Israele e l’Intifada dei detenuti palestinesi. Gli ordinari cattolici, “ascoltate il grido dei prigionieri”

Dal 17 aprile è in atto uno sciopero della fame da parte dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane, “per la libertà e la dignità”, come è stato definito dal suo promotore Marwan Barghouthi, leader di Al-Fatah in carcere da 15 anni. Sono circa 1.800 i prigionieri, su un totale di 6.500, di diverse carceri, Ashkelon, Nafha, Ramon, Hadarim, Gilboa e Beersheba, che da tre settimane rifiutano il cibo. La protesta intende sollevare attenzione sulle condizioni “disumane” in cui i detenuti sono costretti a vivere. Gli ordinari cattolici di Terra Santa hanno espresso sostegno ai carcerati. Intanto nelle prigioni israeliane un gruppo di sacerdoti, religiosi, religiose e laici porta avanti un servizio a favore dei detenuti (non politici) cristiani

50 anni di conflitto israelo-palestinese: da “madre di tutte le guerre” a conflitto marginale

Nel 2017 ricorreranno i 50 anni dell’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi in seguito alla Guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno 1967), che vide da un lato Siria, Giordania ed Egitto e, dall’altro, Israele, che uscì vittorioso su tutti e tre i fronti, conquistando la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania. Da “madre di tutte le guerre” a “conflitto marginale in Medio Oriente”, come sostiene nella sua analisi Janiki Cingoli, direttore del Cipmo: “L’orientamento è più quello di un ‘conflict management’ che di un ‘conflict resolution’”. Significative le parole di Papa Francesco al Corpo diplomatico, il 9 gennaio: “Nessun conflitto può diventare un’abitudine dalla quale sembra quasi che non ci si riesca a separare. Israeliani e Palestinesi hanno bisogno di pace”. Intanto, non cessa la violenza. Domenica 8 gennaio un palestinese ha travolto e ucciso con un camion quattro giovani soldati israeliani