Myanmar, Diocesi di Loikaw: 18 medici e infermieri volontari della “Karuna Clinic” (Caritas) interrogati e arrestati dai militari

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Diciotto medici e infermieri volontari della “Karuna Clinic” di Loikaw sono in stato di arresto. Padre Philip Aung Nge, responsabile del team diocesano di Pronto Intervento (Emergency Response), e due suore religiose hanno chiesto ai militari di poterli accompagnare e si trovano attualmente nel luogo in cui sono stati portati, “solo per aiutarli in caso di necessità”. A raccontare al Sir cosa sta succedendo in queste ora a Loikaw, capitale dello stato Kayah in Myanmar, è padre Celso Ba Shwe, amministratore apostolico della diocesi birmana.

“In realtà, – spiega – il sacerdote e le due suore non sono detenuti né arrestati. Quando i soldati sono entrati nella clinica, hanno chiesto di parlare con i volontari medici. Dopo un breve interrogatorio, è stato chiesto loro di recarsi presso un centro dove sarebbero stati ulteriormente interrogati. Padre Philip,a quel punto, ha chiesto al capo dei soldati se poteva andare con loro anche lui e gli è stato permesso”. La “Karuna Clinic” è un ospedale di beneficenza che fornisce servizi medici gratuiti alla popolazione locale, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa e razziale. Dopo il colpo di stato del 1 febbraio scorso, le organizzazioni di beneficenza a base religiosa sono in prima linea nel fornire servizi medici nelle aree di conflitto. “La clinica di Karuna – spiega padre Celso Ba Shwe – è sospettata di accogliere e curare i feriti della Pdf (People Defending Force). Inoltre, i volontari sono coinvolti nel movimento Civil Disobedience Movement e i militari vogliono arrestarli. Finora le persone prelevate sono ancora in stato detenzione. Padre Filippo e le due suore sono al centro e aspettano fuori. Padre Filippo ci ha informato che i volontari sono trattati bene, e non subiscono abusi”.

Perché la giunta militare ha preso di mira i cattolici? Cosa temono? È vero che diverse suore sono state prese dai militari e arrestate?

La Chiesa cattolica è per la verità e molto spesso dice la verità.
Durante le manifestazioni pacifiche, la chiesa si è schierata con la gente e ha rifiutato apertamente il colpo di stato militare. La Chiesa è un’Istituzione universale e mondiale che ha condannato apertamente ogni ingiustizia compiuta dalla giunta. La popolazione cristiana è maggioritaria nello Stato di Kayah e due terzi della People Defending Force (PdF) sono giovani cattolici. Non è vero che le suore vengono prese dai militari e arrestate. Nessuna suora è stata arrestata, tranne le due suore che hanno deciso di accompagnare i medici e le infermiere volontari detenuti.

E’ riuscito a parlare con i militari per chiedere la liberazione dei volontari?

Abbiamo cercato di contattare il capo militare da ieri per chiedere il loro rilascio.

Sono passati molti mesi da quando Loikaw e il Myanmar sono caduti in una situazione di conflitto e povertà. Come sta la gente? Cosa vi preoccupa di più?

Dopo nove mesi di golpe militare, la nostra gente non ha più speranza di miglioramento. La situazione peggiora ogni giorno di più. Le loro vite sono minacciate e la loro sicurezza è in pericolo. Molti sono traumatizzati, specialmente gli anziani, le donne e i bambini. Molti hanno perso il lavoro e non hanno entrate.
Le famiglie devono vivere separatamente: i mariti partono alla ricerca di qualche lavoro da qualche parte per dare soldi alla famiglia; i figli e le figlie si uniscono alla People Defending Force (PdF) mentre le mogli e i bambini più piccoli vivono nei campi sfollati, nella giungla o in centri di accoglienza.
La mia più grande preoccupazione è il cibo e la ricerca di alloggi sufficienti per accogliere gli sfollati. Quello che più ci preme è il ritorno a casa, sani e salvi, di tutti gli sfollati, il futuro dei bambini e la loro istruzione, la loro fede e, naturalmente, la pace e la riconciliazione del nostro Paese.

Padre, cosa chiede alla comunità internazionale? Qual è la via della pace per il Myanmar?

La comunità internazionale come l’Onu, l’Ue e l’Asians devono intraprendere azioni concrete contro i militari per ripristinare la pace e la riconciliazione in questo Paese, pur non mancando di sostenere l’assistenza umanitaria alle persone bisognose del Myanmar, specialmente nelle aree di conflitto.

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