Intervista all’artista internazionale Osamu Giovanni Micico, il pittore della Buona Novella

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Pittore ed incisore figurativo professionista di formazione classica, nato a Tokyo ma residente a Firenze da ormai quattordici anni, amico della città di Grottammare, conosciamo meglio Osamu Giovanni Micico, “il pittore della Buona Novella”, come egli stesso ama definirsi.


Lasciata la sua città natale a soli 23 anni per trasferirsi a Firenze, la cosiddetta “Culla del Rinascimento”, Micico inizia i suoi studi presso il Marist College, ateneo americano che collabora con la Scuola Lorenzo De’ Medici, dove apprende le tecniche dell’affresco, della tempera d’uovo, dell’olio, delle punte d’argento, delle penne piume e dell’acquerello. Dopo aver conseguito il Diploma di Laurea in Restauro dell’Arte, inizia gli studi presso la Florence Classical Academy dove si diploma in Arte Pittorica e Disegno. Da allora Micico è completamente immerso nel mondo dell’arte: si dedica all’insegnamento sia in scuole d’arte sia nella sua bottega a Firenze; scrive anche molte pubblicazioni su riviste di settore di fama nazionale ed internazionale; il suo impegno principale tuttavia si riversa nella creazione di numerose opere, soprattutto pittoriche, che lo conducono ad esporre in tutto il mondo, in mostre sia collettive che personali. Tra le più importanti ricordiamo le mostre personali a Firenze, Lione (Francia) e Taipei (Taiwan), oltre alle collettive in Svizzera, Giappone, Cina e Stati Uniti d’America.

Quando e come ha scoperto le sue capacità pittoriche?
Fin da piccolo avevo una spiccata propensione per l’arte di pittura, disegno e calligrafia. La mia capacità pittorica fu notata da diversi maestri delle scuole. Avevo nove anni quando ottenni un premio per il mio lavoro “Ciliegio” che fu messo in mostra. Ma dentro di me rimaneva, il più delle volte, quella sensazione che dondolava tra la passione verso l’arte pittorica e la paura di essere incapace di rappresentare niente. Quando disegnavo, preferivo stare da solo, perché non sapevo come spiegare ciò che facevo. Ho così continuato il mio percorso artistico mettendolo in secondo piano rispetto agli altri studi e alle altre attività. Poi, a Tokio, ho incontrato un insegnante di pittura che mi ha incoraggiato ad intraprendere una formazione artistica seria. Nello stesso periodo mi ha introdotto all’arte occidentale del Rinascimento e del Barocco. Dipingendo quelle grandi opere di Leonardo da Vinci e Georges de la Tour, l’intuizione mi diceva che la pittura sarebbe stato il mio lavoro di vita. Avevo 23 anni. Grazie a lui ho scoperto le mie capacità pittoriche.

Cosa l’ha condotta in Italia?
Mi è stato consigliato dal mio insegnante di pittura. Lui era di origini brasiliane, ma aveva studiato a Parigi da giovane. Per questo motivo mi suggerì di andare in Europa perché qui ci sono musei che ospitano bellissime opere del Rinascimento e del Barocco. Ho scelto Firenze perché era uno dei pochi posti in Europa in cui ero stato con la mia famiglia e poi perché qui ho trovato l’Università che offriva i corsi delle tecniche pittoriche antiche, come, ad esempio, l’affresco nel dipartimento di restauro. Desideravo, infatti, una formazione classica e figurativa: Firenze, quindi, mi è sembrata perfetta!

Qui in Italia, oltre ai grandi maestri dell’arte rinascimentale e barocca, ha scoperto anche Dio. Vuole raccontarci come è avvenuta la sua conversione?
La mia conversione è avvenuta attraverso l’arte, l’amicizia e la conoscenza. Ero agnostico, senza alcuna formazione religiosa dalla parte della mia famiglia in Giappone. Avevo paura di parlare di Qualcuno di Invisibile che non conoscevo. Il mio paese d’origine è secolarizzato, ma si basa sui valori confuciani e forse quelli sincretistici tra shintoismo e buddhismo culturalmente. In Italia, la maggiore parte delle opere che mi meravigliavano, appartenevano all’arte sacra cristiana. Prima pensavo ingenuamente solo alla tecnica di grandi artisti come Michelangelo, Raffaello o Bernini, ma mi sono reso conto ben presto che c’era qualcosa in comune tra le loro opere, un’armonia, una tenerezza, una dolcezza che – avrei compreso più tardi – provengono dall’Amore di Dio, Padre Misericordioso. In quel periodo, ho iniziato a frequentare amici cattolici. In particolare uno di loro, lo scultore irlandese Dony Mac Manus, che successivamente sarebbe stato il mio padrino di Battesimo, teneva alcune lezioni di Teologia del Corpo, una serie d’incontri di catechismo tenuti da San Giovanni Paolo II. Il tema centrale era il rapporto umano, in particolare quello tra uomo e donna. Mi sono sentito molto attratto dalla visione del matrimonio cristiano, anche se mi sembrava un ideale irrealizzabile. Ho discusso diversi argomenti di vita e di morale con i miei amici, cercando di vincere le sfide. Grazie a Dio, ho perso completamente! Sentivo che le loro amicizie erano qualcosa di buono, perché forse l’Amore cammina più veloce dei nostri ragionamenti. Mi ha impressionato l’umanità di Gesù, il quale ha preso volontariamente l’ultimo posto della società ebraica di quell’epoca, soffrendo e facendosi crocifiggere per gli altri, per tutti gli uomini, gli amici ed i nemici. Ho fatto un anno di catechismo, confrontandomi con i valori e le consuetudini che avevo. Quindi ho lottato! La mia conversione è iniziata con l’arte ed è continuata attraverso le amicizie e gli insegnamenti della Chiesa fino a che sono stato battezzato, cresimato e ho ricevuto la Prima Comunione. E anche oggi, dopo aver ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, continua ancora, sebbene in modo rinnovato.

Quali sono dunque i soggetti che preferisce rappresentare nelle sue opere?
San Francesco diceva: “Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa ed il suo cuore è un artista.” Credo che, quando dimora pienamente dentro di noi, Gesù ci faccia vivere con il cuore pienamente libero. La sua vita e la sua presenza, che si trovano nel Vangelo e anche nella nostra vita, sono i soggetti a me più cari. Ma vorrei affrontare qualsiasi soggetto, sia nature morte che paesaggi, guardandolo con gli occhi dell’anima per cogliere in esso l’essenza del Creato.

C’è un’opera a cui è particolarmente legato?
Sicuramente sono molto legato all’opera “Padre Misericordioso”, dato che si tratta della mia conversione.
Ma l’opera più recente, a cui sono particolarmente affezionato, è “Santa Madre del Dolore e della Speranza”. È stato un mio tentativo di rappresentare il Mistero Pasquale nel contesto della storia recente della mia terra natale, la tragedia dello scoppio della bomba atomica a Nagasaki nel 1945. Mi ha ispirato il libro di un medico cattolico giapponese Takashi Paolo Nagai, “Campane di Nagasaki”, che racconta la potenza del Perdono e la forza della Fede nel ricostruire la città daccapo dopo la perdita di sua moglie e di tutti i suoi averi. Nella parte bassa del dipinto, ho rappresentato la distruzione della città, metafora della distruzione del cuore dell’uomo. Al centro prende la scena la Madre, che soffre nello stesso modo in cui lo fece sotto la croce di suo Figlio, senza però smettere di contemplare la Gloria che avviene. Nella parte superiore la luce Divina simboleggia la Salvezza e la Speranza.
L’ultima tela che voglio qui ricordare è “Segno dal Cielo”, un’opera che mi è stata commissionata e che rappresenta un mio tentativo di rappresentare miracoli accaduti al committente, ispirandomi alla fotografia che egli ha scattato. Altro non posso dire. La storia rappresentata rimane un mistero.

Dove sarà possibile ammirare le sue ultime fatiche artistiche?
Tra pochi giorni sarà inaugurata la mia mostra personale presso lo studio Bong di Firenze, dove sarà possibile ammirare le mie opere a partire dalle ore 18:00 del 24 giugno fino al 3 luglio 2022. Ci saranno paesaggi e nature morte sottoforma di pittura, disegno ed incisione, oltre ad alcuni ritratti.

Che messaggio vuole dare ai nostri lettori?
Nel 2015 sono stato per la prima volta dalle vostre parti in occasione del Convegno Nazionale dei Giornalisti Cattolici. Spero di ritornare presto a Grottammare e San Benedetto del Tronto per visitare la città ed incontrare nuovamente la bella gente che ho conosciuto in questi anni.

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