Venezuela: la crisi inizia a far sentire i suoi effetti oltre frontiera

Due i confini caldi. In primo luogo, a sud, quello brasiliano: lungo migliaia di chilometri, tortuoso, selvaggio, in parte montuoso e in parte caratterizzato dalla foresta amazzonica. In secondo luogo, ad ovest, quello colombiano. La città colombiana di Cúcuta si trova proprio sulla frontiera e lungo il poroso confine negli anni si sono sviluppati traffici illegali e quotidiane storie di incontro, amicizia, parentela. Ma non mancano rifugiati anche in Guyana, ad est, o nelle isole caraibiche non troppo lontane dalla costa venezuelana.

Bomba in un centro commerciale di Bogotà. I vescovi: “Colpi di coda dei nemici della pace”

Il Paese sta cercando, con fatica, di uscire da una guerra durata decenni. Giugno è il mese chiave per dare compimento al processo di pace, dopo la firma dell’accordo tra Governo e Farc. Un accordo contestato dall’opposizione dell’ex presidente Uribe, ma visto con scetticismo da vaste fasce della popolazione. Gli ex guerriglieri si erano impegnati a consegnare definitivamente le armi ancora in loro possesso all’inizio del mese. Una data che è stata posticipata di qualche settimana

Venezuela. Card. Porras (Mérida): “Violenza e repressione peggiorano, trovare una soluzione pacifica”

“Non si sa se il Vaticano farà una nuova mediazione: nella condizione attuale è quasi impossibile perché il governo non vuole trovare alcuna via nuova”, dice il cardinale Baltazar E. Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida in Venezuela. La scorsa settimana ha incontrato Papa Francesco e il cardinale Pietro Parolin: “La lettera che il cardinale Parolin ha inviato il 15 dicembre scorso è il punto nodale per poter parlare di dialogo, altrimenti è difficile. Il Papa è molto preoccupato. Ci chiede cosa si può fare ma nessuno lo sa, perché la violenza e la repressione peggiorano”