DIOCESI
– Venerdì 13 agosto presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria in Viminato di Patrignone (Montalto Marche) l’Unione Apostolica del Clero diocesana ha ricordato Don Antonio Spinelli a 10 anni dalla sua nascita in cielo – avvenuta il 17 agosto 2011 – con una Santa Messa presieduta dal Vescovo Emerito Gervasio Gestori e concelebrata da vari membri del presbiterio diocesano, ovvero don Luis Sandoval, don Ulderico Ceroni, don Tommaso Capriotti, don Lorenzo Bruni, don Nicola Spinozzi, don Gabriele Paoloni e don Luigino Scarponi.                     

Così lo ricorda don Luigino Scarponi: «Ho incontrato la prima volta don Antonio quando diacono visse un intero anno con noi ragazzi delle medie nel seminario di Montalto delle Marche. Fu per lui un impegno gravoso in quanto doveva studiare per gli ultimi esami e stare con noi come prefetto. Era per lui l’anno dell’Ordinazione presbiterale e mi coinvolse, in quanto sagrestano, diverse volte ad assistere alle prove della Messa. In quel tempo c’era questo uso e si facevano le prove per celebrare bene la Prima Messa: anch’io ho fatto le prove quando da piccolo ero casa e giocavo o giocavamo a “dire la messa”.  

Lo faceva con scrupolosa attenzione: mantenere allargate e pari le braccia; specificare chiaramente le parole soprattutto quelle della consacrazione. Questo avveniva in cattedrale nella cappella dei canonici sull’altare sotto alla grata che in passato aveva custodito il reliquiario. Fin da allora feci questo proposito di celebrare diligentemente, attentamente e con il tempo dovuto l’Eucaristia quando 13 anni dopo sarebbe toccato a me.  Ricordo pure il giorno della sua Prima Messa celebrata con molta devozione e commozione nella chiesina di San Nicola a Patrignone gremita dai genitori, i parenti, i parrocchiani e noi seminaristi. Don Antonio, prefetto con la veste talare, nel penultimo anno di seminario minore ha alimentato in me un grande desiderio di imitarlo e ha così rafforzato la mia vocazione. 

Al tempo in cui eroTeologo nel Seminario di Fermo e capo Clan del Fermo IV durante la route invernale koutek che si svolse alla fine del 1974, arrivammo a piedi a Montemonaco e rincontrai don Antonio parroco preoccupato per il terremoto e ci ospitò premurosamente una notte, non senza difficoltà poiché risiedeva presso l’albergo.  

Prete giovanissimo, viceparroco a Cupra Marittima, accompagnato da Don Gerardo, incontrai ancora Don Antonio nell’Unione Apostolica del Clero. Era il delegato diocesano. Ricordo con quanta diligenza e responsabilità riuniva e animava il “Cenacolo”. Il clima di preghiera e di studio mi hanno fatto vedere in questa Associazione la vera spiritualità diocesana che cercavo. Teneva molto che all’incontro ci fossimo tutti e partecipassimo in maniera assidua all’unione fraterna: se oggi l’ Unione Diocesana gode ottima salute lo deve al suo zelo sacerdotale.

Ho ammirato ancora Don Antonio ai Cursillos  di Cristianità, sia come Padre Spirituale accanto al Rettore che come prete presente nella varie decurie. Anche in questo movimento, gioviale e sorridente nel dare i Rollos mistici, mostrava zelo pastorale e li farciva con toccanti esperienze pastorali, innamorato di Cristo e fine conoscitore com’era del cuore del gregge.

Ho incontrato ancora Don Antonio quando ero parroco di Castignano e lui parroco di Force e vicario della zona montana della diocesi.  Ho imparato come condurre una riunione di vicaria: sempre al momento più pastorale anteponeva un momento di preghiera, di studio con un documento conciliare o con documento della CEI.  Imitai Don Antonio, quando parroco a Cupra Marittima animavo gli incontri di vicaria al convento dell’Oasi di Santa Maria dei Monti a Grottammare, ho sempre iniziato con un momento di lectio e condivisione sulla Parola della Domenica, dando il tono a tutta la riunione quando qualcuno voleva farla in fretta, invece abbiamo sempre pranzato insieme. 

Don Antonio ha segnato con la sua semplicità, umiltà e pazienza la vita del Presbiterio Diocesano. Come non ricordare anche i momenti di fragilità vissuti con cristiana rassegnazione, sempre offrendo le proprie sofferenze per la santità del Presbiterio Diocesano.  Lo ricordo tutto solo, per un periodo di “riposo” nelle notti interminabili invernali, presso il convento delle suore teresiane di Ripatransone. Dimostrai dissenso al vescovo per averlo così trovato. Come quando lo visitai ospite ricoverato della RSA sempre a Ripatransone. Incontri, soprattutto quest’ultimi, di grande edificazione, araldo  com’era della generosa fraterna  spiritualità del Presbiterio Diocesano».

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