DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.
Nulla nella creazione e nella redenzione è cristianamente comprensibile senza avere come presupposto il mistero della Trinità che oggi la Chiesa festeggia.
Che cos’è un mistero? Si parla di mistero quando qualcuno o qualcosa si dischiude a noi a partire dal suo intimo, dalla sua verità profonda, dal suo cuore, dalla sua interiorità. Le porte del mistero si aprono solo dall’interno: non si può penetrare in esso dall’esterno, e men che meno con violenza. Al tempo stesso, un mistero, come il mistero divino, quando si apre e si consegna all’uomo, non cessa di essere mistero: più si entra in esso, più si approfondisce e diviene affascinante.
Qual è il mistero della Trinità? Che cosa Dio vuole aprire e schiudere di se stesso a ciascuno di noi attraverso la contemplazione di questo mistero?
Tutte le feste cristiane, pensiamo al Natale, alla Pasqua, all’Ascensione, alla Pentecoste, hanno un unico senso: quello del “Dio con noi”; ma come poteva Dio essere con noi, se la parolina “con” non apparteneva già da sempre alla sua essenza e vita intima?
Un “Dio con” a partire dalla sua intima essenza! Questa consapevolezza ci consente di aprirci al mistero della Trinità.
Guardiamo questa icona: è la Trinità di Rublev, pittore russo del 1300. E’ un’icona che esprime molto bene cosa significhi “Dio con”. Da qualunque figura cominciamo a guardare, sempre siamo immersi in un movimento circolare che non si conclude mai, che indirizza sempre alle altre figure, quasi a simboleggiare un coinvolgimento dell’una persona con l’altra, una comunicazione continua dall’una all’altra, un dono dell’una all’altra, una circolarità incessante di amore tra le persone.
Cosa dice a noi? Ci dice che questa visione di Dio è ben distante da quella di un Dio che è sguardo che mi spia e accusa; al contrario, è sguardo che, facendomi sentire riconosciuto, mi invita a guardare agli altri, sguardo che vuole dilatare il mio amore. Sguardo che mi spinge ad affiancarmi all’altro come luogo dell’incontro e della edificazione personale. Mi spinge a guardare gli altri, ad uscire dall’indifferenza e ad amarli.
Scrive San Paolo alla comunità di Corinto: «Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi». Dio non è una fortezza rinchiusa che noi, con le nostre macchine da guerra – preghiera, ascesi, contemplazione…- dobbiamo espugnare; è, invece, una casa piena di porte aperte attraverso le quali siamo invitati ad entrare e così partecipare dello scambio di amore del “con” di Dio!
Così che anche noi possiamo essere “con” tutti quelli con i quali Dio è!
La Trinità è il “come” dell’unità di Dio: non un circuito chiuso ma un flusso aperto che riversa fuori di sé, oltre sé, amore, verità, intelligenza.
E’ il Dio che Mosè, come ci racconta il libro dell’Esodo, incontra sul monte Sinai: il «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». La Trinità non è, allora, un’inutile complicazione inventata dai primi cristiani, ma la progressiva comprensione di una grande verità: Dio è famiglia, è festa, è comunicazione, è comunione.