenti di Lettere Alessia Palestini e Donatella la Selva), incentrato sul tema delle migrazioni, con l’obiettivo di stimolare una riflessione sull’argomento e di dare consistenza e voce alle tante notizie che affollano i telegiornali. La sintesi dell’evento nelle parole dello studente Gianluca Di Domenico, classe I D.

“Dopo un’introduzione del professor Fernando Palestini sul ruolo della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto nell’accoglienza delle persone in difficoltà e nella realizzazione di progetti di vita concreti, la platea attenta di noi ragazzi è stata trascinata nel racconto del viaggio di Samba, dal Gambia, suo Paese di nascita, all’Italia.

Da bambino, non sentiva il peso della povertà che lo circondava, perché i suoi genitori lavoravano duramente per dargli un’istruzione, un posto da chiamare “casa” e occasionalmente anche dei piccoli regali. La mattina, come ogni studente, si svegliava per andare a scuola e si impegnava molto per aiutare la sua famiglia quando possibile. Un giorno, mentre giocava a calcio con gli amici, subì un infortunio alla gamba che gli segnò la vita; le cure furono superficiali e l’arto già danneggiato rimase schiacciato da una macchina nel corso di una manifestazione pubblica nel suo Paese. Ormai faceva fatica a camminare e a svolgere la maggior parte delle mansioni quotidiane, ma il suo spirito restava forte, sempre sorretto dalla famiglia e dagli amici. Alla morte del padre, pensò all’opportunità di essere curato in Italia e, dopo molte riflessioni, partì verso un arduo viaggio insieme ad un suo amico per raggiungere il nostro Paese. Attraversò Stati, scampò a pericoli e osservò da vicino gli orrori dei conflitti. In Libia, il compagno di Samba morì in una sparatoria, ma lui, nonostante la disperazione, decise di continuare il suo viaggio. Salì su una barca per arrivare sulle coste italiane, ma ancora le difficoltà non erano finite. L’imbarcazione era stracolma di persone, spesso sommerse dall’acqua fino alla vita e quelle situate vicino al motore, come Samba, rimasero ustionate. In Italia ricevette le cure necessarie e, dopo molti spostamenti da un ospedale all’altro, finalmente poté operarsi alla gamba.

All’inizio ambientarsi in uno Stato completamente diverso non è stato molto semplice per lui: conosceva poco la lingua, le tradizioni e non aveva soldi. È stato poi accolto dalla Caritas, che gli ha offerto un posto dove stare e soprattutto una speranza di riscatto. Oggi Samba gestisce un ristorante messicano insieme ad un suo amico, è soddisfatto della sua vita e sa che ogni passo che compie è solo la premessa di qualcosa di nuovo da tentare.

Alla fine del lungo racconto, noi studenti, visibilmente commossi, non sapevamo trovare le parole giuste per fare domande, per esprimere curiosità: ci siamo limitati a chiedere a quale età avesse lasciato tutto, Paese, famiglia e amici.

Samba ci ha pensato un po’, ripercorrendo gli anni in un veloce calcolo: “Mi sembra diciotto, sì, diciotto”.

Era poco più grande di noi.