
MONTEMONACO – “Ciclamino nel giardino della scuola”, di Giulia Grilli, illustrato da Katty Lupi, è una favola che affronta con delicatezza e profondità il tema della prevenzione della violenza di genere fin dalla prima infanzia. Attraverso il linguaggio simbolico della natura e delle emozioni, il libro diventa uno strumento educativo prezioso per bambini, genitori e insegnanti. In questa intervista, l’autrice racconta il percorso che l’ha portata a scrivere la storia di Ciclamino e Corallina, riflettendo sul valore dell’educazione emotiva, affettiva e relazionale come fondamento di relazioni sane e rispettose.
Come nasce l’idea di raccontare la prevenzione della violenza di genere attraverso una favola illustrata rivolta ai bambini più piccoli?
Nasce dal desiderio di contribuire al lavoro educativo dei genitori e degli insegnanti, oltre che delle altre figure adulte di riferimento, su tematiche importanti come l’affettività, le relazioni tra maschi e femmine, l’amicizia, il rispetto nelle relazioni e la gestione delle emozioni. La favola, quella illustrata in particolare, con il suo linguaggio simbolico accessibile e con le sue immagini significative, può essere uno strumento efficace per prevenire la violenza di genere nel momento in cui aiuta i bambini a comprendere il valore del rispetto nelle relazioni, a partire da quelle amicali. Insegna che volere bene e amare una persona non significa tenerla con la forza, ma lasciarla libera di esprimersi e di fare le proprie scelte. Ritengo sia molto importante insegnare i valori positivi sin dalla tenera età, preparando i futuri uomini e donne a relazionarsi in modo consapevole e attento ai bisogni degli altri, oltre che ai propri, anche nei rapporti tra maschi e femmine.
Perché ha scelto proprio una piantina fragile come Ciclamino per rappresentare temi complessi come l’autostima, la paura dell’abbandono e il bisogno di essere amati?
La scelta non è stata casuale, come si può immaginare. Spesso, dietro comportamenti possessivi e di prevaricazione, come quelli messi in atto da Ciclamino, si nascondono paure profonde, insicurezze, bassa autostima, rabbia e frustrazione, ferite emotive passate mai rimarginate. Il protagonista della mia storia sente di essere inadeguato, meno bello e interessante degli altri fiori del giardino e non meritevole di amore e di attenzione. Non conoscendo bene sé stesso, fa fatica ad accettarsi e ad apprezzare il suo essere unico in mezzo agli altri. Oltre a tutto ciò, non riesce a controllare la paura di restare solo, così la bella amicizia che stringe con la coccinella si trasforma piano piano in una prigione, soprattutto per lei. Questa favola vuole gettare una luce non solo su chi subisce un comportamento prevaricatore, ma anche su chi, a causa delle proprie difficoltà personali, non riesce a stabilire relazioni sane con gli altri. Va da sé la necessità di una più incisiva educazione emotiva e relazionale dei nostri ragazzi, sin da quando sono piccoli e in ogni contesto di vita: familiare innanzitutto, ma anche scolastico.
Nel racconto l’affetto può trasformarsi in possessività: in che modo ha lavorato su questo passaggio per renderlo comprensibile ai bambini senza spaventarli?
Nella storia non ci sono immagini o momenti narrativi forti, né richiami espliciti alla violenza fisica. Ciò che viene messo in evidenza, e che i piccoli lettori possono cogliere facilmente, è la forte gelosia e il bisogno di controllo espressi da Ciclamino e, all’inverso, la sensazione di soffocamento mostrata da Corallina. Il racconto si snoda quindi principalmente attraverso le emozioni e gli atteggiamenti dei due personaggi, anche quelli che, andando avanti, potrebbero trasformarsi in qualcosa di più doloroso e difficile da gestire. Ma ciò non succede, perché nel frattempo inizia un cambiamento importante.
Il libro è pensato sia per bambine sia per bambini: quanto è importante, secondo lei, coinvolgere entrambi fin dalla prima infanzia in un’educazione emotiva e relazionale consapevole?
È molto importante, oltre che necessario, rivolgersi sia ai bambini che alle bambine. Gli atteggiamenti prevaricatori e i comportamenti aggressivi nelle relazioni affettive non provengono esclusivamente dagli uomini, così come la sottomissione e la passività non appartengono unicamente al genere femminile. Tuttavia, la cronaca ci racconta ogni giorno di comportamenti aggressivi sempre più frequenti e sempre più gravi messi in atto dagli uomini nei confronti delle donne, in quanto donne. Ciò significa che c’è ancora molto da fare perché nelle relazioni affettive ci siano rispetto reciproco, parità, libertà di esprimersi e di autodeterminarsi. Superando gli stereotipi di genere che ancora sopravvivono, si rende necessario educare sia i bambini che le bambine a riconoscere le emozioni, ad esprimerle e a gestirle; a tollerare la frustrazione dovuta a un no o a una scelta diversa dell’altro; a saper ascoltare chi è accanto e ad empatizzare con i suoi bisogni, affinché le relazioni future siano autentiche e rispettose di sé e dell’altro/a.
La figura di Corallina porta leggerezza ma anche un cambiamento profondo nella storia: che ruolo ha questa coccinella nel percorso di crescita di Ciclamino?
I cambiamenti a volte avvengono spontaneamente, senza che, almeno apparentemente, li cerchiamo o lottiamo per ottenerli. In altre situazioni nascono da uno strappo, da qualcosa che rompe con una modalità di agire e di affrontare le situazioni che non è più utile o che non fa stare bene. Corallina, pur mostrando un atteggiamento positivo improntato alla gentilezza e all’attenzione verso gli altri, aspetti che spesso vengono attribuiti al genere femminile, è determinata, consapevole e capace di prendersi cura dei propri bisogni, anche di quello di libertà. Per questo motivo non accetta che qualcuno, anche molto caro come Ciclamino, possa costringerla a un’esistenza che non le appartiene. La reazione di Corallina è un atto di ribellione, ma per Ciclamino rappresenta l’inizio di un importante cambiamento. Tutto ciò che avverrà in seguito sarà frutto di un suo percorso personale, a tratti doloroso, fatto di una maggiore consapevolezza e di accettazione di sé.
Le stagioni che cambiano accompagnano l’evoluzione dei personaggi: quanto è centrale per Lei il legame tra natura ed emozioni nella narrazione per l’infanzia?
In tutte le mie storie è presente la natura, con i suoi cambiamenti nel corso del tempo, che riflettono le emozioni dei protagonisti e i loro momenti di crescita. Il bosco, il prato, la montagna, ma anche un semplice giardino, come quello in cui vive Ciclamino, forniscono lo scenario autentico in cui i bambini si sentono accolti e a loro agio e dove, man mano che la storia va avanti, si meravigliano dei colori, dei suoni, delle forme e dei profumi raccontati con le parole e con le immagini. Immergersi, anche solo con l’immaginazione, in un contesto naturale offre l’opportunità di sentire più facilmente le proprie emozioni e quelle dei protagonisti.
Alla fine del libro sono presenti schede di riflessione da compilare con l’aiuto degli adulti: che tipo di dialogo spera si crei tra bambini, genitori e insegnanti attraverso queste attività?
Quando i temi trattati hanno un certo peso ai fini educativi, le schede di riflessione al termine del libro offrono all’adulto e ai bambini l’occasione di dialogare e confrontarsi serenamente e senza fretta. Allo stesso tempo danno l’opportunità di cercare insieme i significati e i passaggi più importanti della storia, cambiando anche i punti di vista, ora dalla parte di un personaggio, ora dell’altro. Ciò permette di comprendere meglio la storia e di elaborarla, soprattutto nei suoi nodi cruciali. Nelle schede di riflessione i bambini sono invitati a esprimere il loro pensiero, oltre che le emozioni, e a cercare soluzioni proprie, anche diverse da quelle adottate dai personaggi. I più piccoli possono utilizzare il disegno per esprimersi, se lo desiderano. Le schede finali vogliono essere anche uno strumento in più per gli insegnanti nell’educazione al valore del rispetto, ma anche per i miei colleghi e colleghe psicologi nel lavoro di prevenzione del disagio giovanile e della violenza di genere, oltre che di educazione emotiva, affettiva e relazionale nelle scuole primarie.
Secondo la Sua esperienza, quali sono i segnali emotivi su cui è importante lavorare già da piccoli per prevenire relazioni sbilanciate o violente in futuro?
Molti bambini oggi, quando non vengono adeguatamente seguiti e controllati dai genitori, sono esposti a immagini con contenuti violenti mentre usano videogiochi di un certo tipo o mentre guardano video pornografici sulle piattaforme digitali. Succede sempre più spesso, purtroppo. I comportamenti violenti e i conflitti sono in aumento in ogni contesto relazionale: in famiglia, a scuola e persino su larga scala, se pensiamo al ritorno delle guerre tra le nazioni. Il mondo adulto, con tutti i suoi valori, è in grande crisi e non sempre riesce a svolgere il proprio ruolo educativo e a prendersi cura dei reali bisogni del bambino. Tutto ciò ci racconta di un’infanzia e di un mondo adolescenziale sempre più fragili e bisognosi di sicurezza, di fiducia nel futuro e di figure adulte presenti nella relazione, adeguate nel loro ruolo educativo – pur con tutti i limiti che possono avere – e capaci di porsi come modelli positivi nella vita familiare e di coppia. Il grande lavoro da fare, a mio avviso, è quindi con noi adulti, con i genitori e le famiglie in particolare, e con tutta la comunità educante in generale. I bambini più esposti alla violenza, non solo fisica ma anche verbale e psicologica, sono più a rischio di sviluppare comportamenti aggressivi, conflittuali e intolleranti o, al contrario, atteggiamenti di sottomissione, paura e dipendenza. In ogni caso si tratta di situazioni che non aiutano a costruire e mantenere buone relazioni. Ciò che possiamo fare, oltre ad aiutare le famiglie nelle loro funzioni educative, per esempio incrementando i servizi gratuiti di ascolto e di supporto presso le scuole, gli enti e le associazioni, è promuovere l’educazione emotiva e affettiva a scuola, in modo che risulti inclusiva e raggiunga anche i bambini e i ragazzi che vivono situazioni di povertà educativa. Non dobbiamo aspettare segnali di disagio per intervenire: il lavoro va fatto prima, sin da quando i nostri giovani sono piccoli, naturalmente con il linguaggio e i modi adatti alle varie età.
Le illustrazioni di Katty Lupi accompagnano il testo con grande delicatezza: com’è stato il lavoro di collaborazione e quanto conta, secondo Lei, l’aspetto visivo in un libro con un messaggio così profondo?
Katty Lupi è un’illustratrice che stimo molto, come le altre artiste con cui ho scelto di collaborare per la pubblicazione dei miei libri, nello specifico Giordana Galli e Diletta Eleuteri. Il tratto di Katty è leggero e la tecnica dell’acquerello che ha adottato per illustrare il libro risponde bene alla mia esigenza di trattare in modo delicato il tema della violenza di genere con i più piccoli. Le parole da usare con i bambini sono importanti quanto le storie che raccontiamo, ma se le immagini tradiscono il senso e la portata di quanto vogliamo trasmettere rischiamo di banalizzare il racconto o di allontanarci dalla nostra idea di fondo. Con i disegni di Katty ciò non è successo, e sono stati gli stessi bambini, quelli che hanno conosciuto e “visto” questa storia, a confermarmelo attraverso l’interesse e la meraviglia mostrati.
Se i piccoli lettori potessero portare con sé un solo insegnamento dopo aver letto Ciclamino nel giardino della scuola, quale vorrebbe che fosse?
I bambini che hanno letto il libro si sono affezionati tanto a Ciclamino quanto a Corallina. Per un breve tratto della loro vita i due protagonisti sono stati antagonisti e in conflitto tra loro, ma i bambini hanno compreso, al termine del racconto, che il cambiamento in positivo è sempre possibile, anche a partire da un errore o da una mancanza. Ciclamino solo alla fine del suo percorso di crescita personale riesce a darsi un nome: è una conquista importante, frutto dell’aver imparato a conoscersi, ad accettarsi e, di conseguenza, a migliorare le proprie relazioni. Ciò che vorrei che i bambini portassero con sé da questa storia, oltre ai valori del rispetto nelle relazioni e al superamento degli stereotipi che ingabbiano tanto i bambini quanto le bambine, è uno sguardo più ampio verso sé stessi e gli altri. Perché è da lì, dalla consapevolezza e dall’empatia, che si inizia a costruire un modo migliore e più soddisfacente di relazionarsi, per entrambe le parti.