Lecio Sorelle Clarisse: “La pula e il Grano”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

C’è un invito, che la liturgia di questa terza domenica di avvento continua a ripetere in maniera quasi ossessiva: “Rallegrati, grida di gioia, esulta con tutto il cuore”, proclama il profeta Sofonia nella prima lettura; “Canta ed esulta”, gli fa eco Isaia nel salmo responsoriale; “Siate sempre lieti, ve lo ripeto; siate lieti”, insiste S. Paolo nella seconda lettura.
E c’è un rischio: che tutte queste parole restino per noi incomprensibili, così come il colore rosa dei paramenti che indossa oggi il sacerdote; c’è il rischio che questa valanga di gioia che la liturgia oggi ci riversa addosso, non trovi corrispondenza nei nostri cuori e nelle nostre vite, ma ci passi di sopra lasciandoci un po’ più ammaccati e arrabbiati di fronte a questa domanda: ma perché devo rallegrarmi, che motivo c’è di stare lieti, con tutto quello che sta succedendo? Proviamo un attimo a rileggere le letture e vi troveremo che, in realtà, la stessa Parola oggi da asilo alle paure, alle incertezze, alle sventure e alle angosce dei nostri giorni, riconosce le ferite e la sofferenza di tanta umanità e, a fronte di tutto ciò, non ci propone affatto delle soluzioni magiche o alienanti, o, peggio, rituali ed estetiche.
Il Signore ci dice, con tutto l’amore di una madre e di un padre, con tutta la passione di un amante e la fedeltà di un amico: “Io sono con te, sono in mezzo a te, sono sempre accanto a te, a vivere tutto quello che tu vivi; e non vengo da te perché sei buono e mi meriti, perché sono io che ti voglio, che ho piacere di stare con te, perché questo mi rende felice e perciò mi sono fatto uomo come te, perché tu non sia più solo, in eterno. Ed insieme affronteremo tutto, i giorni belli e quelli brutti, condividendo ogni respiro. E non devi darmi niente in cambio, solo credi in me e aprimi la porta della tua casa perché io possa entrare e restare con te per sempre”.
Immaginate: se credessimo veramente che Gesù è in mezzo noi, è in ognuno di noi, come cambierebbero le nostre vite, le nostre relazioni, le nostre città, il mondo intero? Impareremmo a non spadroneggiare e prevaricare ma a rispettarci e avremo piacere di aiutarci gli uni gli altri, come insegna Giovanni il Battista nel Vangelo. Sì, perché quel Dio che viene ad abitare tra noi, non chiede di essere intronizzato con sontuose cerimonie tra suoni di trombe e nuvole d’incenso per poi restare ben chiuso nel buio di una chiesa; tutto questo per lui è come pula da soffiare via e paglia da bruciare; no, Dio viene per liberarci dai nostri gusci secchi e rivelare il frumento buono che siamo noi, miriadi di chicchi nati dalla stessa spiga che è Cristo, felici di farsi lavorare insieme dalle mani di Dio per diventare pane profumato per la vita del mondo.

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