Diocesi, il prof. Andrea Grillo ha incontrato laici e i sacerdoti per approfondire la nuova edizione del Messale

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DIOCESI – Si sono conclusi ieri, presso la Chiesa San Pio X di San Benedetto del Tronto, i due incontri formativi dal titolo “Il Nuovo Messale in 30 parole”, organizzati dall’Ufficio Liturgico e dall’Ufficio Catechistico Diocesano. Il primo appuntamento, che si è svolto mercoledì 27 aprile alle ore 21:00, è stato rivolto a tutti i ministri della Liturgia: lettori, cantori, ministri della Comunione e catechisti. Il secondo, invece, avvenuto giovedì 28 aprile alle ore 10:00, è stato dedicato ai presbiteri e ai diaconi. Ospite illustre di entrambi gli appuntamenti è stato il prof. Andrea Grillo, docente di Liturgia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo in Roma e presso l’Istituto Liturgico Santa Giustina in Padova.

Il primo incontro, moderato dal direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, don Ulderico Ceroni, ha visto la presenza, oltre che di molti fedeli della diocesi, anche del vicario generale don Patrizio Spina. Queste le parole con cui il prof. Grillo ha salutato i laici durante il primo incontro formativo: “A causa della pandemia negli ultimi tempi si fa fatica a vedere una platea così nutrita, quindi mi fa immensamente piacere vedervi così numerosi. E sono davvero felice di incontrarvi nuovamente per proseguire li studio e la conoscenza del nuovo Messale, punto di arrivo dell’iniziazione cristiana e punto di riferimento per tutti i Sacramenti.”

La Messa – ha esordito il prof. Grillo – è un percorso di comunione con Cristo e con i fratelli, quindi un viaggio, non qualcosa di statico. La prima tappa di questo viaggio consiste nell’uscire dai pregiudizi che ci impediscono di viaggiare. Il pregiudizio, infatti, è un’anticipazione del giudizio sull’esperienza che non ci consente di vivere pienamente l’esperienza in sé, perché ci condiziona. Quando pensiamo alla Messa, spesso ci lasciamo guidare da tre pregiudizi. Il primo è che pensiamo che la Messa sia o un fatto pubblico o un dovere di tanti privati, quindi un insieme di singoli che onorano un precetto. Al contrario, la Messa non è né l’uno né l’altro, bensì è un fatto comunitario. A tal proposito vorrei sottolineare che la Messa non inizia quando il parroco si fa prossimo all’altare, bensì quando il popolo si raduna. Quello dell’accoglienza è un momento importante che durante la pandemia si è reso necessario per i controlli sanitari, ma che dovremmo assolutamente imparare a curare di più anche in seguito. Lo stesso vale per lo scambio della pace. A volte, quando ci ritroviamo vicino ad uno sconosciuto, fatichiamo a fare un gesto di pace, ci chiediamo se sia opportuno, a volte evitiamo. Al contrario, è proprio con il segno della pace che si rende l’estraneo un fratello. Il secondo pregiudizio che abbiamo è che la Messa sia un fatto interiore o esteriore, tanto che in passato la Comunione veniva distribuita al di fuori della Messa e la Confessione veniva amministrata dopo la Messa, due atti che oggi ci sembrano assurdi, in quanto la Messa è un atto simbolico, rituale. Il terzo pregiudizio riguarda il tempo. Nel mondo attuale è cambiato il nostro rapporto con il tempo. Nell’800 solo in pochi possedevano un orologio, quindi per la maggior parte delle persone non era neanche possibile sapere con precisione un orario. Oggi, al contrario, siamo continuamente condizionati dal tempo, ma dovremmo assolutamente ricordarci che il tempo ha un senso solo se sei stato amato o se hai amato. In tal senso, il tempo della Messa non è né tempo del lavoro né tempo libero, bensì è tempo festivo, ovvero tempo d’amore.”

La seconda tappa del viaggio affrontato dal prof. Grillo ha riguardato la sequenza rituale di ogni celebrazione eucaristica: “Il libro rituale ci offre un percorso di relazione tra Cristo e la Chiesa che durante la Messa si esplica in quattro sequenze: Riti di Ingresso, Liturgia della Parola, Liturgia Eucaristica, Riti di Congedo. La prima e l’ultima sono speculari: si inizia e si finisce con un grande movimento, accompagnato dal canto e da formule di saluto in cui la Chiesa e Cristo, in relazione al Padre e allo Spirito Santo, sono al centro. Le due sequenze centrali, che rappresentano il cuore della celebrazione eucaristica, hanno una natura composita, cioè sono, a loro volta, un insieme di sequenze. È proprio su queste due parti importanti della Messa che ci concentreremo nella terza e la quarta tappa del nostro viaggio.”

La Liturgia della Parola – ha proseguito il prof. Grillo – non è una parte didattica, come per quasi un millennio è stata vista anche da grandi esponenti della Chiesa; è invece un atto rituale, è una sequenza rituale in cui si alternano, con gusto, parola, musica e canto, silenzio. Quest’ultimo, in particolare, è importante per meglio gustare il resto. Spesso ci affrettiamo tra una lettura e l’altra, come se non volessimo perdere tempo. Al contrario, quel tempo di pausa ha una sua funzione importantissima. Lo stesso vale per il canto: in particolare, il Salmo andrebbe cantato sempre. Vissuta in questa maniera il momento della Liturgia della Parola è un’esperienza di comunione con il Signore che ci parla di sé.”
Il viaggio del prof. Grillo alla scoperta della Messa, a questo punto, si è fatto più intenso: “L’ultima tappa del nostro cammino è la Liturgia Eucaristica che va vista come una macro -sequenza composta da tre micro-sequenze: la Presentazione dei Doni, la Preghiera Eucaristica e il Rito di Comunione.” In particolare Grillo ha sottolineato i livelli di significato che può avere per noi cristiani l’espressione ‘Fate questo in memoria di me’: il primo livello, che non è sbagliato, ma è comunque parziale, è quello di ripetere le stesse parole di Gesù; il secondo è quello di ripetere il racconto delle azioni di Gesù, un livello più profondo che, però, ancora non basta; il terzo, che consiste nel ripetere le azioni stesse di Gesù, è il livello più completo che dà unità a tutto. Se ne deduce che le parole di Gesù su pane e vino sono più parole di Comunione che di Consacrazione. È la Messa, nella sua unità, ad essere ‘Fate questo in memoria di me’, come atto corale, di Cristo e della Chiesa, non risolto nell’azione di un singolo sacerdote, ma nella sequenza di una assemblea, che è comunità sacerdotale, presieduta da un presbitero o episcopo in relazione con il Signore. Soggetti del celebrare sono pertanto Cristo e la Chiesa, al cui servizio sono chi presiede e tutti i ministri.”

“Alla fine – ha concluso il prof. Grillo – le 30 parole ci consegnano una realtà nuova: la Chiesa come corpo di Cristo. Il recupero dell’unità tra Preghiera Eucaristica e Comunione permette di scoprire due fatti importanti: primo di tutto il rito centrale della Messa non è la Consacrazione (che non è un rito, ma un racconto interno alla Preghiera della Chiesa), ma la Comunione; inoltre il pane ed il vino, riconosciuti come corpo e sangue di Cristo, trovano la loro destinazione nell’essere mangiati e bevuti perché la Chiesa diventi Corpo di Cristo. Alla fine la miglior sintesi delle 30 parole è rappresentata da una frase di sant’Agostino: ‘Siate quel che vedete, ricevete ciò che siete.’

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