Ucraina: Scaglione, “resa nell’Azovstal’ ha cambiato la percezione dell’inerzia della guerra”

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(Foto ANSA/SIR)

“L’evento cruciale della settimana è stata la resa della grandissima parte dei combattenti che erano asserragliati nella Azovstal’.

Il ministro della Difesa russo Šojgu ha detto che all’interno dell’acciaieria sono stati fatti prigionieri più di 3mila soldati ucraini, tra gli uomini della Azov e della 36ª Brigata fanteria di marina. Non c’è dubbio che questo evento dell’Azovstal’ ha cambiato se non l’inerzia della guerra sicuramente la sua percezione”. Ne è convinto Fulvio Scaglione, per anni corrispondente da Mosca, che con il Sir fa in punto dell’attuale fase dell’invasione russa in Ucraina, giunta ormai alle soglie del terzo mese.
“Prima – osserva – erano tutti convinti che l’Ucraina stesse passando al contrattacco, ottenendo un successo dopo l’altro. Ora si comincia ad apprezzare il fatto che la spedizione russa qualche risultato sul campo lo sta ottenendo”. A conferma di ciò anche “l’ammissione da parte di Zelensky delle molte vittime per l’attacco missilistico russo su un centro di addestramento della fanteria ucraina nei pressi di Zhytomyr e quanto ha affermato parlando del Donbass trasformato in un inferno”. In questa zona, prosegue il giornalista, “pare che i russi stiano cercando di chiudere parti delle forze armate ucraine in sacche”. Per questo, aggiunge, “c’è la sensazione che la guerra sia un po’ cambiata, certamente è cambiata la percezione che si ha del conflitto. E questa non è una buona notizia, ammesso che da una guerra possano arrivarne, perché allontana ulteriormente le prospettive di una trattativa”. “Se i russi cominciano ad avere la sensazione di star ottenendo dei risultati, conquistando i primi frutti di quell’azione di logoramento che hanno messo in campo bombardando per settimane le infrastrutture ucraine oltre che gli obiettivi militari, questo non li indirizzerà sulla strada del confronto diplomatico”, commenta Scaglione, secondo cui “il piano di pace presentato dall’Italia non è, dal punto di vista delle esigenze russe, ciò che il Cremlino vuole. Temo che abbia poco margine di successo”.

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