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Sport all’Ombra del Campanile, 250 ragazzi provenienti dalle parrocchie della Diocesi

Csi

Di Antonio Benigni

DIOCESI – Una bella giornata quella vissuta domenica 9 marzo, non solo dal punto di vista meteo, ma anche dal punto di vista dello sport.

Circa 250 ragazzi con 33 squadre, provenienti da 7/8 Parrocchie della nostra Diocesi, presso la parrocchia Madonna della Speranza di Grottamamre e sugli impianti sportivi del Centro Sabatino d’Angelo a Porto d’Ascoli, hanno dato vita, ad un pomeriggio all’insegna di una sana competizione sportiva. Hanno fatto da contorno a questi giovani atleti almeno 300 tra genitori, nonni ed amici.

Il pomeriggio non è stato solo caratterizzato da incontri sportivi tra i ragazzi, che non si sono certo risparmiati, ma è stato anche una occasione privilegiata per incontrarsi o re-incontrare amici di vecchia data, con i quali scambiare ricordi di esperienze “oratoriane ” , vissute in un passato non lontano e per le quali la situazione ha risvegliato i ricordi; insomma è il caso di dire che lo sport non ha messo in gioco solo i ragazzi ma anche le relazioni tra genitori.

Il circuito sportivo realizzato in collaborazione con l’equipe Diocesana degli oratori , non prevede solo sport, infatti in parallelo all’attività sportiva abbiamo anche avviato un corso di formazione per allenatori, dove la componente educativa ha la rilevanza maggiore, un vero e proprio work in progress.

Spesso quando si parla di sport in parrocchia la mente elabora subito che si tratti di uno sport minore, tutt’altro forse i nostri ragazzi ne praticano uno maggiore.

Certo da noi giocano tutti, perché tutti hanno diritto al gioco, ma nessuno si sente tecnicamente inferiore, e di questo ne sono consapevoli anche gli allenatori che sanno come gestire in modo “educativo” un gruppo fino a farlo diventare squadra.

Con Passione, Competenza e testimonianza ma soprattutto con il cuore, si accende ogni giorno la luce della speranza nei ragazzi ma anche nei loro allenatori, per vivere insieme l’esperienza di una vittoria, che spesso non si traduce in un risultato legato a quante volte la palla entra in porta o supera la rete, piuttosto a quanto sono stato considerato, accolto, amato cosi come sono, facendo crescere la mia autostima.

Di sicuro non si cambierà il mondo, ma almeno avremmo contribuito a rendere lo sport più educativo.