Ma tu, chi dici che io sia?

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto

Sono un po’ sottopressione, oggi, i discepoli. Lungo la strada, sono interrogati dal loro Maestro: «La gente chi dice che io sia?». Giovanni Battista, Elia, uno dei profeti, rispondono i discepoli in base a quanto hanno sentito, percepito nel loro avvicinarsi alla gente.
E fin qui nessun problema.
Ma poi Gesù affonda il tiro: «Ma voi chi dite che io sia?». Non più cosa dice la gente, cosa pensa la gente, cosa immagina la gente…ma “chi state seguendo voi? Chi sono io per voi?”.
Ed è questa una domanda che non si ferma a duemila anni fa; noi non possiamo limitarci a rimanere spettatori curiosi e interessati solo a come andrà a finire la questione, o ansiosi di sapere cosa risponderanno i discepoli e chi tra loro risponderà.
Questa domanda ci interpella in prima persona: chi sono io per te? Cosa significo per la tua vita?
Potremmo rispondere allo stesso modo di Pietro: «Tu sei il Cristo».
Risposta ineccepibile apparentemente.
Ma Gesù, stranamente, sembra sospettoso di questa affermazione. Impone il silenzio allo stesso Pietro e agli altri apostoli e li chiama ad un passaggio successivo. Sì, sono il Cristo, dice Gesù, avete detto bene, ma un Messia per nulla potente, un Messia, come leggiamo nel Vangelo, che «doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere».
Ma Pietro non ci sta! E mentre domenica scorsa è stato Gesù a prendere in disparte il sordomuto per guarirlo, ora è Pietro a prendere in disparte Gesù…ma per rimproverarlo.
Pietro non può accettare un messia perdente, un messia la cui realtà, il cui essere contrasta con le sue attese, con i suoi desideri.
«Va’ dietro a me, Satana!», si sente rispondere da Gesù.
Gesù con queste parole precisa una cosa molto importante: un discepolo non deve mettersi davanti al suo maestro ma dietro, alla sua sequela. Non il maestro deve seguire noi, discepoli, ma noi lui! Pietro vorrebbe tirare Cristo dalla propria parte invece che “passare” dalla sua.
Gesù, quindi, non caccia Pietro, anzi, lo richiama vicino, ma al suo posto, «dietro a me!», per riconoscere in Gesù quel Dio che non salva attraverso l’onnipotenza ma attraverso l’impotenza, non attraverso la forza ma la debolezza, non con la violenza ma con l’amore.
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua», ci chiede Gesù, oggi.
Rinnegare sé stessi non significa essere sbiaditi, insignificanti, non significa annullarsi, ma vuol dire non essere ripiegati su sé stessi, sulle proprie cose, sui propri spazi, non occupare noi, con il nostro io talvolta delirante, tutto lo spazio. Significa non occupare ma servire, non precedere il Signore ma seguirlo!
Accogliamo l’invito di Gesù lasciando sempre, ogni giorno, risuonare nel nostro cuore le parole del Maestro che ci chiede: «Ma voi chi dite che io sia?».

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