Litta: “Quella vecchia e sana discrezione”

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Di Daniele Litta

Discrezione è una parola latina, una derivazione di “discretus”, p. pass. di discernĕre ‘discernere’ •sec. XIII..

La traduzione nella lingua italiana del participio all’infinito, vuole significare letteralmente “discernere, saper distinguere, vagliare”

Un’attitudine, che per molti pare sia andata perduta, in sostituzione di quella smania legata al sensazionale, all’effetto speciale, a tutto ciò che e’ mero “impatto”.
Un solo, mero impatto, al quale non deve avere seguito, appunto, un’attività più riflessiva, ricorsiva, che sappia “ripensare”, ma anche “ricordare”, o “riaccordare”, tutto quello che il solo
effetto immobilizza e shocka, arrestando ogni procedere pensante.
L’attività del procedere o progredire, in qualche misura prescinde, dipende da qualcosa e da quel qualcosa si “svolge, si dipana”.
Il Rischio attuale, per i giovani è propriamente la perdita della ” storicizzazione”, della individuale trama narrativa, mediante la quale si sviluppano l identità e il progetto che si vuole investire, in termini di scelta e responsabilità personali.
Ancora una volta, se ci si rivolge all’Etimologia, possiamo notare quanto ” projectare”, voglia dire ” spingersi oltre, guardare il futuro,”costruirsi, progettare”, in una società in cui vengono propagandati, l’inutilità dell’investimento, del progetto e della Fiducia, con un’attenuante desolante e definitiva: “tanto non serve a niente”.
In sostanza non dovremmo mai perdere di vista che le parole non siano solo parole, ma che esse permettano di formulare pensieri ed arrivare così a condotte e stili di vita.
Sarebbe auspicabile rimettere al centro i saperi, le vie sagge che consentono a ciascuno di scegliere intelligentemente, e perchè no, tornare a discernere le Parole.

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