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Solennità Virgo Fidelis, Vescovo Carlo ai Carabinieri: “Quando facciamo del bene, stiamo gettando dei semi di Dio all’interno della nostra società e della nostra vita”

 

 

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In occasione della festa della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma dei Carabinieri, Sua Eccellenza Monsignor Carlo Bresciani, vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, ha presieduto la celebrazione eucaristica.

Nell’omelia Bresciani ha ricordato la figura di Maria: “È bella questa tradizione che, nell’occasione della presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio, l’Arma dei Carabinieri si presenti così al Signore, in maniera solenne e ufficiale, con un un momento di preghiera che vuole essere anche di ringraziamento per quello che durante l’anno Egli le ha concesso; una preghiera inoltre di invocazione e di protezione per l’Arma che è a servizio della società e a servizio del bene comune. Vi presentate per ringraziare il Signore, ma anche per ascoltarlo, ovvero per prendere ispirazione dalla Parola del Signore che vuole essere luce per i nostri passi, guida della nostra vita; una guida dentro la realtà della nostra vita, dentro quel modo nel quale noi possiamo costruire in maniera positiva la nostra vita. E allora ci lasciamo ispirare dal brano del Vangelo, che è Parola di Dio offertaci attraverso la Liturgia di oggi.”

“Fermiamoci a riflettere su un aspetto del nostro vivere – ha detto Bresciani – prendendo spunto dal Vangelo. Gesù sta parlando alla folla e la madre e i parenti lo stanno aspettando e cercano di parlagli. Gesù coglie allora l’occasione per un insegnamento. Accade infatti che qualcuno lo avvisa della loro presenza e Gesù, stravolgendo la situazione, risponde: ‘Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?’ Gesù non sta negando di conoscerli: in realtà vuole insegnarci qual è il rapporto vero che da cristiani dobbiamo avere con Lui e su che cosa dobbiamo costruire la nostra vita. Supera il punto di vista biologico di padre e madre e allarga l’orizzonte dicendo: ‘Ecco mia madre, ecco i miei fratelli (…) Perché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei Cieli, è per me fratello, sorella e madre’. Dunque ci chiediamo: Che cosa conta nella nostra vita? Non tanto il generare e non tanto soltanto l’essere generati fisicamente, ma che cosa viviamo nella nostra vita. Si può essere vivi, ma spenti; si può essere vivi, ma percorrere strade sbagliate; si può essere vivi, ma distrutti dentro. La grandezza di Maria, infatti, come afferma Sant’Agostino, sta prima nell’aver fatto la volontà di Dio nella sua vita e, proprio perché ha fatto la volontà di Dio, è stata degna di generare il figlio di Dio, Gesù. Non bastano le parole per costruire relazioni positive, relazioni profonde, relazioni costruttive, relazioni generative … non bastano le parole, è importante quello che viviamo e che facciamo. Il bene dà corposità e senso alle nostre vite. Infatti, chi è il cristiano? Un padre della Chiesa affermava che ‘non basta dirsi cristiano per essere cristiano’. E un altro padre della Chiesa ancora: ‘Meglio vivere da cristiano senza dirlo, che dirlo e non esserlo’. Se noi viviamo in piena relazione con il Signore, siamo in un rapporto di fraternità e questo è possibile a tutti. Ovviamente solo Maria ha generato biologicamente, ha generato fisicamente Gesù, ma tutti noi possiamo essere in questa relazione profonda che fa il bene nella nostra vita. E allora in questa occasione, iniziamo a pregare e a fare il bene per noi stessi e per gli altri perché farà bene a noi e farà bene agli altri. In fondo è quello che Maria ha fatto: ascoltando e facendo la volontà del Padre, Maria ha fatto del bene enorme all’umanità, ha donato all’umanità niente di meno che il Figlio di Dio. Quando doniamo del bene agli altri, noi miglioriamo la realtà sociale ed è quello che per tanti aspetti fate anche voi, attraverso il servizio di carabinieri, come servizio alla società per aiutarci a vivere in pace all’interno della nostra società. Là dove c’è qualcosa di bene, noi possiamo dire che lì c’è Dio che è il bene assoluto. Noi facciamo sempre del bene limitato, perché siamo persone limitate, perché con i nostri limiti non possiamo tutto; ma, quando facciamo del bene, stiamo gettando dei semi di Dio all’interno della nostra società e all’interno della nostra vita. Allora facciamo come Maria e prendiamola come esempio: cerchiamo Dio, accogliamo la sua Parola, doniamocela reciprocamente e aiutiamoci giorno dopo giorno. Questa è la strada per essere uomini veri e donne vere nella nostra società”.

Al termine della cerimonia, ha portato il suo saluto, a nome dell’Arma dei Carabinieri, il Capitano Francesco Tessitore, comandante della compagnia dei Carabinieri di San Benedetto del Tronto: “Eccellenza, la ringrazio dal profondo del cuore a nome mio personale e di tutti i Carabinieri per la sua presenza oggi. Ringrazio don Ulderico che mette sempre a disposizione la sua parrocchia per celebrare in modo solenne questo momento che per noi è veramente significativo. Ringrazio tutte le associazioni, con particolare riferimento a quella dell’Arma, sempre presente, e che tra l’altro ha organizzato un piccolo rinfresco per tutti i nostri ospiti. Infine ringrazio le autorità civili, militari, i colleghi, le persone che ci hanno fatto compagnia stasera. Oggi è una giornata importante perché si celebra la Virgo Fidelis, si celebra la fedeltà che è il nostro motto che ci accompagna lungo tutta la nostra carriera: ‘Sii fedele fino alla morte’. Una piccola riflessione nasce spontanea: tante volte ci troviamo a mettere in atto proprio dei comportamenti di fedeltà senza nell’immediatezza comprendere il fine di quell’atto, come è stato per la Vergine Maria che ha detto ‘Sì, io ci sono’. E io lo vorrei ricordare anche qui stasera: i Carabinieri ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre.”

“In questa giornata – ha concluso il Capitano Tessitore – celebriamo anche altri due grandi eventi. Il primo è un fatto storico, ovvero l’epica difesa di Sella di Culqualber, motivo tra l’altro per il quale è stato coniato questo motto. Un manipolo di Carabinieri, insieme a tanti altri militari, in quella terra di Etiopia, durante gli storici avvenimenti del ’41, rimasero accerchiati: non c’era più cibo, non c’erano più munizioni, non c’era più nulla; eppure rimasero fino all’ultimo a protezione di quel caposaldo e, per questa epica difesa, poi fu conferita la bandiera e la medaglia d’oro al valor militare. Oggi infine è anche la giornata dell’orfano, quindi porgiamo il nostro saluto referente ai familiari dei caduti, a tutti coloro che nella loro vita hanno vissuto una tragedia del genere, ricordando che noi abbiamo anche la fortuna di avere un’opera nazionale che sorregge, soccorre e supporta questi ragazzi per la quasi totalità del percorso di vita. Ringrazio ancora tutti voi per essere qui ora: è stato per noi davvero un grande segno d’affetto. Grazie! ”.