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FOTO Scout Folignano 1, intervista ai capigruppo Nadia e Daniel: “Importante trasmettere ai ragazzi il senso critico”

Leggi le interviste precedenti:

– FOTO “Il nostro cammino scout”: dialogo con Mauro Meletti del gruppo Ascoli Piceno 1

– Gruppo Scout Ascoli Piceno 4, intervista a Piergiorgio Ragneni e Valentina Valentini

FOLIGNANO – Continua il viaggio del nostro giornale alla scoperta dei gruppi scout della diocesi e, usciti da Ascoli, eccoci nella parrocchia di S. Luca Evangelista per conoscere Daniel Fazzini e Nadia Paolini, capigruppo del gruppo scout Folignano 1. Con loro abbiamo fatto una piccola chiacchierata, durante la quale ci è stata raccontata la storia del gruppo, di alcuni capi di riferimento, del rapporto con la parrocchia e del messaggio educativo che vogliono trasmettere ai ragazzi.

Raccontatemi un po’ la storia del gruppo: come nasce?

Il gruppo nasce quando a Villa Pigna non c’era nulla: era un quartiere giovane e piccolo, in cui c’erano solo le prime case e mancavano molti servizi. In quel periodo vennero ad abitare a Villa Pigna Roberto Trisciani, la moglie Tomassina e Carlo Antonelli, tutti e tre provenienti dal gruppo scout Ascoli Piceno 1, e proposero a don Franco la possibilità di creare un gruppo scout a Villa Pigna che, essendo appunto un quartiere giovane, non aveva ancora contesti aggregativi. Don Franco, che non conosceva bene la realtà dello scoutismo, accettò la proposta, ma per tutto il primo anno si fecero solo incontri per adulti; infine, il 28 dicembre 1985, il gruppo nacque ufficialmente con due reparti. A questi si aggiunsero, negli anni a venire, il clan e due branchi: Arcobaleno e Seeonee. Nel 2007 sono stati aperti i castorini.

C’è stata, in questo gruppo, qualche personalità di spicco? Sia quelle più vicine a te sia quelle che, magari, ti sono state raccontate

Daniel: I primi nomi che mi vengono in mente sono Roberto Trisciani e sua moglie Tomassina Filipponi che, praticamente, hanno fatto servizio con noi fino a poco tempo fa; Tomassina si è ritirata dal servizio l’anno scorso e, purtroppo, Roberto è venuto a mancare pochi mesi fa. Comunque entrambi, dall’85, sono sempre rimasti e hanno sempre guidato attivamente il gruppo nelle scelte, sia in comunità capi sia nelle branche in cui prestavano servizio. Loro sono stati e sono i nostri punti di riferimento. Quest’anno, in occasione del 40ennale del nostro gruppo, abbiamo fatto richiesta per loro dell’encomio Agesci, che hanno ampiamente meritato.

Nadia: Per il discorso del capo “iconico”, noi pensiamo a Roberto: ad oggi, dal castorino al ragazzo del clan, chiunque sa chi è Roberto, tutti gli hanno voluto bene e tutti ne sentono la mancanza. Gli stessi castorini sono nati perché lui ha incentivato con entusiasmo ed energia l’apertura della Colonia; lui era quella persona che, se a livello di gruppo andava tutto bene, proponeva di fare qualcosa in più. Oltre alla figura di spicco di Roberto, nel nostro gruppo abbiamo diversi capi che rappresentano per noi delle personalità di rilievo e che sono stati attivi in zona: Daniele Ricciotti è stato consigliere generale, Tomassina Filipponi è stata responsabile di zona, la figlia Chiara è un’appassionata formatrice.

Parlando di Daniele Ricciotti, è grazie a lui se noi capi abbiamo imparato a conoscere le varie dinamiche della zona e della regione; infatti ha sempre cercato di coinvolgere tutti i capi, non solo del nostro gruppo, a informarci e a conoscere. Considerando poi che, grazie alla riforma Leonardo che incentiva il protagonismo degli organi più piccoli della nostra associazione, certe cose davvero le possiamo far cambiare noi.

Come vive la parrocchia il vostro gruppo?

Daniel: Il gruppo nasce nella parrocchia e con la parrocchia; quindi viene da sé che sentiamo un forte debito nei suoi confronti. Cerchiamo di vivere attivamente la dimensione della parrocchia e siamo il gruppo, penso, più corposo e storico della parrocchia e, dopo un iniziale “isolamento”, abbiamo iniziato a collaborare più facilmente con gli altri gruppi parrocchiali.

Nadia: Siamo l’associazione parrocchiale con il numero di presenze più alto e forse questo, negli anni, ci ha arrogato erroneamente il diritto di essere un po’ “chiusi” e quindi di fare un po’ mondo a parte; poi, sotto questo punto di vista, siamo cresciuti: siamo entrati nel consiglio pastorale e abbiamo iniziato a collaborare di più. Ciò che ci ha aiutato molto, soprattutto sotto il profilo della continuità, è che per 40 anni il parroco è stato don Franco e non abbiamo mai avuto problemi con parroci nuovi che magari, non volendo gli scout, avrebbero potuto privarci delle sedi; quindi, bonari brontolii a parte, ci ha sempre lasciato carta bianca e campo libero. Il cinquantesimo della parrocchia ci ha aiutato molto perché, ricostruendone la storia e collaborando alla realizzazione di diversi eventi, i vari gruppi parrocchiali hanno avuto modo di stare molto più a contatto.

Qual è il messaggio educativo che più tenete a mandare ai vostri ragazzi e il rapporto da costruire con i genitori?

Nadia: Io parto con le famiglie. Negli anni ho capito un po’ di più il rapporto con le famiglie: quando ero più giovane lo vivevo faticosamente; tuttavia, con il tempo siamo cresciuti e molte volte, quando apriamo l’anno, la prima cosa che diciamo alle famiglie è che non siete voi a doverci dare una mano, ma siamo noi a essere di supporto a voi, cioè che, se le famiglie credono in determinati valori, noi, come gruppo, siamo chiamati a trasmetterli ai vostri figli. I valori che vogliamo far passare sono che, attraverso le nostre attività, i ragazzi imparino ad avere un proprio pensiero critico e a saper prendere delle scelte: se già riuscissimo a farli scollare dalla logica del gruppo, a farli pensare con la propria testa, a essere più propositivi e attivi nella società in cui viviamo, vorrà dire che abbiamo fatto tanto. Abbiamo notato che, da quando abbiamo cominciato a coinvolgere di più i genitori, è cambiato tutto; mi ricordo di quando abbiamo fatto il 25esimo del nostro gruppo: i due capigruppo eravamo io e Manfredo Occhionero e, essendo staccati dalle branche, il sabato facevamo attività con i genitori, facendogli vivere le cose che i ragazzi vivevano nelle branche; tutto questo però è stato possibile perché abbiamo avuto del tempo da dedicargli. Valore fondamentale, che non possiamo dimenticare, è quello del servizio: l’attenzione verso gli altri è un valore fondamentale in una società che ci porta alla chiusura.

Daniel: Leggendo la domanda, ho immediatamente pensato che, come valori fondamentali, abbiamo la Legge e la Promessa che, al di là dei valori che decliniamo nelle singole branche, contengono proprio i valori detti da Nadia: spirito critico, mettersi a disposizione dell’altro, capire e comprendere ciò che abbiamo di fronte. Con i genitori stiamo costruendo un rapporto più solido: se prima li vedevamo come “quelli che portano i figli agli scout”, adesso cerchiamo di fare attività con loro, cercando di avvicinarli al nostro mondo.