FOTO A Sant’Egidio alla Vibrata un incontro di fratellanza e dialogo interreligioso

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SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Si è svolta giovedì sera, 2 Settembre, alle ore 21:15, presso Piazza Europa a Sant’Egidio alla Vibrata, l’evento conclusivo dei festeggiamenti in onore del Santo patrono. La serata è stata dedicata – come recita il titolo – alla “Fratellanza umana per la pace e la convivenza comune”, per una Sant’Egidio multietnica e multireligiosa. Presente un parterre d’eccezione: il Parroco Don Luigino Scarponi, l’Imam del Centro di Cultura Islamica di Teramo Mustafa Batzami, il Referente delle Comunità Religiose presso la Prefettura di Ascoli Piceno Nazzareno Quinzi, il responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Pescara Gilberto Grasso; il sindaco della città Elicio Romandini. Presenti anche due testimoni di fratellanza: Donato Fazzini, rappresentante del Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubic della sede di Teramo, e Morad El Omari, rappresentante della Comunità Islamica Abruzzese. Presentatrice dell’incontro e moderatrice del dibattito è stata l’avv. Valeria Veramonti. Al centro dell’incontro la lettura, in lingua italiana ed araba, del Documento di Abu-Dabi, la dichiarazione storica, firmata il 14 Febbraio del 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, che rappresenta un forte invito a riscoprirsi fratelli, per promuovere insieme la giustizia e la pace, garantendo i diritti umani e la libertà religiosa.

La serata è iniziata con i saluti delle Autorità intervenute. L’ing. Elicio Romandini, nella veste di Sindaco che ha patrocinato l’evento, ha ricordato come l’amministrazione sia vicina alla Parrocchia nel sostenere progetti di fratellanza e di condivisione. Il dott. Nazzareno Quinzi, Referente delle Comunità religiose presso la Prefettura di Ascoli Piceno, nonché fondatore della Università per la Pace presso la Regione Marche, ha palesato la sua gioia nell’aver consigliato gli organizzatori su come impostare un incontro dai risvolti sociali ed umani grandiosi.

Il primo a prendere la parola è stato il Parroco Don Luigino Scarponi che ha spiegato le ragioni per cui è nato l’evento: “Come ho più volte ribadito al Sindaco e alla Dirigente Scolastica della nostra città, la comunità santegidiese è multietnica: la Domenica la piazza parla Albanese, settori del commercio sono in mano ai Cinesi, diverse famiglie sono musulmane e parlano Arabo; nelle scuole, nello sport e nel tempo libero, bambini, fanciulli, ragazzi e giovani, di lingua, cultura e pelle diverse, vivono gomito a gomito, socializzano, si integrano e mettono le fondamenta della nuova Sant’Egidio, della nuova Europa. Papa Francesco più volte è entrato nel merito di questo argomento, affrontando il tema della relazione e sollecitando la politica a costruire ponti, promuovere processi di inclusione e favorire situazioni di integrazione. Dunque ho pensato, in accordo con il Consiglio Pastorale, di organizzare questa serata nella convinzione che la festa di Sant’Egidio non sia solo la festa dei cristiani, ma di tutti i cittadini, dal momento che il nostro patrono dà il nome al nostro comune e nello stendardo comunale c’è una cerva che fa riferimento alla storia del santo.“

È poi intervenuto l‘Imam Mustafa Batzami della Comunità Islamica Abruzzese con sede a San Nicolò a Tordino: “Vorrei subito ringraziare il fratello Don Luigino. Quando ho ricevuto l’invito a partecipare all’incontro, ho accettato volentieri per molteplici ragioni. Prima di tutto il documento che andremo a leggere ha un valore storico importantissimo e merita quindi di essere approfondito. Poi ho condiviso con Don Luigino le stesse riflessioni sulla comunità santegidiese: qui ci sono molti fratelli musulmani che vivono in questo territorio e si sentono, a tutti gli effetti, figli di questo territorio. Infine abbiamo anche un bellissimo legame con il comune di Sant’Egidio alla Vibrata perché in diverse occasioni il Sindaco ci ha concesso l’uso del Centro Fiere per la preghiera durante le nostre festività più importanti. In questa città abbiamo trovato accoglienza, quindi volentieri stasera portiamo il nostro contributo. Il nostro impegno congiunto sarà un piccolissimo mattone nella costruzione di un grande nuovo mondo fatto di dialogo e fraternità.”

Si è quindi proceduto alla lettura di alcuni salienti paragrafi del Documento di Abu-Dabi da parte di Don Luigino e dell’Imam Mustafa. Queste le parole della moderatrice Valeria Veramonti: “Questo documento rappresenta una pietra miliare del dialogo interreligioso tra il mondo islamico e cattolico. È una dichiarazione di impegno da parte di tutti per diffondere la cultura del Dialogo e della Pace. Esso nasce da ‘diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, dove si sono condivise le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo’. Il documento, è ‘ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone, che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana, a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli’. Storicamente, questo legame deve ricondursi al viaggio compiuto otto secoli fa, nel corso della V crociata, da San Francesco il quale, partito da Ancona, incontrò il Sultano Malik al-Kāmil a Damietta in Egitto. Questo dialogo nella Fede non si è mai fermato ed è approdato al Documento firmato da un altro Francesco. Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al- Tayyib, dopo undici lapidari ‘In nome di Dio’, così concludono la prefazione: ‘l’innocente anima umana, dei poveri, orfani e vedove, dei popoli oppressi, della fratellanza umana, della libertà, della giustizia e della misericordia, delle persone di buona volontà, dichiarano solennemente di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio.’. Ora, dopo la lettura del testo, comprendiamo perfettamente la portata e l’importanza che esso assume a livello mondiale. A seguito della stesura di questo documento è stata infatti proclamata dall’ONU la Giornata Internazionale della Fratellanza Umana che si celebra il 4 Febbraio.”

Se il Documento di Abi-Dabi è il culmine del cammino interreligioso e anche punto di partenza per nuovi ponti dialoganti, esistono già sul territorio delle realtà di cammino. Il primo esempio emerito portato sul palco dell’evento è stato l’opera della Comunità di Sant’Egidio di Pescara, il cui responsabile, Gilberto Grasso, ne ha raccontato l’esperienza. Poi è stata testimoniata da Donato Fazzini, della sede di Teramo, la buona prassi messa in atto dal Movimento dei Focolari in tutto il mondo ed in particolar modo nelle nostre zone. Infine si è data voce anche a Morad El Omari della Comunità Islamica Abruzzese che ha raccontato come i musulmani siano stati vicini ai terremotati de L’Aquila dopo il sisma del 2009 e come i cristiani si siano stretti intorno alla famiglia di un ragazzo musulmano venuto a mancare prematuramente: due esempi di vita realmente accaduti sul territorio, vissuti nel rispetto reciproco e nella convinzione di essere tutti fratelli.

L’incontro si è concluso con un piccolo dono fatto da don Luigino a tutti i relatori e con un momento di convivialità in cui sono stati assaggiati dolci della tradizione culinaria sia italiana che araba. Queste le parole di buon auspicio di don Luigino e dell’Imam Mustafa a conclusione della serata: “Finché non ci si conosce, ci si guarda con diffidenza. Bisogna quindi conoscersi di più. Siamo chiamati a creare una comunità che abbia grandi orizzonti. Se lo facciamo, nel nostro piccolo possiamo realizzare la fratellanza.”

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