Coraggio, alzati, ti chiama!

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto

«In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare».

Gesù ha proprio toccato il fondo. Sì, perché Gerico è una cittadina che si trova a 260 metri sotto il livello del mare, è una città collocata in basso, sprofondata.

Gesù passa per quelle strade e da lì riparte alla volta di Gerusalemme.

Non è casuale questo passaggio tanto che potremmo leggerci, tra le righe, un Gesù che vuole abitare con noi il fondo che spesso ci troviamo a toccare nella nostra vita…abitarlo per tirarcene fuori, per prenderci e farci risalire con Lui.

Mentre passa, un uomo sta sul ciglio della strada. E’ un mendicante, cieco, totalmente dipendente dagli altri, inchiodato alla sua situazione di marginalità, un prostrato dalla vita. Siede sulla strada, cioè è fermo sulla sua disgrazia, vive per essa e investe su di essa. Ha un nome, Bartimeo, figlio di Timeo. In questa situazione di vita ai margini, passa Gesù.

C’è tanta gente, tanto movimento, tanta confusione…ma Bartimeo sente dire che sta passando Gesù e grida: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me».

In lui c’è una forza che va oltre l’assuefazione in cui è cresciuto e si è adattato, che va oltre il suo essere seduto. In Gesù riconosce la possibilità di un orizzonte e di una libertà più grandi.

E grida. La folla, intorno, cerca di zittirlo, di silenziarlo, perché le disgrazie, le vergogne vanno zittite, perché per la brava comunità cristiana non si può gridare, non ci si può rivolgere così a Dio. C’è un modo preciso e perfetto di pregare, ci sono parole belle e precise con le quali pregare, ci sono degli atteggiamenti ben delineati che dicono che io sto pregando…

Bartimeo non crede a tutto ciò e continua a gridare. C’è un desiderio, un moto del cuore che non si arrende in lui, che non si spegne. Egli sa che il peccato non può essere la stazione finale del viaggio della vita. Sente che un altro mondo è possibile, e che Gesù ne possiede la chiave.

Gesù ascolta il gridare di quest’uomo, «…si fermò e disse: “Chiamatelo!”».

«Coraggio, alzati, ti chiama», dicono dalla folla a Bartimeo, mettiti in piedi, c’è un Dio che si interessa a te.

E cosa fa Bartimeo? «…gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù…». Via il mantello, via il Bartimeo seduto sulla sua disgrazia. Balza in piedi il Bartimeo che ha riconosciuto una Parola, quella precisa Parola che lo fa muovere perché indica la direzione da seguire. E qui Bartimeo comincia a guarire, proprio quando balza in piedi per precipitarsi verso quella voce che lo chiama.

«Che cosa vuoi che io faccia per te?», chiede Gesù. E’ la stessa domanda che il Signore, lo abbiamo letto nel Vangelo della scorsa domenica, rivolge a Giacomo e Giovanni. I due discepoli chiedono di sedere nel suo Regno di gloria, uno alla sua destra ed uno alla sua sinistra; Bartimeo chiede di tornare a vedere, Bartimeo mendica occhi di luce per tornare a cogliere il mistero delle cose, la verità delle cose, la verità della vita.

«Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito tornò a vedere.

Cosa ci salva davvero? Dio ci salva, ma perché noi desideriamo salvarci, desideriamo vivere. E di fronte al nostro desiderio Dio non fa altro che risvegliare dentro di noi l’ardore di una rinascita, Dio passa «…fra gli uomini e per gli uomini…», scrive l’autore della Lettera agli Ebrei, e risveglia quello che in noi si è addormentato!

Solo così faremo l’esperienza che fu anche del popolo di Israele: «Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito».

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