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Mozambico: Acs, “immagini degli attacchi jihadisti scioccanti”

Un massacro senza precedenti, persone decapitate e corpi mutilati, decine di morti e migliaia di dispersi. È come si presenta la città di Palma, nel nord della provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, oggetto il 24 marzo scorso di un attacco brutale sferrato da gruppi jihadisti. La fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ha raccolto la testimonianza del parroco della città, don António Chamboco, che parla di “città fantasma”. Ulrich Kny, Project Manager per il Mozambico di Acs, racconta che “le immagini viste sono scioccanti, impossibile condividerle perché feriscono la dignità umana con la loro brutalità. I terroristi sembrano intenzionati a causare il danno più elevato e a seminare il massimo terrore nella loro frenesia distruttiva. Ci chiediamo quanti altri morti dovranno esserci prima che il mondo faccia qualcosa per porre fine a questa violenza. Queste vite sembrano non contare”. Kny spiega che Acs “sta cercando di aiutare e sostenere con molta attenzione, mentre la Chiesa locale sta facendo il possibile e l’impossibile in questa situazione molto difficile per alleviare la crisi umanitaria. Ma è necessario fermare questa violenza senza freni” perché “il mondo non può ignorare questo dramma”, sottolinea il Project Manager di Acs. Non si tratta, tra l’altro, di episodi contingenti e isolati, per quanto gravissimi. La regione di Cabo Delgado è stata teatro di attacchi da parte di gruppi armati alleati con il sedicente Stato Islamico sin dall’ottobre 2017. Secondo un bilancio Onu riferito alla fine del 2020, la crisi ha generato 670.000 sfollati e più di 2.500 vittime. Acs ha garantito un contributo iniziale di emergenza di 160.000 euro. A ciò si aggiunge il sostegno ai sacerdoti e alle religiose della regione, e altri progetti relativi ai bisogni più urgenti della Chiesa. Questo tuttavia non è più sufficiente. “Dobbiamo incrementare il sostegno finanziario e le preghiere per la Chiesa nel Nord Mozambico. In vista del previsto consistente incremento dell’afflusso di rifugiati, la diocesi di Pemba e quelle limitrofe, già completamente sopraffatte dal disastro umanitario, non saranno in grado di accrescere la loro attività senza un aiuto esterno”, conclude Kny.