Pellegrinaggi: sarà Veroli la tappa italiana del Cammino di Santiago

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M.Michela Nicolais

Sarà Veroli la tappa italiana del cammino di Santiago de Compostela. Nella cittadina ciociara in cui ha vissuto gli ultimi sei mesi della sua vita Santa Maria Salome, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, è in corso infatti un gemellaggio con il centro della Galizia mèta ogni anno di milioni di pellegrini da tutto il mondo. A parlarcene è il rettore della basilica di Santa Maria Salome, don Angelo Maria Oddi, durante “Veroli nel Duecento”, uno dei sette percorsi predisposti dal Mite (Museo Intra Terre Etniche), un museo diffuso nato da un’idea di Pietro Spagnoli e Ornella Ricca, due artisti di fama internazionale – in coppia anche nella vita – che hanno scelto Veroli come loro “patria d’elezione” divenendone  infaticabili promotori di iniziative artistiche e culturali destinate ad un pubblico di amatori del ”turismo slow”, quello che permette l’immersione consapevole ma anche l’assimilazione di un patrimonio eccezionale come quello che ci riserva il nostro Paese anche nei più piccoli borghi. È il caso di Veroli, appunto, città che nel suo stemma comunale può vantare gli stessi colori di Roma – giallo e rosso – proprio perché storica alleata mai vinta in battaglia da quel popolo che è riuscito a conquistare il mondo, e del quale rimangono qui tracce preziose come i Fasti Verulani, frammento di calendario romano del I secolo d. C. visibile ancora oggi in uno degli ambienti medievali più suggestivi della città: il cortile di Casa Reali.

Partendo, dunque, dalla basilica di Santa Salome, grazie a Nicoletta Trento, una delle guide del Mite, ciociara “doc” appassionata della sua terra, scopriamo i rimandi che legano questo luogo ed un altro luogo-simbolo compreso nell’itinerario: l’abbazia di Casamari,

uno dei più importanti monasteri italiani di architettura gotica-cistercense la cui costruzione iniziò nel 1203 sui resti dell’antico monastero benedettino, che mostra come il monachesimo abbia segnato profondamente queste terre, a cavallo tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Ed è proprio il Medioevo una delle epoche più favorevoli per lo sviluppo di Veroli: Borgo Santa Croce, Borgo San Paolo, il quartiere che dalla Civerta scende giù fino a Largo Arenara, la zona di San Leucio con la Rocca dove venne rinchiuso Papa Giovanni XII sono solo alcuni degli esempi di un’epoca storica e culturale che ha prodotto in urbanistica gioielli ambientali di ineguagliata fattura. È una storia che si trova scritta anche sul volto degli uomini e delle donne che quella storia l’hanno scritta: da Gracilia, combattente ernica, a Maria Salome, patrona della città e della diocesi, per passare agli umanisti Giovanni Sulpicio e Aonio Paleario, ai papi, vescovi ed intellettuali che nel corso dei secoli, con la loro opera, hanno contribuito a costruire la Veroli di oggi.

Una microstoria che si intreccia continuamente con la macrostoria.

Lo si può constatare plasticamente nella basilica intitolata a Santa Maria Salome, costruita nel 1209, anno in cui sono state ritrovate le reliquie della santa, tradizionalmente – come nel dipinto del Cavalier d’Arpino che campeggia nell’abside – raffigurata come mirrofora, in omaggio alla sua presenza al sepolcro dove ha visto Gesù Risorto, portando tra le sue mani il balsamario che conteneva gli oli per ungerne il corpo.

La notizia del rinvenimento del corpo della madre degli apostoli Giacomo e Giovanni fu data dal papa di allora, Innocenzo III, attraverso un documento scritto dall’abate di Casamari, Giraldo. Oggi le sue spoglie riposano nella cripta, in un’antica urna in pietra dove furono collocate dopo il ritrovamento, con l’iscrizione REL(iquiae) S(anctae) MATRIS AP(osolotum) IOH(an)IS EV(angelistae) ET JACOBI (reliquie di Santa Maria madre degli apostoli Giovanni evangelista e Giacomo).

Le reliquie furono ritrovate il 25 maggio – da allora festa di Santa Maria Salome, molto sentita dalla devozione popolare  – e tre giorni dopo furono presenti sul luogo il vescovo di Penne, l’abate di Casamari e l’abate di S. Anastasia, segno dell’importanza dell’avvenimento e della pervasività del culto della santa.  “Dalla ricognizione canonica delle reliquie – racconta don Angelo  – grazie alle analisi al radio carbonio sono emerse una pergamena con caratteri in greco antico, che attesta che le ossa appartengono ad una donna del primo secolo dopo Cristo; un telo di epoca medievale perfettamente integro di tre metri di lunghezza e sessanta centimetri di larghezza, con cui con ogni probabilità è stato avvolto il corpo della santa, altre ossa di due corpi maschili e una medaglia templare coniata a Gerusalemme”. Partita da Efeso all’età di 90 anni e diretta a Roma al seguito di suo figlio Giovanni, Maria Salome ha vissuto nella zona della Cona di San Mauro, dove è stata ospitata e ha predicato il cristianesimo insieme ai santi Biagio e Demetrio, della morte dei quali si ha notizia sia avvenuta a Veroli. “Dare un futuro al passato”, l’impegno annunciato dal rettore della basilica, che annuncia il progetto di creare un Centro Studi Salomiani che si occupi di “monitorare” come il culto di Santa Maria Salome si sia diffuso nel mondo.

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