Sinodo: “La Chiesa italiana non riparte da zero”

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M.Michela Nicolais

“Nell’intraprendere questo cammino, la Chiesa di Dio che è in Italia non parte da zero, ma raccoglie e rilancia la ricchezza degli orientamenti pastorali decennali della Cei, elaborati fin dagli anni ’70 del secolo scorso, i quali, in un fecondo intreccio con il magistero dei Pontefici, da Paolo VI a Francesco, costituiscono una mappa articolata e sempre valida per la vita delle nostre comunità”. È quanto si legge nel Messaggio del Consiglio permanente della Cei “ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e a tutti gli operatori pastorali” sul Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. “Nel suo documento programmatico Evangelii Gaudium – fanno notare i vescovi nel Messaggio – Papa Francesco ha rilanciato con parole nuove e vigorose la dimensione missionaria dell’esperienza cristiana, disegnando piste coraggiose per l’intera Chiesa, provocandola a mettersi più decisamente in cammino insieme alle donne e agli uomini del nostro tempo; quel documento, dispiegatosi poi sempre più chiaramente nei gesti, nelle scelte e negli insegnamenti del Papa, costituisce un’eccezionale spinta a dare carne e sangue all’ispirato inizio della Costituzione conciliare Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”.

“Troppe volte – il “mea culpa” del messaggio – dimentichiamo nelle nostre comunità che il cuore del servizio è l’ascolto e ci sentiamo i protagonisti della pastorale, chiamando poi il Signore a collaborare con noi, quasi dovessimo semplicemente escogitare dei metodi e delle tecniche per evangelizzare gli altri e non, prima di tutto, lasciarci plasmare dal Vangelo e convertire noi stessi”.

“Ascolto della parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo”, si sottolinea nel testo:

“L’esperienza sinodale non potrà rinunciare al privilegio dell’ascolto degli ultimi, spesso privi di voce in un contesto sociale nel quale prevale chi è potente e ricco, chi si impone e si fa largo”, l’appello della Cei: “Oggi appare particolarmente urgente, nel nostro contesto ecclesiale, ascoltare le donne, i giovani e i poveri, che non sempre nelle nostre comunità cristiane hanno la possibilità di offrire i loro pareri e le loro esperienze”. No, dunque, alle “tentazioni conservatrici e restauratrici”, si invece ad un “discernimento comunitario” di tutto l’assetto pastorale, nell’ottica della riforma, “cioè del recupero di una forma più evangelica; se la riforma è compito continuo della Chiesa, diventa compito strutturale, come insegna la storia, ad ogni mutamento d’epoca”. La pastorale in chiave missionaria auspicata da Francesco esige, infatti, di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così’”:

“bisogna essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”.

Il discernimento comunitario, nel dettaglio, “riguarda le decisioni da prendere non solo nei confronti della società e del mondo, ma anche, contemporaneamente, nei confronti della vita stessa della comunità”: di qui la necessità di “un ripensamento a tutto tondo” di obiettivi, strutture, stile e metodi, “perché la parola di Dio possa correre più libera, senza inutili zavorre”.

Il biennio iniziale del Sinodo (2021-2023) – si ricorda nel testo – sarà completamente dedicato alla consultazione di tutti coloro che vorranno partecipare. “Sarà un evento – assicurano i vescovi – nel quale le nostre comunità cercheranno di porsi ‘in uscita’, favorendo la formazione di gruppi sinodali non solo nelle strutture ecclesiali e negli organismi di partecipazione (consigli presbiterali e pastorali), ma anche nelle case, negli ambienti di ritrovo, lavoro, formazione, cura, assistenza, recupero, cultura e comunicazione”. Gli operatori pastorali “sono invitati a porsi al servizio di questa grande opera di raccolta delle narrazioni delle persone: di tutte le persone, perché in ciascuno opera in qualche misura lo Spirito; anche in coloro che noi riterremmo lontani e distratti, indifferenti e persino ostili”. “Nel primo anno (2021-22) – si legge nel messaggio – vivremo un confronto a tutto campo sulla Chiesa, percorrendo le tracce proposte dal Sinodo dei Vescovi; nel secondo anno (2022-23), come già chiese il Papa a Firenze, ci concentreremo sulle priorità pastorali che saranno emerse dalla consultazione generale come quelle più urgenti per le Chiese in Italia”. La fase successiva sarà quella “sapienziale”, “per ritornare sulle narrazioni ed esperienze raccolte, riflettervi insieme anche con l’aiuto degli esperti, e giungere nel 2025 ad alcune decisioni finali” da consegnare al Santo Padre. Nella seconda metà del decennio, infine, è prevista “la restituzione degli orientamenti sinodali alle nostre Chiese, dalle quali provengono, per una approfondita recezione, che dovrà essere ugualmente capillare e richiederà dei momenti di verifica”.

“Vivremo così un decennio (2021-30) che vorrebbe essere interamente sinodale”, la conclusione del Messaggio: “Per questo i vescovi italiani, su impulso di Papa Francesco, hanno deciso, anziché redigere gli orientamenti pastorali da studiare e tradurre in pratica nelle comunità cristiane, di affidarne la costruzione all’intero popolo di Dio, mantenendo al centro del decennio – in corrispondenza del probabile Giubileo del 2025 – la convocazione nazionale”.“Desideriamo incontrarti!”, l’invito della Cei nella “Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà”. “Sogniamo una Chiesa aperta, in dialogo. Non più ‘di tutti’ ma sempre ‘per tutti”, rivelano i vescovi: “Questo è il senso del nostro Cammino sinodale: ascoltare e condividere per portare a tutti la gioia del Vangelo. Una nuova società e una Chiesa rinnovata. Una Chiesa rinnovata per una nuova società”.

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