Papa Francesco: “No all’ipocrisia che mette a repentaglio l’unità nella Chiesa”

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Giovanna Pasqualin Traversa

Ferma condanna di Papa Francesco, ieri mattina durante l’udienza generale, nei confronti dell’ipocrisia dalla quale non si salva neppure la Chiesa. In Aula Paolo VI il Pontefice ha proseguito il ciclo di catechesi sulla lettera di San Paolo ai Galati, con una meditazione incentrata sul tema “I pericoli della Legge”.

Ipocrisia è truccarsi l’anima. Dopo avere richiamato il rimprovero di Paolo a Pietro per avere partecipato ad Antiochia alla mensa con cristiani venuti dal paganesimo, cosa proibita dalla Legge, e non averlo invece fatto con un gruppo di cristiani circoncisi arrivati da Gerusalemme “per non incorrere nelle loro critiche”, Francesco ha spiegato che, “senza volerlo, Pietro, con quel modo di fare, creava di fatto un’ingiusta divisione nella comunità”. Nel suo rimprovero Paolo, “e qui è il nocciolo del problema, utilizza un termine che permette di entrare nel merito della sua reazione: ipocrisia”. L’osservanza della Legge da parte dei cristiani “portava a questo comportamento ipocrita, che l’apostolo intende combattere con forza e convinzione” perché, ha proseguito il Papa a braccio, “Paolo era retto; aveva tanti difetti, il suo carattere era terribile, ma era retto”. Nel definire l’ipocrisia Francesco ha detto:“È paura per la verità. L’ipocrita ha paura per la verità. Si preferisce fingere piuttosto che essere sé stessi. E come truccarsi l’anima, truccarsi gli atteggiamenti… La finzione impedisce il coraggio di dire apertamente la verità e così ci si sottrae facilmente all’obbligo di dirla sempre, essere veritieri, dovunque e nonostante tutto”.

Un ipocrita non sa amare. “In un ambiente dove le relazioni interpersonali sono vissute all’insegna del formalismo, si diffonde facilmente il virus dell’ipocrisia”, ha proseguito il Papa richiamando diversi esempi con i quali nella Bibbia “si combatte l’ipocrisia”; in particolare la “bella testimonianza” del novantenne Eleazaro che si rifiutò di fingere di mangiare carne sacrificata alle divinità pagane pur di salvare la propria vita. “Che bella pagina su cui riflettere!”, il commento del Pontefice. “Anche i Vangeli – ha proseguito – riportano diverse situazioni in cui Gesù rimprovera fortemente coloro che appaiono giusti all’esterno, ma dentro sono pieni di falsità e d’iniquità”. Di qui l’invito a prendere il capitolo 23º del Vangelo di San Matteo: “Vedete quante volte Gesù dice ipocriti e svela cosa sia l’ipocrisia.L’ipocrita è una persona che finge lusinga e trae in inganno perché vive con una maschera sul volto, non ha il coraggio di confrontarsi con la realtà con la verità. Un ipocrita non sa amare. Non è capace di amare veramente: si limita a vivere di egoismo e non ha la forza di mostrare con trasparenza il suo cuore”.

Detestabile l’ipocrisia nella Chiesa. Proseguendo la sua meditazione, Francesco ha osservato: “Ci sono molte situazioni in cui si può verificare” l’ipocrisia. “Spesso si nasconde nel luogo di lavoro, dove si cerca di apparire amici con i colleghi mentre la competizione porta a colpirli alle spalle. Nella politica non è inusuale trovare ipocriti che vivono uno sdoppiamento tra il pubblico e il privato. È particolarmente detestabile l’ipocrisia nella Chiesa”, ha aggiunto scandendo a braccio:

“Purtroppo esiste l’ipocrisia nella Chiesa e ci sono tanti cristiani e tanti ministri ipocriti”.

Di qui un monito. “Non dovremmo mai dimenticare le parole del Signore: ‘Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno’”. Paolo, ha proseguito fuori testo il Pontefice, “condanna l’ipocrisia perché Gesù condanna l’ipocrisia. Non dobbiamo avere paura di amare la verità e di conformarci con la verità perché così sapremo amare”.Agire altrimenti, ha concluso, “significa mettere a repentaglio l’unità nella Chiesa, quella per la quale il Signore stesso ha pregato”.

Il saluto ai terremotati di Montegallo. “Cari fratelli e sorelle, la vostra presenza mi offre l’occasione per volgere il mio pensiero alle vittime e alle comunità dell’Italia centrale, tra cui Accumoli e Amatrice, che hanno subito le dure conseguenze di quell’evento sismico”, ha quindi detto il Papa salutando al termine dell’udienza generale i fedeli provenienti da Montegallo (Ascoli Piceno), che il 24 agosto di 5 anni fa sono stati colpiti dal terremoto.“Con il concreto aiuto delle Istituzioni – ha proseguito – è necessario dare prova di ‘rinascita’ senza lasciarsi abbattere dalla sfiducia”.“Esorto tutti ad andare avanti con speranza. Coraggio!”, ha concluso.

Atleti parilimpici testimoni di speranza e coraggio. All’indomani dell’apertura delle Paralimpiadi di Tokyo, questa mattina Francesco ha ricevuto il piccolo team parilimpico di Athletica Vaticana e al termine dell’udienza generale ha rivolto un pensiero agli atleti volati a Tokyo: “Invio il mio saluto agli atleti e li ringrazio perché offrono a tutti una testimonianza di speranza e di coraggio. Essi, infatti, manifestano come l’impegno sportivo aiuti a superare difficoltà apparentemente insormontabili”.

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