Vescovo Bresciani: “I santi sono il frutto più bello del Vangelo e della Chiesa”

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DIOCESI – Ieri, lunedì 1 novembre, il Vescovo Carlo Bresciani ha presieduto la Santa Messa in occasione della Solennità di Tutti i Santi.

Durante l’omelia ha affermato: “In questa solennità noi contempliamo, da una parte, le grandi opere di Dio nell’essere umano quando egli accetta di vivere secondo la sua parola e, dall’altra, la dimensione più grande e bella della Chiesa: cioè la santità frutto dell’opera di Dio in chi lo segue.

 

La prima lettura, tratta dall’Apocalisse ci presenta, con una grande visione, una schiera di santi “immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” che esultanti stanno al cospetto di Dio. Essi proclamano che è da Dio che è venuta la salvezza, quella della quale loro stanno godendo nella gloria del cielo. Sì, perché la santità è opera di Dio, innanzitutto. Rendiamo a lui lode per i tanti santi che ha donato alla sua e nostra Chiesa e anche a noi che abbiamo potuto raccogliere la loro preziosa eredità e ora stiamo godendo dei loro frutti. Lodiamolo insieme alla moltitudine immensa di cui ci ha parlato l’Apocalisse.
Noi, come Chiesa, siamo immersi in questa immensa corrente di santità che da Dio invade continuamente il mondo. È la corrente dell’amore di Dio che non cessa di irrigare di bontà la terra. Si tratta di una corrente che attraversa i deserti dell’egoismo e li fa fiorire di opere di carità, invade i cuori aridi e li rende capaci di copiosi frutti di carità per la vita del mondo. Questa corrente continua a scorrere ancora oggi abbondante in ogni parte del mondo, in ogni luogo in cui si proclama il Vangelo e si celebrano i sacramenti della fede, continua scorrere in tanti cuori che quotidianamente cercano umilmente di amare Dio e il prossimo imitando Gesù Cristo. Talora può sembrare una corrente sotterranea, perché non è tumultuosa e non occupa gli spazi e le prime pagine della grande comunicazione, ma innerva la vita di milioni di persone e le disseta e le rinfranca nella fatica di ogni giorno. Carissimi apriamo gli occhi per scoprire e abbeverarci a questa fecondissima correte di santità che scorre nella Chiesa.
I santi sono il frutto più bello del Vangelo e della Chiesa che ha annunciato il Vangelo a tutte le genti, come Gesù le ha chiesto. Essi sono il meglio dell’umanità redenta e mostrano di cosa è capace l’essere umano quando si lascia guidare fino in fondo da Dio. Oso dire che non sono solo l’orgoglio della Chiesa, ma dell’umanità intera.
Sappiamo che purtroppo nella Chiesa, per la nostra debolezza e per il nostro peccato, non c’è solo la santità. I giornali ci riportano con frequenza perfino il dramma di qualche membro del clero che si è reso indegno della propria missione con detestabili atti di abuso. Per quanto gravi e condannabili siano queste macchie, esse non tolgono nulla a quella santità che Dio continua a donare al mondo attraverso la sua Chiesa. Là dove c’è infedeltà al Vangelo, esso resta sterile, ma l’infedeltà di alcuni non ferma l’amore che Dio continua a riversare nel cuore di molti, presbiteri, religiosi e laici, di chiunque accetta di seguirlo e diventa così una benedizione per tutti.
Carissimi, mi piace oggi contemplare la santità della Chiesa, quella comunione dei santi della quale facciamo parte, non per i nostri meriti, ma per grande dono di Dio che con il Battessimo ci ha inserito in essa. Essi fanno parte della nostra famiglia spirituale. È questa comunione che ci fa amare la Chiesa e ringraziare il Signore, perché ci ha fatto parte di questa famiglia. È la compagnia dei santi che ci conforta nei momenti di stanchezza, di dubbio e di delusione, perché sappiamo che sono stati momenti vissuti anche da loro senza lasciarsene scoraggiare. Sentiamo questa Chiesa, quella dei santi di ieri e di oggi, come il grembo nel quale viviamo, come la madre che ci guida e ci sorregge con la parola che rinfranca -quella del Vangelo- e con il pane che ci alimenta -quello dei sacramenti-. Imitiamo i santi, quelli che la Chiesa ha proclamato tali (e che forse siamo tentati di pensare al di là di ogni nostra possibilità) e quelli che sono vissuti nella porta accanto e che hanno fatto tanto bene lasciando un ricordo di bontà e generosità: questi, invece, sembrano molto più alla nostra portata.
La via per la quale imitarli ce l’ha indicata Gesù quando ha proclamato quelle beatitudini che abbiamo sentito nel Vangelo di oggi. Esse sono via semplice verso la santità, via che tutti possiamo percorrere, via di coloro che non possono vantare grandi opere di cui non si sentono capaci, ma capaci di veri gesti di amore con un cuore grande, benché gravato dalle difficoltà e dalle ferite della vita quotidiana.
Con i santi siamo una Chiesa in cammino: essi ci hanno tracciato la strada di un cammino che non è concluso -non lo sarà mai-, ma che spetta a noi continuare. Essi hanno tracciato con tanto amore e tanta fatica un tratto del sentiero, quello che fino a qui anche noi abbiamo cercato di percorrere. Tocca a noi ora continuare a tracciare un altro tratto di questo sentiero che attraversa il mondo e deve toccare “ogni nazione, tribù, popolo e lingua” affinché la corrente dall’amore di Dio arrivi a tutti e risani le molte ferite che ogni cuore porta dentro di sé. Abbiamo anche noi la bussola che ha guidato loro: sono le beatitudini. Con esse possiamo attraversare ogni territorio, anche il più difficoltoso e impervio.
Le beatitudini sono state la bussola dei santi, ma soprattutto sono state la bussola che ha guidato anche la vita di Gesù su questa terra. Sono la bussola che ha guidato Maria, nostra madre celeste. Siamo certi, può essere anche la nostra bussola sicura, quella che può sempre guidare la nostra vita e ridare vitalità alla Chiesa e al mondo. Se non seguiamo personalmente e comunitariamente questa bussola è vano sperare un rinnovamento della vita personale e della vita ecclesiale, sarà vano sperare qualche risultato positivo dal cammino sinodale che abbiamo appena iniziato”.

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