In migliaia nell’incontro di piazza promosso dal Rinnovamento nello Spirito Santo

di Andrea Dammacco

Una serata di festa quella vissuta ieri, a Bari, nell’ambito dell’iniziativa “10 piazze per dieci comandamenti” organizzata dal Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e la Cei. Tante le famiglie intervenute, tanti i bambini, tante le coppie di giovani arrivate da ogni parte della Puglia.
Hanno voluto partecipare a questo momento dedicato a Dio, nella riflessione sul sesto comandamento: “Non commettere atti impuri”.
Molti gli ospiti della serata da Claudia Koll a Paolo Brosio, da Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, allo psichiatra Alessandro Meluzzi, inframezzati dal videomessaggio del Santo Padre. Impossibile non essere colpiti dagli sguardi e dalle parole di chi è intervenuto sul palco, impossibile per loro non lasciarsi abbandonare al proprio cuore e alla propria esperienza spirituale.

L’apertura all’amore. L’amore è il punto su cui si concentra monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari e presidente della Conferenza episcopale pugliese: “Bisogna leggere il sesto comandamento in una formulazione positiva: abbi capacità di essere fedele e limpido. La fedeltà è il segno di un amore totale. La castità, invece, è un segno di amore che si apre nell’offerta di sé che non si chiude ad un egoistico istinto. Attraverso la castità si cresce nell’amore. Quest’arte di amare ci permette di guardare al futuro con fiducia, è l’accettazione dell’amore, dell’amore di Dio che ci rende felici”. E ciò che dice mons. Cacucci si ricollega al discorso di mons. Rino Fisichella, presidente del Dicastero per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in un video messaggio: “Quest’evento è in tutto e per tutto l’esperienza della nuova evangelizzazione. Perché si è scelta la piazza? Perché è il luogo di aggregazione dove possiamo ricordare Dio. É un momento per domandarci chi siamo. Tanti sono in ricerca di Dio e di giustizia e libertà, il nostro compito è ricordarci dell’amore di Dio, di riempirci del desiderio di essere un popolo solo anche col fine di costruire un mondo migliore. Solo l’amore dà senso alla vita”.

Le testimonianze. Numerose sono state le testimonianze. Tra le tante ha particolarmente colpito quella di Claudia Koll che ha rivelato come “il Signore ha risvegliato la mia coscienza attraverso le cose che mi accadevano ogni giorno e che mi mettevano in discussione”. Ma è stato un momento non facile, dove però, dice la Koll, “interviene Gesù. Dopotutto è Gesù stesso che dice che senza di lui non possiamo fare nulla. Il rapporto con il mio corpo è cambiato, ho cominciato a capire che il mio corpo è un tempio sacro”. Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha voluto partecipare a questo momento di festa puntando l’attenzione sulla libertà: “Questo evento deve dare un significato alla parola libertà. Questa deve essere vissuta e non solo convissuta. Bastano delle semplici regole per volerci bene sul serio. Quando si cerca l’altro per quello che è, la presenza dell’altro viene vissuta davvero e i 10 comandamenti esprimono valori condivisi da tutti e da tutte le costituzioni”.

La strada per la libertà. I dieci comandamenti sono un dono di Dio, afferma il Santo Padre in un video messaggio donato alla piazza di Bari. “Il comandamento non è una imposizione, questi vengono da Dio che ci ha creati per amore, un Dio che vuole solo il bene dell’uomo, fidiamoci di lui!. I dieci comandamenti ci indicano una strada da percorrere. Quante diseguaglianze nel mondo! Quante povertà vengono dal rifiuto di Dio! I dieci comandamenti indicano una strada per la libertà. Dobbiamo vedere i comandamenti come indicazione della libertà. Essi ci aiutano a fuggire dalla schiavitù di tanti idoli che non fanno altro che allontanarci dal Signore. I comandamenti ci portano a rispettare le persone, a custodire l’intera creazione del Signore che ci ha donato. Seguire i dieci comandamenti significa essere fedeli a noi stessi. I dieci comandamenti sono una legge di amore. La vera libertà non è seguire il nostro egoismo, ma quella di amare. I dieci comandamenti non sono un no a qualcosa, non sono un divieto, ma un sì all’amore! E il sì all’amore ci fa dire no al male. Il no diventa solo una conseguenza del sì”.

Un comandamento scomodo. “Questo comandamento è quanto mai straordinariamente attuale”. Lo afferma Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo. “Quello che approfondiamo stasera a Bari è un comandamento scomodo. Nella nostra accezione, nel parlato moderno, nel significato che gli vogliamo dare sembrerebbe indicare soltanto ‘non commettere adulterio e non fornicare’ in realtà, l’uso ‘impuro del corpo’ si estende anche a quelle prassi improprie che degenerano spesso in vere piaghe sociali, quali la prostituzione, la pedofilia, il femminicidio, la tratta delle persone, l’affamare i corpi degli ultimi del mondo. Ma non è così, il sesto comandamento dice di amare sé stessi e gli altri per amare Dio”.

“Una verità si impone Bisogna fare figli!”

Di Luigi Crimella

Il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo,Salvatore Martinez, dopo lo svolgimento la scorsa settimana a Rimini della 36ª Convocazione nazionale del movimento, parla al Sir della campagna per la difesa dell’embrione, collegando questa azione alla riflessione sui grandi valori dell’uomo e alla battaglia in corso nella nostra civiltà tra il “bene” e il “male”.

Dopo le giornate di Rimini, durante le quali avete meditato sul tema “Accogliamo la Parola con la gioia dello Spirito Santo”, anche per il “Rinnovamento” il tema della campagna “UnodiNoi” è divenuto familiare. Quali sono i suoi contenuti sui quali attirare l’attenzione?
“Oggi stare dalla parte di Dio significa essere in prima linea nella difesa della vita rispetto agli attacchi che lo spirito di morte sta fortemente portando in ogni ambito della vita umana. Questi temi, che potrebbero sembrare teologici e pastorali, in realtà hanno un riverbero culturale, sociale e morale nei giorni nostri, soprattutto di fronte alle giovani generazioni che siamo chiamati a educare all’arte di vivere bene. La difesa della vita, soprattutto laddove essa non sembra esserci o percepirsi, la vita embrionale, nascente, rappresenta la più grande sfida epocale per le Nazioni. Siamo chiamati ad annunciare che l’uomo non è soltanto ‘carne’, ma anche ‘spirito’; dunque riaffermare che la cifra fondamentale della sua esperienza umana è sempre trascendente”.

Perché a suo avviso la difesa della vita nascente fa così fatica ad essere messa al primo posto nella cultura europea tra i valori umani da tutelare e promuovere?
“Guardando alla vita delle nostre nazioni e alle legislazioni che si vanno imponendo, si deve riconoscere che i diritti sono sempre più calpestati; la legge prevalente talvolta mortifica il diritto naturale. È il primo, da cui tutti gli altri discendono, è il diritto alla vita. Bobbio affermava che ‘siamo entrati nell’era dei diritti’, a cui però non sembra far riscontro una opportuna era dei doveri. Pertanto, rispetto alla tutela dei diritti individuali, è un dovere di tutti, cittadini e istituzioni, credenti e non credenti, difendere la vita come ‘forma ed essenza’ della nozione stessa di bene comune. Una delle sfide più importanti del nostro tempo mi sembra consista nell’avvicinare le nuove generazioni all’esperienza della vita, difesa e diffusa, proprio quando essa soffre e non basta a se stessa. Così, solo così, per esperienza, i giovani possono conoscere i valori della solidarietà e della sussidiarietà a fondamento di ogni società che voglia dirsi veramente umana. Si pensi, ad esempio, all’inganno rappresentato da tante prassi sociali e legali che vengono spacciate come atti d’amore, come difesa della dignità della persona; penso all’aborto, all’eutanasia, al divorzio. In realtà si tratta di forme di morte, di atti che non promuovono se non uno spirito di morte”.

Lei reputa che la firma per “UnodiNoi” vada proposta anche ai non credenti, e se sì, come fare per avvicinarli, quali argomenti utilizzare, come far capire che la vita umana non è un valore solamente “cattolico”, ma condivisibile da tutti?
“Constatiamo che nel nostro tempo è sempre più difficile favorire la ‘cultura della vita’, spesso rappresentata o come un retaggio della fede o come una ideologia superata. Falso: non c’è niente di più umano e umanizzante che stare dalla parte della vita, soprattutto quando, indifesa, reclama amore. Mi chiedo spesso, guardando all’individualismo sfrenato del nostro tempo: uomini sì, ma umani quando? Sul piano culturale, dobbiamo poi ammettere che la desacralizzazione della storia, della società, delle culture, dei sistemi di pensiero economici e politici non favoriscono la promozione di grandi ideali e rendono ancor più difficile il dialogo con i non credenti sulle questioni che riguardano l’uomo in quanto uomo. Ma una verità va imponendosi a questo ritardo; lo attestano, su tutti, i demografi e i geografi, insieme al Magistero della Chiesa: bisogna ‘fare figli!’. Non sono solo un dono di Dio che arricchisce la vita e il futuro di chi questo dono riceve e offre al mondo, ma i figli sono anche indispensabili per la costruzione di un ordinamento sociale forte, stabile, che dia continuità alle tradizioni della nostra gente e faccia avanzare la società civile”.

Perché le sembra così importante questo aspetto?
“Perché costituisce un corto circuito generazionale: l’assenza di figli nelle nostre società, il rapporto fragile tra parentele incerte, tra il passato di un popolo e il presente di un altro, è un problema serio per le nostre democrazie occidentali. Quindi bisogna impegnarsi per far comprendere come, l’egolatria, cioè l’idolatria di se stessi, diffusa nelle nostre società, non aiuta più i giovani a percepirsi come padri e madri, dunque uomini e donne generativi, rinchiudendoli in una visione sterile, triste, che non conduca se stessi e gli altri verso qualcosa di veramente valido e costruttivo per il futuro. È la vita presente che costruisce la vita futura. È in questa prospettiva che leggo uno dei significati profondi della difesa dell’embrione umano”.

Quale tipo di azione pensate di sviluppare, all’interno del vostro movimento, per giungere a un considerevole risultato in termini di firme raccolte?
“L’organizzazione del Rinnovamento con i suoi gruppi e comunità, con i coordinamenti diocesani, regionali e nazionale, ha accolto con gioia e disponibilità l’invito ad aderire alla campagna, con la convinzione e la responsabilità che ne consegue. Durante la Convocazione a Rimini abbiamo già fatto opera di sensibilizzazione e raccolto diverse migliaia di firme. Tra gli impegni che abbiamo assunti c’è quello di individuare anche ‘ambasciatori’ del ‘Rinnovamento’ che sul territorio si faranno promotori delle finalità della campagna mediante incontri e iniziative di presentazione e di sensibilizzazione popolare. E naturalmente saremo presenti in tutte le attività di rete della comunità ecclesiale, nelle parrocchie, in ogni luogo dove sia possibile attestarsi come ‘popolo della vita’, come collaboratori dello Spirito di Dio ‘che dà la vita’”.