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Acquaviva, funerale di Francesca Michettoni. Don Giuseppe: “Quello che serve ora è una comunità unita”

ACQUAVIVA PICENA – Volti attoniti, occhi colmi di lacrime e un silenzio che raggiungeva la dimensione della sacralità: come in un tempo sospeso, da sembrare quasi irreale, la comunità di Acquaviva Picena ha dato l’ultimo saluto terreno a Francesca Michettoni, la giovane madre di appena 31 anni, morta in casa lo scorso Mercoledì, dopo aver accusato un malore fatale.

“Siamo qui per affidare Francesca alla misericordia del Padre e per affidare al Suo amore  e alla Sua consolazione la madre, il padre, la figlia Sofia, il fratello, la sorella e tutti noi. Perchè tutti ne abbiamo bisogno. Anche io. Ecco perché oggi vedete con me alcuni confratelli, per affrontare insieme questo momento che non è facile neanche per un prete. In certe situazioni, infatti, anche la fede di un prete può vacillare”.

Con queste le parole, cariche di commozione e dolore, il parroco don Giuseppe Giudici ha aperto la Celebrazione Eucaristica da lui presieduta, durante la quale si è svolto il funerale della giovane oggi, Domenica 18 Gennaio 2026, alle ore  14:30, ad Acquaviva Picena, presso la chiesa di San Niccolò.

Alla Santa Messa, concelebrata da padre Silvano Nicoli, don Pierluigi Bartolomei, don Roberto Antonio Melone e padre Emil Kisimba e servita dal diacono Giovanni Maria Bettoni, ha partecipato un’assemblea numerosa di fedeli, molti dei quali non sono riusciti ad accedere all’interno della chiesa, gremita già un’ora prima dell’inizio delle celebrazione, e sono quindi rimasti all’aperto, increduli, smarriti, raccolti in un silenzio assordante.

Tra la folla composta e silenziosa che ha pregato per Francesca, c’era anche il primo cittadino di Acquaviva Picena, Sante Infriccioli, il vicesindaco Beniamino Pignotti e molti esponenti dell’Amministrazione Comunale, i quali hanno voluto portare il loro cordoglio ai familiari, in particolare all’assessora Piera Rossi, zia della giovane Francesca.

Presenti inoltre amici, parenti, colleghi e conoscenti di San Benedetto del Tronto, dove la giovane lavorava e dove i genitori sono stati per moltissimi anni titolari di un bar.

Presente infine una consistente rappresentanza di Scout, dal momento che Francesca era da poco entrata nel gruppo dei Capi Scout.

La parole di consolazione del parroco don Giuseppe Giudici

Dopo la proclamazione del Vangelo da parte del diacono Giovanni Maria Bettoni, il parroco don Giuseppe Giudici, visibilmente partecipe del dolore dei familiari, ha parlato ai fedeli presenti commentando la pericope del Vangelo appena ascoltato: “Ci ritroviamo sconvolti dal dolore per la morte di questa giovane mamma, Francesca. Le letture appena proclamate, però, possono aiutarci a comprendere come l’esperienza del dolore non sia molto lontana da quella dell’amore.
La nostra reazione davanti alla morte, quella che stiamo vivendo in questi giorni, è molto simile a quella vissuta dai discepoli di Emmaus: abbiamo pregato tanto, abbiamo posto in Gesù tutte le speranze e adesso le nostre speranze sono state deluse. Eppure Dio cammina con loro, ma loro non se ne accorgono, perché sono occupati con la morte. Gesù Risorto, splendente di luce, sta camminando insieme a loro, ma i loro occhi sono incapaci di riconoscerLo. Anche noi spesso siamo occupati con la morte e non pensiamo alla Resurrezione. Questa chiesa, ad esempio, è bellissima – lo riconosciamo tutti – eppure  ci sono tre croci sulle pareti, ma neanche un’immagine che indichi la Resurrezione. Per poter ammirare qualcosa che ci parli di Resurrezione, dobbiamo alzare lo sguardo verso la volta, dove c’è raffigurato un agnello immolato, che però sta dritto, è in piedi, simbolo del Signore morto ma risorto. È sgozzato, eppure è in piedi, vedete?! È in piedi, perché Cristo ha vinto la morte, non è stato vinto dalla morte. Oggi e nei giorni seguenti, dovremmo ripetarci, con molta pacatezza ma fermezza, proprio questo. Anzi ripetiamolo subito tutti insieme: Cristo ha vinto la morte, non è stato vinto dalla morte”.

Ha quindi concluso il parroco don Giuseppe Giudici: “Per il cristiano il dolore è parte della Resurrezione. Se viviamo le nostre sofferenze con Cristo, con Cristo saremo anche nella gloria. Il cristiano non rifugge la sofferenza. ‘Non bisognava forse che il Cristo patisse tutte queste sofferenze?’. La sofferenza non si cerca – perché la vita ce la offre ogni giorno – ma neanche la si rifiuta. Il cristiano, che cerca di scappare dalla sofferenza, dovrebbe chiedersi quanto è cristiano. Purtroppo viviamo in un mondo in cui ci viene insegnato il contrario, ci viene insegnato a pensare che si possa vivere senza sofferenza. Ma non è così: noi abbiamo la vita di Cristo, la mente di Cristo, quindi, come battezzati, abbiamo l’esperienza di ricevere la vita proprio al momento della morte. Da Mercoledì fino ad oggi e anche per giorni, molte voci ci diranno che Dio non ci ama e lo Spirito Santo, che è dentro di noi, deve gridare ancora più forte che Dio è Padre, non un nemico, ma un Padre. Non possiamo passare il nostro tempo a guardare al passato, a quella parola che non abbiamo detto, a quel gesto che non abbiamo fatto, a quello che non è andato secondo i nostri piani. Forse questo è  il momento di guardare avanti stando uniti. Ecco cosa ci occorre: una comunità unita, unita nell’amore, unita nel dolore. Non dobbiamo aspettare di essere perfetti per farci vicino agli altri. Ci possiamo fare vicino agli altri così come siamo. Nei prossimi giorni, allora, facciamoci vicini alla famiglia, perchè l’amore è l’unico balsamo che guarisce”.

Il saluto della comunità

Terminata la Messa, alcuni familiari, amici e colleghi hanno tratteggiato un ricordo della giovane Francesca, salita al Cielo davvero troppo presto, secondo le nostre logiche umane.

Gianni, un collega che è anche un parente, dando voce al pensiero della comunità, ha detto: “Cara Francesca, non sappiamo perche il Signore abbia permesso questo. Di certo sappiamo che sei stata dono e continuerai ad essere dono per tutti”.

Sara, un’amica stretta di Francesca, a nome anche delle altre, ha aggiunto: “Amica mia, mai avrei pensato di scriverti una lettera del genere. In un messaggio, ci hai scritto: ‘Tieniti libera questa Domenica’. E ci siamo tenute libere, ma non pensavamo certamente per questo. Ci conosciamo da sempre e sarebbero tante le cose da ricordare. Vogliamo solo dirti grazie per essere stata la nostra amica. Saremo sempre comunque in cinque!”.

L’abbraccio della comunità

Dopo la celebrazione, la salma è stata trasportata a spalla fuori dalla chiesa, dove il silenzio, che si avvertiva dentro fino a pochi minuti prima, è stato interrotto da un applauso scrosciante e dalla voce potente di Elisa. Mentre alcuni palloncini bianchi venivano fatti volare in cielo, le parole della canzone “A modo tuo” hanno inevitabilmente commosso tutti i presenti.

La giovane Francesca, la cui salma è stata tumulata presso il cimitero cittadino, lascia la figlia Sofia, il padre della piccola di appena 9 anni, Fabio, la mamma Mariangela, il papà Piero, il fratello Stefano, la sorella Mariachiara, la cognata Giulia, il cognato Matteo, i nipoti Ludovica, Pierfrancesco, Lavinia e Rosa. Ma non solo: Francesca lascia un’intera comunità che – come molti hanno detto ai nostri microfoni – non dimenticherà mai la sua tenerezza, la sua cordialità e la sua gioia di vivere, e troverà vie sempre nuove per mostrare vicinanza ed  affetto alla famiglia, in particolare alla piccola Sofia che non sarà mai sola.