San Benedetto del Tronto, le vere origini di Piazza Nardone

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Rubrica Cultura e Territorio

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non tutti sanno il perché piazza Nardone si chiami così, oggi è la piazza antistante la chiesa della cattedrale della Madonna della Marina, con tanto di parcheggio sotterraneo, abbellita dal teatro Concordia, da un lato trafficatissima dalla Statale. Eppure vi si consumò un dramma. La vicenda, nota come “strage nazista di San Benedetto del Tronto” avvenne il Il 28 novembre del 1943 intorno alle 15,30.

Dov’era il sito di casa Sciocchetti c’era un magazzino-deposito di generi alimentari. Arrivarono cinque soldati tedeschi a bordo di sidecar e iniziarono a razziare il deposito, entrando da sotto la serranda che era semi abbassata e un po’ sconnessa perché il giorno prima c’era stato un bombardamento ad opera degli inglesi. Il comandante della locale stazione dei Carabinieri “Reali”, Maresciallo Maggiore Luciano Nardone, venne immediatamente avvisato di quanto stava accadendo. Sottolineiamo che i viveri erano destinati a sfamare i civili in tempo di Guerra. Il Maresciallo Nardone si recò da solo dai soldati tedeschi, intimando di riconsegnare immediatamente i viveri rubati. Nacque una zuffa finchè uno dei soldati imbracciò un mitra scaricandolo dietro le spalle di Luciano Nardone.

Udendo gli spari si precipitò al deposito il carabiniere Isaia Ceci, come i tedeschi lo videro correre verso di loro, lo falciarono con una raffica di mitra all’addome. I due carabinieri, esanimi a terra, ebbero appena modo di vedere risalire sulle sidecar cariche di cassette di viveri i soldati tedeschi e partire in tutta fretta verso nord, direzione Grottammare. Il Maresciallo Nardone morì subito dopo, invece il carabiniere Ceci resistette tra atroci sofferenze un paio di giorni, prima di spirare.

Chi erano questi due eroi della Guerra? Luciano Nardone irpino, in servizio come maresciallo a cavallo a Chieti e poi alla Stazione di San Benedetto del Tronto, durante i bombardamenti fece rifugiare la sua famiglia prima a San Benedetto, poi a Campofilone, dove la moglie e i figli furono avvisati della tragedia e dove fu sepolto fino al 1954.

Isaia Ceci, di Tortoreto, risiedeva a Martinsicuro ma era in servizio nella Caserma di San Benedetto. Fece la prima Guerra Mondiale, poi nel 1920 , a 23 anni,fu congedato e trovò lavoro alle poste come fattorino a Tortoreto, si sposò e gli nacque una bimba. Purtroppo allo scoppio della seconda Guerra fu richiamato alle armi e dovette lasciare la famiglia e partire come carabiniere o meglio come tenente della locale stazione di San Benedetto del Tronto. Qui i due eroi si incontrarono e quivi morirono insieme per far rispettare la Legge. A Nardone verrà intitolata l’omonima Piazza a San benedetto, a Ceci varie onorificenze fra cui l’intitolazione della caserma dei Carabinieri di Massignano (AP), esistente fino a pochi anni fa. Due eroi del silenzio, due vite spezzate dall’orrore della guerra, di ogni guerra, oggi dimenticati. Forse sono pochi i ragazzi e giovani che ne conoscono la storia , che sanno perché piazza Nardone si chiama così, per questo è giusto ricordarli per non dimenticare.

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