Riti di Pasqua: il Giovedì Santo e la tradizione dei “Sepolcri”

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Rubrica Cultura e Territorio

Soprattutto nelle campagne erano tante le tradizioni collegate alla Pasqua. Ad esempio in campagna ancora oggi si vedono croci nei campi adornate con rametti di ulivo: sono le palme benedette che i contadini posizionavano per “benedire” il terreno e soprattutto ( con un pizzico di superstizione) per “scongiurare” la grandine. Quelle palme erano state raccolte la mattina stessa dai contadini dai propri ulivi e portate in chiesa la Domenica delle Palme, fatte benedire, poi collocate in casa, una per stanza , in alto e bene in vista, vicino al Crocifisso o a immaginette e soprattutto per la stalla, sempre con funzione apotropaica, in un miscuglio di fede, tradizione, superstizione.

Il Giovedì Santo c’era la consuetudine dei “Sepolcri”: dopo cena ci si vestiva bene e poi si iniziava questa sorta di passeggiata-pellegrinaggio per “Le sette Chiese”, o meglio. Per le chiese del paese in mancanza del numero sette desiderato. C’era un po’ di confusione sul significato dei “Sepolcri”: in realtà si commemora il Sacrificio Eucaristico, ossia l’Ultima Cena di Gesù, ma per la gente era la tomba di Gesù, il suo sepolcro appunto, in attesa della Resurrezione, anche se in realtà Gesù sarebbe morto il giorno dopo, cioè il Venerdì Santo. La tradizione voleva che le donne realizzassero delle scenografie, degli splendidi giardini all’interno delle Chiese, adornandoli con vasi, fiori e soprattutto con ciotole di terracotta dove era stato seminato il grano, l’orzo, la lenticchia tenuti a germogliare al buio, rigorosamente in cantina. Alla spasmodica ricerca di sintesi clorofilliana, le piantine crescevano si, ma allampanate e bianche, come piccoli fantasmi, a simboleggiare dunque la morte e l’aldilà. A volte le “maestre” di queste decorazioni erano talmente abili da intrecciare gli esili germogli allungati in trecce e forme strane, che decoravano elegantemente il Sepolcro.

Poi si mettevano drappi, spesso rossi o bianchi, intorno al simulacro del Cristo morto e lumini accesi nel buio della chiesa. Recentemente, giustamente, i parroci si sono adoperati per modificare questa tradizione che non è molto cristiana quanto di tradizione pagana, pur oggi praticata con fede cristiana. I “Sepolcri” erano un rito preesistente al cristianesimo dedicato al semidio orientale Adone, simbolo della bellezza maschile. Durante una battuta di caccia al cinghiale il dio era morto, ma poi al pianto delle donne era tornato in terra. Questo semidio rappresentava il ciclo agricolo della morte e ritorno, cioè inverno e primavera, legato ai culti agrari della rinascita vegetativa e soprattutto del grano. Questo rito era molto sentito soprattutto nel sud d’Italia, dove c’è stata la Magna Grecia, infatti le donne greche amavano curare i “giardini di Adone”, con luci e vasi di cereali germogliati al buio delle grotte. Il significato di questi “ giardini” era che anche lontano dal sole si può rinascere.

Ovviamente l’avvento del cristianesimo si innescò con questi precedenti culti, anche se oggi i preti cercano di spostare l’attenzione sul vero significato delSepolcro” nel Giovedì Santo, cioè sull’Istituzione dell’Eucaristia. Quella sera , prima di uscire di casa a visitare i Sepolcri, si usava mangiare sardelle e baccalà, con pane e con vino. Quanto all’uovo, simbolo di Pasqua, il significato è ovvio: fin dall’antichità moltissimi popoli della terra lo hanno considerato simbolo di perfezione e rinascita, del rinnovamento periodico della natura, quindi della primavera. Donarsi uova era in uso presso i Persiani, Egizi, Greci e poi i Romani, che usavano colorare di rosso le uova  e poi sotterrarle nei campi, per portare fortuna. Nell’ambito della simbologia cristiana, l’uovo viene associato alla Resurrezione di Gesù. Queste feste venivano praticate in prossimità dell’ equinozio di primavera ( 21 marzo ), esattamente dopo una settimana e dedicate alla dea Ostara, detta anche Eastre. In inglese infatti , pasqua si dice ancora Easter, che ne ricorda appunto il nome. Costei veniva celebrata anche come Cibele nelle culture del bacino del Mediterraneo, era in pratica la dea della terra, delle messi e della fertilità, considerata la dea madre natura. Ovviamente il Cristianesimo, innestato su queste precedenti tradizioni, non le ha volute estirpare, ma convogliare in ciò che per il cristiani è il “quid” più significativo, ossia la Speranza e la Resurrezione di Cristo, che ha sconfitto la morte.

In foto:Germoglio per la tradizionale decorazione dei sepolcri: fatto germinare al buio

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *